La diretta
Livorno, le urla e l’omicida ferito: Lassi prima dei fendenti ha provato a difendersi
Segni di colluttazione sul corpo del presunto assassino accusato di aver ucciso con due coltellate l'agente di commercio pistoiese in uno studio di commercialisti
LIVORNO. Una lite scoppiata mentre Francesco Lassi, l’agente di commercio pistoiese di 55 anni ucciso con due coltellate, stava mostrando all’omicida – il quarantasettenne napoletano Luigi Amirante – una lamina d’oro di un etto, valore approssimativo di 14mila euro, all’interno della stanza sede legale della “Sardi Silver”, la società per la quale la vittima collaborava grazie a un mandato che gli consentiva di vendere e comprare i preziosi. È avvenuta prima del delitto di giovedì scorso nello studio del commercialista livornese ottantaduenne Massimo Galli, al numero civico 110 di via Grande, dove appunto l’azienda orafa aveva stabilito la sede legale.
Prima dei fendenti, insomma, ci sarebbe stata un’aggressione, che sarà comunque meglio evidenziata dalle risultanze dell’autopsia che sarà effettuata sul corpo dell’ex candidato consigliere comunale pistoiese del Movimento 5 stelle. Che prima del delitto fra i due ci sia stato un alterco molto acceso, ne sono convinte la procura – che coordina l’inchiesta con il pubblico ministero Niccolò Volpe – e la Squadra mobile della questura, diretta dal vicequestore Riccardo Signorelli, a cui è stata delegata l’indagine per omicidio volontario aggravato dall’uso dell’arma. Nel corso della conferenza stampa tenutasi venerdì scorso in questura, infatti, gli inquirenti, illustrando l’operazione appena conclusa, hanno spiegato come Amirante «addosso avesse delle ferite», dei tagli, ricollegabili alla colluttazione con Lassi, che probabilmente prima di essere ucciso a coltellate ha provato a difendersi.
Lo stesso quarantasettenne campano – in passato condannato a 14 anni di reclusione per traffico di cocaina e poi diventato collaboratore di giustizia, le cui «dichiarazioni siano state sempre riconosciute attendibili, univoche e precise», si legge in una sentenza della Cassazione – subito dopo essere stato fermato dai poliziotti, informalmente, ha spiegato di «essersi difeso». Anche se poi, davanti al sostituto procuratore, nel corso dell’interrogatorio si è avvalso della facoltà di non rispondere. Come potrebbe decidere di fare anche oggi, nell’udienza di convalida del fermo.
Gli inquirenti, in questo momento, sono concentrati soprattutto ad appurare l’eventuale premeditazione del delitto. Amirante – che al gioielliere Nicola Sardi, colui che lo ha messo in contatto con la vittima per la compravendita di oro, si è presentato con il cognome «Cuzzovaglia» – è infatti entrato nello studio contabile armato di un coltello da cucina, finora mai trovato, visto che «qui, nei miei locali, di coltelli non ne abbiamo di certo, al massimo abbiamo qualche cacciavite per dei lavoretti», le parole al Tirreno di Massimo Galli, che peraltro l’arma del delitto l’ha vista con i suoi occhi. Aveva pianificato di ucciderlo? O voleva solo minacciarlo? Interrogativi che solo il lavoro degli investigatori, al momento solo all’inizio, potrà sciogliere.
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