I razzi del futuro? Made in Livorno: la scoperta spaziale di due ex studenti del liceo Enriques
Matilde e Gianluca presentano il progetto alla fiera internazionale della scienza arriva a Los Angeles «La nostra è una nuova legge sulla propulsione nella fase di lancio: grande successo in Usa». Ecco in cosa consiste
LIVORNO. I razzi del futuro saranno un prodotto labronico. Come? Grazie alla scoperta di due giovanissimi ex studenti del liceo Enriques, oggi al primo anno di università.
Classe 2005, Matilde Mancini e Gianluca Santini hanno scoperto, partendo da un esercizio di fisica fatto in classe, una nuova legge per la propulsione dei razzi.
La scoperta spaziale
«Il nostro metodo è innovativo, fino ad oggi nessuno ha mai fatto questa scoperta. Infatti fino per mandare i razzi nello spazio si è usato l’equazione del razzo di Ciolkovskij, del 1896». Si presentano così i due ex compagni di classe, fieri della strepitosa scoperta che hanno fatto tra i banchi di scuola. «I principi di conservazione che utilizziamo attraverso la nostra legge sono gli stessi che si utilizzano nello spazio –spiegano-. Siamo partiti da un esercizio basato sulla conservazione della costante fisica, che si chiama quantità di moto, cioè il rapporto tra massa e velocità in un oggetto. Abbiamo trovato una costante. E da qui abbiamo sviluppato una nuova legge».
La legge Mancini-Santini
È la legge Mancini-Santini, anche se non può essere chiamata così, «perché le leggi non possono essere brevettate». L’idea che Mancini e Santini hanno sviluppato riguarda quindi l’accelerazione e la decelerazione dei razzi lanciati nello spazio.
Usando la loro scoperta in campo scientifico, la scienza spaziale non può che andare avanti. «La nostra è una modellizzazione di come funzione un razzo. Studiando alla cieca abbiamo individuato una legge che regola la velocità finale di un corpo al lancio della sua massa –la sintesi-. E con il nostro metodo applicativo della legge abbiamo un guadagno nel fattore tempo per le missioni spaziali, e uniamo più missioni in una, guadagnando quindi anche in termini economici».
La nuova legge è quindi una via alternativa a quella usata fin dalla fine dell’Ottocento, che consentirà una sempre maggiore scoperta della galassia in cui viviamo.
E se è vero oggi per lanciare delle missioni su Giove e Saturno si fanno missioni, quindi lanci di razzi separati, «con la nostra legge sarà diverso, e per una missione simile si potrà mandare un solo razzo. Stiamo mettendo il nostro metodo applicativo della legge sotto brevetto, insieme all’Agenzia spaziale europea (Esa, ndr)». La legge non può essere brevettata, dato che è stata pubblicamente presentata dai ragazzi in alcuni concorsi pubblici, ma gli ex liceali sono comunque fieri di poter brevettare il loro metodo applicativo, oltre che di aver scoperto una legge che rivoluzionerà le missioni spaziali.
E se è vero che la loro legge potrà migliorare le operazioni umane nello spazio, altrettanto vero è che la scoperta ha già cambiato le vite dei due geni della fisica.
Il progetto a Los Angeles
Infatti, la scoperta ha portato i due livornesi non solo a giro per l’Italia, ma per il mondo, arrivando fino a Los Angeles. «Abbiamo partecipato con il nostro progetto a un concorso a Milano, e siamo stati tra i tre progetti migliori –inizia il viaggio- Quindi abbiamo vinto l’accesso all’Eucys (gara europea per i giovani scienziati, ndr) che si è tenuta in Polonia, a Katowice, e quindi l’accesso al Regeneron Isef (fiera internazionale della scienza e dell’ingegneria, ndr) a Los Angeles».
Il loro razzo li ha portati lontani, e prima ancora di esplorare lo spazio, gli scienziati hanno fatto un bel giro tra le diverse culture del mondo. «A Los Angeles abbiamo partecipato in tremila persone, portando 1.800 progetti, provenienti da tutto il mondo. Usa, Canada, Brasile, Giappone, Zambia, Corea del Sud, Romania e Australia, solo per dire provenienze –sono ancora stupiti dalla loro esperienza- Per presentare il progetto dovevamo avere almeno otto giudici, ma il nostro ne ha attirati quasi il doppio, quindici. Significa che è piaciuto». Si è sognato in grande al Convention Center di Los Angeles. Nei 57mila metri quadri della struttura, «le cerimonie di apertura erano fantastiche. E ad una conferenza con noi studenti si è perfino collegata un astronauta, che rispondeva alle nostre domande mentre galleggiava nello spazio». Al di là del progetto in sé, «la parte più bella della nostra esperienza è stato l’incontro con culture diverse dalla nostra. Non sono cose che capitano tutti i giorni. Anzi sono esperienze incredibili. Ci chiediamo ancora se davvero siamo stati a Los Angeles per quell’occasione».
I due giovani scienziati
Oggi i due ragazzi studiano entrambi ingegneria, sperando di portare avanti questo fondamentale progetto, ma con anche aspirazioni diverse. Santini è iscritto alla facoltà di ingegneria meccanica, «perché un ingegnere meccanico è più versatile di un ingegnere aerospaziale, e avrò più opportunità nel mondo del lavoro», dice l’universitario. Santini invece ha scelto il ramo biomedico di ingegneria. «Non ho ancora l’idea di un lavoro preciso, perché il campo di studi è vasto, e voglio capire esattamente cosa fare. A me piacciono sia l’ingegneria che la medicina, e son sicura però che voglio realizzare protesi per chi ha perso gli altri». l
