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Livorno, Tarip: inviati 600 conguagli a chi ha superato i 42 sacchi neri

di Juna Goti
Livorno, Tarip: inviati 600 conguagli a chi ha superato i 42 sacchi neri<br type="_moz" />

A sorpresa negli ultimi bollettini inviati alle famiglie il Comune ha “ritirato” lo sconto del 10 per cento agli utenti che l’anno prima non sono stati virtuosi

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LIVORNO. Il Comune ha inviato 600 conguagli ai livornesi che vivono nei quartieri sud della città – quelli che sperimentano la tariffa puntuale – chiedendo indietro lo sconto del 10 per cento che viene fatto sulla parte variabile della Tari. Il motivo? L’anno precedente hanno superato la soglia prevista per ottenere l’agevolazione, gettando più di 42 sacchi neri di spazzatura indifferenziata.

I conguagli sono stati circa 600 nei bollettini del 2025, riferiti ai conferimenti fatti dalle famiglie nel 2024. E sono il segno che le misure previste dall’articolo 34 del regolamento comunale sono andate a regime praticamente in automatico, dopo che nel 2024 le richieste di restituzione delle somme scontate erano state appena una trentina (riferite alle agevolazioni del 2023).

Diciamo subito che questa è una sorpresa non solo per chi scrive, ma anche per i consiglieri comunali e soprattutto per gli stessi assessori di riferimento, che evidentemente erano convinti che il meccanismo di restituzione delle somme non dovute da parte di chi non è risultato virtuoso sarebbe scattato a partire dai prossimi bollettini.

Un cortocircuito che si è palesato sul rush finale dell’ultima commissione dedicata allo spinoso capitolo della tariffa puntuale: sul tavolo due atti di Pietro Panciatici (Bl), presenti sia il presidente di Aamps Aldo Iacomelli che le assessore Giovanna Cepparello (ambiente) e Viola Ferroni (bilancio), insieme agli uffici tecnici. Una delle due mozioni di Bl chiedeva in particolare quando la Tarip sarà estesa a tutta la città ed evidenziava che sono passati quasi tre anni dall’avvio della sperimentazione (gennaio 2023) nei quartieri di Antignano, Banditella, Montenero e Castellaccio, e due dall’avvio alla Rosa e all’Ardenza «e ancora non si è passati alla misurazione puntuale».

È così: la tariffazione puntuale vera e propria, intesa come pago esattamente in proporzione a quanto rifiuto produco, ancora non esiste. E non esisterà fino a quando tutta la città – come è stato spiegato in commissione – non avrà come unico regime quello della Tarip. Esiste però l’agevolazione forfettaria del 10 per cento sulla parte variabile della tariffa in base a quanti sacchi con chip (quindi associati ad ogni utenza) vengono gettati nel corso dell’anno.

Ecco, ora si sa che Aamps è in condizione di dire se le singole utenze di ogni quartiere interessato dalla misura stanno o non stanno sotto quella soglia. «Nel primo anno ha fatto le misurazioni dei quartieri, in modo complessivo, poi si è specializzata nelle misurazioni utenza per utenza», ha spiegato Cepparello. Sia lei che Ferroni hanno poi ripetuto più volte che da ora in avanti («quello che dobbiamo fare in più») si potrà andare a richiedere la parte scontata a chi non ha effettivamente ridotto la produzione di rifiuti indifferenziati, il famoso conguaglio.

Con chiarimento arrivato al fotofinish dai tecnici, l’assessora al bilancio si è corretta sul finale della lunga discussione: colpo di scena, «dalla Tari di quest’anno abbiamo applicato la revoca». Le misurazioni casa per casa, insomma, devono esserci: le vedono Aamps, Esteem e quindi il Comune.

Tra i consiglieri di opposizione intervenuti dopo Panciatici (che ha annunciato richieste di accesso agli atti), Alessandro Guarducci (Fi) ha battuto sul fatto che «dopo tre anni parlare ancora di sperimentazione fa sorridere» e «noi invochiamo l’equità fiscale di fronte a un caso patologico di ingiustizia tributaria», «perché il residente di Shangai non ha il 10 per cento di sconto come in Banditella?», «ed è stata provata una diminuzione del conferimento in questi quartieri, senza che aumenti nel quartiere accanto?». Critiche che Piero Tomei (Pd) ha definito da «tre etti di prosciutto servito bene»: «Nessun favoritismo, le zone non sono state scelte per criteri politici, ma tecnici e organizzativi. Questa è una misura transitoria legata alla fase sperimentale necessaria perché coinvolge i cittadini in un cambiamento concreto. Rivendichiamo il percorso fatto».
 

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