Come ti curo con le fiabe millenarie: Morgantini, la cantastorie livornese diventata “narrative coach”
La ex bibliotecaria dei ragazzi cambia vita: il progetto
LIVORNO. Cantafiabe si nasce, sì. Ma lo si diventa pure. Parola di Valeria Morgantini la narra storie, ops la narrative coach labronica che per 17 anni è stata una dei volti della Biblioteca dei ragazzi di Villa Fabbricotti. Poi la scelta di cambiare. Di seguire quella che lei definisce simpaticamente «chiamata con la pace nel cuore». E il suo nuovo mondo diventa quello delle fiabe. Come terapia per grandi e piccini. Come voci amiche. Come cantastorie personalizzata che per questo Natale lancia il nuovo progetto “Regalale una fiaba”. «Erroneamente e per luogo comune le fiabe si associano ai bambini, invece le favole millenarie che sono quelle che io uso, aiutano grandi e piccini a sviluppare talenti, qualità umane e a superare ostacoli e momenti di difficoltà», spiega la 58enne laureata in Filosofia, con una preparazione teatrale alle spalle e un master in narrative coaching.
È una seconda pelle che apre all’immaginazione. Insegna a superare gli ostacoli della vita con le favole millenarie. A ognuno la sua fiaba per affrontare le cose della vita. Per amplificare la gioia. Per semplificare le difficoltà. Per gestirle con resilienza. «Uso molto i fratelli Grimm ovvero la saggezza millenaria per arrivare al concetto “e vissero felici e contenti”».
Il progetto
Nel progetto natalizio si regala una fiaba. Ma come? «Si avrà la registrazione audio o video di una fiaba scelta da me in base a ciò che mi si dirà della persona a cui è diretta: e dopo i saluti iniziali proporrò delle domande e degli spunti di riflessione. Un esempio? Faccio domande di consapevolezza, tipo: ti appartiene la disobbedienza?», spiega. Perché dietro a un dono del genere c’è il potere delle fiabe. «Non sono nate per addormentare i piccoli, ma per risvegliare gli adulti», spiega ancora. E poi va nei dettagli. Di come lei sceglie le fiabe. In base alle persone che ha davanti. Alle problematiche che vengono fuori. Alle emozioni da gestire. «Diciamo come premessa - va avanti - che qualsiasi fiaba millenaria va bene: la struttura è versatile e dentro c’è sempre il viaggio di un eroe. Un esempio: Cappuccetto Rosso, ovvero come uscire dal sentiero tracciato sia un bene. È una favola che dà coraggio». Cosa insegna la storica fiaba dei fratelli Grimm? «Che se si segue sempre il sentiero non si evolve mai».
I temi
E se si parla di bullismo ecco che Morgantini cala “Cenerentola”. «Cenerentola chi è se non una bambina bullizzata dalla matrigna e dalle sorellastre? Nella versione dei fratelli Grimm lei esce di casa, gesto liberatorio, invito a rialzarsi». Le fiabe, in altre parole, con un linguaggio semplice, aprono le porte del regno delle immagini e del senza tempo. «Tutte le fiabe iniziano con “C'era una volta” - e del senza luogo – le fiabe non danno mai indicazioni precise su dove si svolgono - e va sui significati - Ognuna parla di noi: Calvino diceva che le fiabe sono vere. Perché anche se nelle fiabe incontriamo re, eroi, fate, principesse, orchi, streghe e tanti altri personaggi fantastici – parti di noi, funzioni della nostra interiorità – esse parlano della nostra storia, delle nostre tribolazioni, degli eterni e universali conflitti che ciascuno di noi incontra sul proprio cammino. E visto che nelle fiabe c'è sempre il lieto fine – quel famoso “e vissero felici e contenti” - esse ci mostrano come superare le difficoltà della vita». Morgantini che da qualche anno vive a Castellina Marittima lavora anche con persone dalla Svizzera: «Chi volesse diventare narrative coach ricordo che a Udine c’è la scuola italiana di cantastorie, col metodo della fondatrice Piera Giaconi».
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