Giovanna Marinuzzi si racconta: a Livorno la pioniera della Bossa Nova in Italia
La grande interprete in concerto: «Il Brasile delle donne»
LIVORNO Gio’ Marinuzzi è la storia della musica brasiliana in Italia. E sarà proprio lei, la prima italiana a proporre negli anni ’70 la Bossa Nova appena nata in Brasile, a emozionare il pubblico della Fortezza Vecchia col suo “Omaggio alle donne della musica brasiliana”, stasera - giovedì 31 luglio - alle 21,30.
«Quando Grazia Di Michele mi ha detto che la rassegna era dedicata alle donne, mi ha fatto enorme piacere: la donna è molto presente nella musica brasiliana, non solo come oggetto di amore, corteggiamento e romanticismo, ma anche in storie drammatiche. Non so ancora che canzoni sceglierò per lo show di Livorno, comunque la mia caratteristica è quella di presentare sempre i testi delle canzoni, racconto le storie, i contenuti, li commento, parlo di aneddoti della mia vita durante il mio soggiorno in Brasile, cose curiose delle lingua brasiliana», racconta lei a cui De Gregori ha dedicato la canzone “Non c’è niente da capire”. Giovanna Marinuzzi, classe ’49, considerata dalla critica una delle migliori interpreti italiane della musica brasiliana, con due idoli Jobim, il più importante compositore brasiliano della musica popolare e Chico Buarque de Hollanda. «Per me i due più grandi, il primo come compositore di musica, il secondo come autore di testi e musiche e interprete».
Parlare con lei che ha appena ultimato un corso di chitarra brasiliana di 13 video a breve online, è un viaggio nella sua vita. Di lei che, agli esordi, spera di essere ammessa - e ci riesce - al famoso Folkstudio di Roma, in compagnia di artisti quali Rino Gaetano, Stefano Rosso, Antonello Venditti, Francesco De Gregori e altri. Di lei, quando da artista inizia la sua vita in Brasile («sono stata folgorata dalla musica brasiliana») o quando collabora col leggendario Irio De Paula. «Ai tempi ero vista come un marziano: ho scoperto la Bossa Nova per caso, tramite un chitarrista che faceva accordi in questo stile e ne rimasi folgorata. Negli anni '60 scopro la musica brasiliana grazie a Franco Corvasce, dal quale imparo le armonizzazioni di tipo jazzistico e al fuoriclasse brasiliano Irio De Paula, col quale canterò in seguito tenendo concerti in duo in tutta Italia». E da lì la vita della musicista architetta, figlia d’arte – suo nonno è stato il più grande direttore d’orchestra di tutti i tempi negli anni del Fascismo, Gino Marinuzzi e il padre Gino Marinuzzi junior compositore d’avanguardia e pioniere della musica elettronica – prende una via tutta sua. Che guarda al Brasile. Diventa culla di anni di vita fatti di esplorazioni musicali. Incontri. A Livorno Gio’ Marinuzzi non è mai stata. «Mi pregusto questa gita, adoro il mare e sono curiosa di vedere questa città», chiude lei che da poco ha fatto un cd con Cristiana Poliedri impegnata nell’orchestra di Massimo Ranieri, cd a due voci, lei chitarra e l’altra sassofono, molti arrangiamenti vocali. E chissà che a Livorno non si gettino le basi per un altro lavoro: «Avrei già un’idea per un altro disco, ne parlerò con Grazia (Di Michele)».
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