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Il personaggio

L’ex primario-scrittore e il “caso Livorno”, lo racconta Fabrizio Niglio «Il mio è un medical-thriller»

di Francesca Suggi
L’ex primario-scrittore e il “caso Livorno”, lo racconta Fabrizio Niglio «Il mio è un medical-thriller»<br>

Alla guida del centro trasfusionale, da un anno è in pensione: «Adoro la vostra città»

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LIVORNO Appeso al chiodo il camice medico da un anno, comincia a dare una forma e una copertina a tutte quelle cose che negli anni si era appuntato. Perché lui, come primario dell'area di medicina trasfusionale dell'azienda Asl Toscana Nord Ovest, di storie di ne ha vissute tante sulla propria pelle. Riconoscimenti, disconoscimenti, donazione del sangue, dna: Fabrizio Niglio, classe 1958, originario di Orbetello abita tra Empoli e Cecina. Dopo oltre 40 anni di onorata carriera si gode il suo primo romanzo. Si intitola “Il libro scomparso. Le indagini dell’agenzia Nessuno- Il caso Livorno 01/23”.

«È un medical thriller a ambientato in gran parte a Livorno città che amo e che secondo me è troppo sottovalutata rispetto alle sue bellezze e specificità e anche all’isola d’Elba», racconta lui che venerdì sarà al circolo del tennis di Castiglioncello a presentare la sua opera prima.

«A inizio anno farò presentazioni anche a Livorno, sicuramente a Porta a Mare dove si sviluppa il caso di due ragazze che scompaiono misteriosamente a Livorno in un’ambientazione che va dal 1700 ai giorni nostri».

Nel libro si trova il personaggio di un medico legale livornese, un commissario donna che viene da fuori e una signora che parla labronico verace. La poliziotta, il dottor Franco Corsi e la sua livornesissima governante Anita formeranno il gruppo “l’agenzia di Nessuno” che indagherà. «La parte misteriosa si sviluppa lungo i fossi della Venezia, poi si parla della Livorno sotterranea, del famoso settimo tunnel della Fortezza Nuova non ancora scoperto». Ascolti il dottor Niglio e sembra che le parole del romanzo disegnino trama e luoghi. «Livorno ha una storia illuminata: è la prima città ad avere già nel 1600 il concetto della quarantena al porto: è una delle poche città, infatti, che ha evitato la peste». Niglio studia la storia della città. Ci ambienta il suo romanzo. Non poteva mancare tra le pagine anche l’ospedale: «Il medico legale del mio libro è direttore del centro trasfusionale: inevitabilmente ci sono alcuni tratti autobiografici». E salta fuori la trattoria Il Deserto che i livornesi ben conoscono. I personaggi romanzati vivono il Cisternone, si parla di San Jacopo, dello scoglio della Regina, del viale Italia. E una delle ambientazioni più importanti è proprio una villa liberty, di quelle che incorniciano il lungomare labronico.

«Mi piaceva condividere la storia e le esperienze che dentro si possono leggere: nelle pagine si coglie anche l’invito a donare il sangue e alla fine si fa chiaro riferimento alla follia del vivere di oggi, dove anche con la violenza la gente cerca di ottenere tutto quello che vuole».

Niglio ovviamente non rivela come si scioglie il mistero. «Il finale non si racconta mai, sto studiando le gare remiere per scrivere un secondo libro», chiude.

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