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Livorno

L'inchiesta

Livorno, permessi antincendio facili. L'avvocato: «All'Elba nessun favoritismo»

di Stefano Taglione
A sinistra Giuseppe Mazzotta. A destra agenti della polizia
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A sinistra Giuseppe Mazzotta. A destra agenti della polizia

Il legale del dirigente dei vigili del fuoco arrestato, Roberto Nuti: «Nel caso del camping Lacona ha seguito e fatto seguire le normative senza scorciatoie»

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LIVORNO. «In merito alla vicenda dell’isola d’Elba Mazzotta ha seguito e fatto seguire le normative senza scorciatoie o favoritismi». A parlare è l’avvocato Roberto Nuti, già docente di diritto penale all’Università di Siena a partire dal 1974. Il legale cecinese, che ha uno studio anche a Milano, difende il dirigente sessantenne dei vigili del fuoco di Livorno Giuseppe Mazzotta, originario di Lecce e residente a San Casciano di Cascina, nel Pisano. Si tratta del principale indagato dell’inchiesta delegata dalla pubblico ministero Antonella Tenerani alla Squadra mobile della polizia di Stato, diretta dal vicequestore aggiunto Riccardo Signorelli.

Attualmente, in regime di custodia cautelare per il pericolo di inquinamento delle prove, il funzionario di via Campania si trova nel carcere delle Sughere con le accuse di concussione, corruzione, autoriciclaggio e istigazione alla corruzione. Nuti si riferisce all’episodio, documentato anche con intercettazioni telefoniche e ambientali, che vede coinvolti lo stesso dirigente dei pompieri, l’albergatore Cesare Farina (proprietario, attraverso la società Orange House, del Camping Lacona Pineta) e colui che la procura ritiene il suo collaboratore sull’isola, l’ottantunenne perito Alberto Bastreri, professionista antincendio iscritto all’albo nazionale dei vigili del fuoco, residente a Porto Azzurro. Nuti, nell’ambito della stessa inchiesta, difende anche la cinquantanovenne Cristina Solari, l’imprenditrice a capo dell’omonima azienda di protezione antincendio di via Leonardo da Vinci. Per lei, dopo l’interrogatorio di garanzia, il giudice per le indagini preliminari Marco Sacquegna ha respinto la richiesta di misura cautelare chiesta della procura, inizialmente subordinata proprio all’esito dell’interrogatorio.

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