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Livorno, Giani: «Senza i soldi del governo la Darsena Europa non si può fare»

di Martina Trivigno

	Un momento della posa della prima pietra della Darsena Europa il 12 maggio 2025: al centro il presidente Eugenio Giani con le autorità
Un momento della posa della prima pietra della Darsena Europa il 12 maggio 2025: al centro il presidente Eugenio Giani con le autorità

Il presidente: «Servono subito 130 milioni o i gruppi privati non si faranno avanti. Dal prefetto tante parole sugli impegni di Salvini e non una sui soldi dati da noi»

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LIVORNO. «La Regione la sua parte l’ha fatta fin dal primo momento. Ora tocca al governo stanziare 130 milioni di euro per le opere complementari della Darsena Europa. Altrimenti rischia di saltare il passo successivo, cioè il completamento delle banchine e il project financing». E, tradotto, l’interesse dei due grandi gruppi che si sono già fatti avanti: da una parte la cordata Msc, Neri, Lorenzini, dall’altra Grimaldi.

Il presidente della Regione, Eugenio Giani, in un’intervista al Tirreno, tira per la giacchetta il governo e lo chiama alle sue responsabilità. Ormai è una certezza che circola da tempo in ambito portuale e non solo: la maxi-opera non può considerarsi completa (e di conseguenza lo sviluppo futuro del porto di Livorno) senza le opere complementari. In particolare, servono 20 milioni per la ferrovia, 60 per la rete stradale, il resto per il consolidamento della seconda vasca di colmata. È vero, durante la sua ultima visita, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, (un paio di giorni prima delle ultime elezioni regionali, nell’ottobre scorso) ha rassicurato tutti, proprio sul cantiere della Darsena, dicendo che i fondi ci saranno. «Ma sa, Salvini di cose ne dice tante – sottolinea Giani – . Basta guardare quello che è successo per l’autostrada Tirrenica: non è stato stanziato neppure un euro».

Allora presidente, partiamo proprio dall’inizio. Avete approvato il bilancio di previsione 2026: cosa avete previsto per la Darsena Europa?

«Abbiamo confermato lo stanziamento di 200 milioni di euro, che rappresenta il contributo maggiore per la realizzazione della maxi-opera. È comunque anomalo che questo contributo così importante provenga da una Regione, su un patrimonio di proprietà demaniale su cui solitamente interviene lo Stato. Tuttavia avevamo concordato che, per stimolare la realizzazione di un’opera fondamentale per Livorno e tutta la Toscana, la Regione, in prima persona, avrebbe investito le risorse finanziarie necessarie per lo sviluppo. E così è stato».

C’è però un nodo fondamentale e, di recente, lo hanno ribadito a più riprese anche il presidente dell’Autorità di sistema portuale del mar Tirreno settentrionale, Davide Gariglio, e anche il sindaco Luca Salvetti: mancano all’appello almeno 130 milioni per le opere complementari.

«Spero che lo Stato intervenga con decisione, prevedendo i 130 milioni necessari per consentire i lavori propedeutici alla realizzazione dei progetti per la costruzione e poi la gestione delle banchine. Ci sono due grandi gruppi privati che hanno manifestato il loro interesse rispetto alla concessione delle banchine, non appena realizzate . È evidente che la procedura di confronto e aggiudicazione può andare avanti soltanto se il governo garantisce il proprio contributo».

In altre parole, se questi 130 milioni non venissero stanziati dal governo, Livorno rischia di perdere appeal per i grandi gruppi che si sono fatti avanti già da un anno a questa parte?

«Questo è l’elemento condizionante: se lo Stato fa la sua parte e ci sono le previsioni per opere complementari, il progetto può procedere; altrimenti rischia di saltare il passo successivo, cioè il completamento delle banchine e il project financing. E questo non dobbiamo permetterlo. La Toscana non può permetterselo».

Che dire invece dell’impatto ambientale che l’opera avrà sul territorio e sulla costa? Non sono mancate polemiche e preoccupazioni.

«Al di là dell’aspetto finanziario, abbiamo avuto un ruolo importante nel verificare la fattibilità del progetto proprio dal punto di vista degli equilibri ambientali e dell’impatto sull’ambiente. In questa direzione, vorrei ricordare l’ottimo lavoro svolto da Arpat, Asl e Authority».

A Livorno, stiamo assistendo nelle ultime settimane a un cortocircuito istituzionale tra il sindaco Luca Salvetti e il prefetto Giancarlo Dionisi. Qual è la sua posizione a riguardo?

«Ho accolto positivamente il prefetto Dionisi della prima fase, ma ciò che è accaduto nell’ultimo periodo nei rapporti con il sindaco deve far riflettere. Posso dire di aver riscontrato una situazione anomala rispetto a quella di altre province, dove i sindaci hanno ottimi rapporti e grande collaborazione con il rappresentante del governo. Qui noto situazioni di tensione. Nelle interviste sulla Darsena Europa, poi, il prefetto ha sottolineato più volte l’impegno del governo nel promettere risorse che ad oggi non ci sono; nei confronti della Regione, invece, che le risorse le ha messe davvero, neppure una parola. Quella del prefetto è una figura che lavora dietro le quinte, il suo profilo deve essere collaborativo, ma non deve imporsi come protagonista».

Però il ministro Salvini, quando è venuto a Livorno l’ultima volta, ha dichiarato che Dionisi sarà il nuovo commissario straordinario della Darsena Europa.

«Sì, ma ripeto: Salvini dice tante cose. In ogni caso, serve maggiore cautela e impegno per garantire armonia tra i vari organi istituzionali».

Cambiamo argomento, ma restiamo in tema di grandi opere: nuovo ospedale. A che punto siamo?

«Abbiamo consegnato il progetto definitivo e nelle prossime settimane ci sarà l’approvazione ufficiale da parte di tutti gli enti coinvolti».

Parliamo di un tema spinoso: l’Inail. Qualcuno dice che questa possibilità è scomparsa dai radar e che il finanziamento è stato dirottato sul nuovo Santa Chiara a Pisa: è così?

«Assolutamente no. Inail, che ha già un rapporto di stretta collaborazione con la Regione Toscana, ha garantito il proprio impegno e continua a essere interessato al progetto del nuovo ospedale. Essendo un ente previdenziale, quale migliore e più sicuro investimento di un’opera pubblica, dalla quale otterrà, in 30-40 anni a seconda di quanto sarà previsto nella convenzione, con realizzazione e riscossione delle quote dovute?».

C’è chi però dice che c’è voluto troppo tempo, anche solo per arrivare alla consegna del progetto.

«È importante che il progetto sia realizzato bene: l’architetto Rossi Prodi sta lavorando molto bene, anche se è servito un po’ più tempo del previsto. È giusto che vi sia un’attenzione particolare a un progetto di una così grande rilevanza per Livorno e i livornesi».

La prima pietra nel 2026?

«Vediamo. Un passo alla volta. Intanto pensiamo all’approvazione del progetto definitivo».

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