Soccorritore colpito con un pugno nei testicoli mentre fa servizio in ambulanza
Una donna durante un soccorso in Coteto gli ha sferrato un pugno perché non voleva salire a bordo sul mezzo della Misericordia di via Verdi. Il direttore della confraternita, Gabriele Vannucci: «Solidarietà e vicinanza a lui e a tutti i volontari in prima linea»
LIVORNO. Ha colpito un soccorritore con un pugno nei testicoli perché non voleva salire in ambulanza. Ennesima aggressione al personale sanitario che tutti i giorni nella nostra città affronta le emergenze in prima linea: l’episodio violento, in questo caso, non è avvenuto al pronto soccorso o comunque all’interno dell’ospedale, ma su un mezzo di emergenza della Misericordia di via Verdi impegnato in un soccorso per il 118. La vittima, che per fortuna sta bene e non è andata a farsi refertare al triage proseguendo il servizio per la collettività, è un quarantacinquenne livornese, che nella tarda mattinata di lunedì 29 settembre stava operando un soccorso a una donna di 40 anni in via Lombardia, nel quartiere di Coteto.
La signora, che aveva litigato con il marito ed era fuori di sé, in un impeto di rabbia totalmente fuori controllo ha colpito il soccorritore, che è comunque riuscito a proseguire l’intervento completando il trasporto in viale Vittorio Alfieri. Un episodio inquietante se a essere colpita è una persona che sacrifica il suo tempo libero per aiutare la popolazione, sebbene probabilmente in questo caso la donna avesse abusato di alcuni farmaci che avrebbero esasperato la situazione. In condizioni normali, insomma, forse niente di simile sarebbe accaduto.
Fatto sta che mentre il soccorritore cercava di convincerla a salire a bordo, lei gli ha tirato il pugno nei testicoli. «È l’ennesima aggressione che subiamo noi volontari – afferma il direttore della Misericordia di Livorno, Gabriele Vannucci – e al nostro soccorritore va tutta la mia solidarietà e vicinanza, così come a tutti gli altri colleghi che ogni giorno affrontano in prima linea le emergenze e si impegnano nei trasporti ordinari e in ogni opera a supporto della collettività. Non posso neanche immaginare cosa sarebbe potuto accadere se la vittima fosse stata una ragazza con meno esperienza, magari di 18 anni, ai primi soccorsi in ambulanza. A essere colpito è stato un nostro “ragazzone”, con grande esperienza. Sarebbe stato un problema se a essere aggredita fosse stata una persona meno prestante a livello fisico».
Un tema più volte affrontato a livello nazionale quello dell’incolumità dei volontari che prestano il servizio per il 118. Sempre in prima linea, sul posto spesso ben prima dell’arrivo delle forze dell’ordine, le uniche in grado di proteggerli negli scenari più a rischio, ma che giocoforza arrivano quasi sempre dopo chi è chiamato a salvare le vite. «È molto complicato poter evitare le aggressioni – prosegue Vannucci – perché nonostante i corsi di formazione che organizziamo per approcciarsi alle varie tipologie di paziente e tutte le buone pratiche messe in atto dai nostri volontari, alla fine l’imprevisto è dietro l’angolo ed è impensabile, anzi direi impossibile, poter prevedere cosa possa accadere da un momento all’altro. Siamo nella stessa situazione degli operatori del pronto soccorso: il rischio lo corriamo ogni giorno e ripeto, voglio esprimere la massima vicinanza al nostro volontario colpito durante il servizio per il 118».
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