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Livorno e il suo museo del vernacolo: porte aperte tra storie e personaggi

Livorno e il suo museo del vernacolo: porte aperte tra storie e personaggi<br>

Si apre lo scrigno in Venezia con gli incontri delle Compagnie riunite

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LIVORNO C’è, ma non tutti lo conoscono. È nel cuore della Venezia: là dentro batte il dna e la storia di una livornesità conosciuta nel mondo. Porte aperte, oggi, al museo del vernacolo sugli scali del Pesce. E si aprono per dar voce alle origini, ai personaggi, agli attori e agli autori del teatro popolare livornese che saranno il tema di tre incontri a cadenza mensile dal titolo “Ti racconto il vernacolo” a cura delle “Compagnie Livornesi Riunite con Franco Bocci insieme ad Alessio Nencioni e Marco Chiappini rappresentanti rispettivamente “La Combriccola”, “La Carovana” e la “Compagnia del sesto piano”.

Appuntamento oggi sabato 19 ottobre alle 16 al “Museo del Vernacolo”, appunto. Al civico 19 sugli scali del Pesce, un luogo emblematico, situato nello storico quartiere Venezia e fortemente voluto dal grande Giuseppe Pancaccini, uno degli indiscussi protagonisti del teatro popolare livornese, scomparso nel giugno scorso. Qui pochi anni fa Pancaccini con l'aiuto dei suoi familiari ha pazientemente riordinato e collocato centinaia di locandine, manifesti, copioni di commedie, oggetti di scena, foto, pubblicazioni e ritagli di giornale relativi alla sua lunga carriera artistica unitamente ad una rilevante documentazione riguardante le altre figure di spicco del vernacolo livornese a partire da Beppe Orlandi, Gino Lena e Tina Andrei, tutti artisti che saranno ampiamente rievocati nel corso dei tre incontri in programma.

Un luogo carico di memoria e di ragguardevole interesse per la storia della nostra città, inaugurato durante Effetto Venezia 2021 ed ora reso disponibile dalla famiglia Pancaccini per ospitare l'odierna iniziativa.

«Durante ogni incontro – spiega Franco Bocci – saranno proposte alcune letture di poesie, sonetti e brani di commedie di autori vernacolari. Verrà raccontata la storia del vernacolo con Beppe Orlandi, progenitore, e tutti i maggiori interpreti indimenticati. Una storia fatta di popolane livornesi che, a son di battute e di ironia, riescono a districarsi da tutti i problemi quotidiani, senza dimenticarsi dell'umiltà, della dignità e dell'altruismo. E parleremo del nostro modo di recitare portato in scena che ancora oggi riscuote successo. Tuttora infatti la tradizione del teatro in vernacolo non si è spenta e viene portata avanti, aggiornata nelle tematiche affrontate, dalle Compagnie Livornesi Riunite».

Si parla perciò di una forma di teatro ancora viva e che nel tempo ha visto il contributo di molti artisti: «Uno su tutti Giorgio Fontanelli, saggista, poeta e autore di testi teatrali i quali, pur partendo dai luoghi comuni dei quartieri popolari - a casa, al mercato, all'ospedale, allo stadio -, riuscirono a dare vita ad un'operazione per niente amatoriale. L'opera più importante fu "O porto di Livorno traditore", mettendo in scena un ragionamento sulla città, sulla sua gente, sulla lingua e sulle tradizioni».

Gli incontri successivi avranno luogo sabato 23 novembre e sabato 14 dicembre sempre alle 16.

Info. Ingresso libero; posti limitati; prenotazione consigliata al 339-7768203.l


 

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