Gorgona, «sei agenti avvicendati alle Sughere»: scatta la protesta
La polizia penitenziaria dell’isola «declina l’invito al servizio mensa» e la Cisl Fns chiede un incontro col provveditore regionale
GORGONA. Protesta della Cisl Fns per il «personale avvicendato dall’isola di Gorgona, un gravissimo disagio», spiega il sindacato. Che spiega come «in virtù di un accordo del 2021, voluto a tutti i costi dalla precedente direzione, nonostante la richiesta di annullamento o modifica di parte dell’accordo avanzata da diverse sigle sindacali dopo solo qualche mese dalla firma la direzione non ha voluto riaffrontare la richiesta delle organizzazioni sindacali e per questo subito dopo le feste natalizie sei agenti dei 25 in forza a Gorgona dovranno lasciare l’isola e avvicendarsi con altre delle Sughere, avendo gli stessi superato un periodo massimo di tre anni di servizio come disciplinato in quell’accordo».
La politica sindacale della Cisl Fns «è sempre stata quella di rispettare e far rispettare gli accordi, a una condizione: «Purché attuati – rimarca il sindacato – correttamente e non penalizzanti per il lavoratore. Principio questo non rispettato, perché eseguito nei confronti di poche unità in servizio a Gorgona, molto prima della data di sottoscrizione dell’intesa. Unità di polizia penitenziaria trasferite a Gorgona addirittura dal lontano 1996, con famiglia, alloggio demaniale e addirittura parenti sepolti nel cimitero dell’isola. Unità che la stessa direzione sette anni fa ha quasi supplicato di prestare servizio qui, pagando per un anno intero il servizio di missione. Oggi la stessa direzione, a questi poliziotti, dopo anni e anni ordina di rientrare a Livorno. Il personale non accetta il rientro perché si sente penalizzato e tradito. Direzione che alla data della sottoscrizione dell’accordo non ha formalizzato agli stessi alcun provvedimento. I poliziotti stanno manifestando pacificamente declinando il servizio mensa e hanno richiesto e richiedono di poter conferire col provveditore regionale per spigare le ragioni della protesta».
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