Il Tirreno

Livorno

Salute

Livorno, l'appello dell’ex primario Baldini: «Defibrillatore in ogni palazzo»

di Giulio Corsi

	I condomini di viale Sauro 75 e 77 che hanno partecipato al corso per l’uso del Dae, a dx il cardiologo Umberto Baldini e il defibrillatore di viale Sauro
I condomini di viale Sauro 75 e 77 che hanno partecipato al corso per l’uso del Dae, a dx il cardiologo Umberto Baldini e il defibrillatore di viale Sauro

In viale Sauro uno dei primi condomini cardioprotetti della città. Il costo dell’apparecchio è irrisorio: «La situazione ideale sarebbe averne uno in ogni portone per salvare vite»

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Un defibrillatore (e residenti formati per usarlo) in ogni condominio. È la proposta-appello che lancia Umberto Baldini, ex primario di Cardiologia dell’ospedale.

Baldini prende spunto dall’esempio di un condominio di viale Nazario Sauro, quello dei civici 75 e 77, che dalla settimana scorsa è uno dei primi palazzi cardioprotetti di Livorno: qui gli abitanti hanno acquistato un defibrillatore, che è stato installato nel vialetto che porta ai due portoni, e poi hanno partecipato al corso di formazione Blsd (Basic Life Support and Defibrillation) acquisendo le competenze fondamentali per intervenire tempestivamente in caso di emergenza cardiaca e contribuendo concretamente – come sottolinea il medico – alla diffusione della cultura della cardioprotezione sul territorio. «La situazione ideale a cui dobbiamo puntare come comunità è quella di avere un defibrillatore in ogni condominio», dice il dottor Baldini. Non è un obiettivo utopistico: un defibrillatore infatti costa tra gli 800 e i 3.000 euro e sono previsti vari tipi di detrazioni fiscali che possono arrivare anche al 50%. La spesa a famiglia, ancor più nei condomini grande, è davvero irrisoria. Ma il risultato sarebbe gigantesco.

Dottor Baldini, con poche decine di euro a famiglia, ogni palazzo potrebbe proteggersi dalle conseguenze letali di un arresto cardiaco?

«La morte cardiaca improvvisa nell’80% dei casi è determinata da una fibrillazione ventricolare che blocca l’attività di pompa del cuore e determina l’arresto cardiaco. Per questo è essenziale la cultura della rianimazione in tutta la popolazione e la diffusione sul territorio dei defibrillatori, rendendo allo stesso tempo quanti più cittadini possibile in grado di eseguire correttamente le prima manovre rianimatorie e la defibrillazione che rappresentano l’elemento che fa la differenza tra la vita e la morte».

La tempestività di quest’operazione è determinante.

«Assolutamente sì: il pronto intervento, entro 5-8 minuti, con massaggio cardiaco e impiego del defibrillatore consente di salvare almeno la metà dei soggetti colpiti da arresto cardiaco che senza alcun intervento o se l’intervento è tardivo muoiono nel 98% dei casi».

Spesso l’aritmia che porta la pompa del cuore a fermarsi è imprevedibile: da cosa dipende?

«L’aritmia che porta a morte se non trattata tempestivamente ha cause diverse a seconda dell’età dei soggetti colpiti: sotto i 35 anni – e tra questi rientrano gli atleti – generalmente è determinata da malattie cardiache genetiche come cardiomiopatie o canalopatie. Sopra i 35 anni la causa dell’80% dei casi è la cardiopatia ischemica con l’occlusione improvvisa di una arteria coronaria a causa della formazione di un coagulo spesso su una parete già sede di placche aterosclerotiche».

La prevenzione primaria resta fondamentale.

«Per prevenire la morte improvvisa negli atleti lo screening medico sportivo che si fa in Italia rappresenta un’arma molto efficace per identificare i soggetti a rischio e fa del nostro paese la nazione dove gli atleti sono i più “cardioprotetti” nel mondo».

E per gli over 35?

«Fondamentale è il controllo dei ben noti fattori di rischio cardiovascolare (fumo, ipertensione, ipercolesterolemia, diabete, ma anche sedentarietà, obesità) con degli obiettivi da raggiungere (in termini di valori pressori, livelli di colesterolemia etc) che devono essere personalizzati in base al profilo di rischio di ognuno ed il cui trattamento dovrà essere tanto più aggressivo e precoce quanto maggiore è il rischio cardiovascolare del soggetto e quanti più fattori di rischio sono presenti contemporaneamente. Un aspetto quasi sempre comprensibilmente disatteso ma molto importante sarebbe l’esecuzione costante dei rilievi autoptici nei soggetti colpiti da arresto cardiaco e morte improvvisa per potere conoscere le cause dell’evento e, in caso di malattie genetiche, proteggere così i familiari di primo grado».

In tutti i soggetti la presenza di un defibrillatore in caso di arresto cardiaco può salvare la vita.

«Per questo insisto sul fatto che sarebbe ideale che ogni condominio cittadino fosse cardioprotetto, cioè disponesse di un Dae e di un certo numero di condòmini formati a utilizzarlo attraverso la partecipazione agli appositi corsi di rianimazione cardiopolmonare organizzati da numerose strutture accreditate sul nostro territorio».

Lei è stato promotore del defibrillatore nei palazzi di viale Sauro. Come funzionano i corsi?

«L’iniziativa è stata organizzata dal dottor Luca Cecchetto al centro medico Salus Itinere, struttura sanitaria di riferimento per la medicina dello sport e la cardiologia. Cecchetto, formatore nazionale di primo soccorso e Blsd accreditato dalla Regione, ha guidato i partecipanti ad apprendere le principali manovre di rianimazione cardiopolmonare e nell’uso del defibrillatore».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

La tragedia

Ultim'ora

Incidente in porto a Livorno, pilotina si ribalta dopo lo scontro con un’imbarcazione: un morto – VIDEO

di Redazione Livorno