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Livorno, l'assessore Lenzi sotto accusa: «Tweet transfobici». Arcigay e opposizioni chiedono le dimissioni

di Federico Lazzotti
Livorno, l'assessore Lenzi sotto accusa: «Tweet transfobici». Arcigay e opposizioni chiedono le dimissioni

Dopo lo sfogo contro “Il Fatto Quotidiano” spuntano altri messaggi su X. Bufera in giunta, imbarazzo di sindaco e maggioranza

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LIVORNO. Bufera sull’assessore alla Cultura del Comune di Livorno Simone Lenzi, scrittore, cantautore e frontman dei Virginiana Miller. A far scoppiare il caso politico diversi tweet, cinque in tutto, definiti «a sfondo transfobico» che l’assessore – al secondo mandato nella giunta del sindaco Luca Salvetti – ha postato sulla piattaforma X tra il 29 marzo e il 30 agosto scorso.

In particolare nell’ultimo, corredato dall’immagine della scultura “Woman”, dell’artista Jade Guanaro Kuriki-Olivo, si legge: «Alla Biennale di Venezia ci tengono a farci sapere che la donna quintessenziale ha la minchia. E no, non è che siamo borghesi scandalizzati. Siamo borghesi annoiati a morte da questo lavaggio del cervello, da questa prevedibilità, da questa predica continua». Ancora prima, il 20 aprile, aveva postato una foto con tutte le definizioni delle identità arcobaleno e la scritta: «Che fortuna essere prossimi alla vecchiaia». Invece meno di un mese prima ritwittando un post del Tg3 sul regolamento di genere approvato dall’università di Trento scrisse: «Ma infatti la lingua si evolve così: grazie a regolamento emanati da quattro mitomani sciroccati». Messaggi questi, emersi all’indomani dell’attacco al Fatto Quotidiano definito «laboratorio di abiezione morale, allevamento di trogloditi, verminaio del nulla». A livello politico, più che le accuse al giornale diretto da Marco Travaglio, hanno fatto rumore i tweet «omofobi», soprattutto in una città molto attenta ai diritti e al rapporto con la comunità LGBTQIA+. Tanto che lo stesso sindaco, nonostante la stima nei confronti di Lenzi, non avrebbe nascosto ai collaboratori più stretti la sorpresa per quanto letto, facendo fatica a nascondere l’arrabbiatura. Medesimo imbarazzo nel Pd, primo azionista della maggioranza, e nelle liste civiche che sostengono Salvetti.

Soprattutto dopo l’affondo di Arcigay Livorno: «Siamo enormemente costernati e disorientati dalle parole scritte dall’assessore. Ci fa specie sapere che queste parole siano state scritte da chi ha la delega amministrativa alla cultura. Cultura che per noi è l’unico antidoto contro i pregiudizi, gli stereotipi e l’odio di cui la comunità LGBTQIA+ è da sempre oggetto». Poi rivolgendosi all’assessore Lenzi: «Ribadiamo con forza che le persone transgender esistono e che non è il sesso assegnato alla nascita a fare di una persona una donna, un uomo o qualsiasi altra identità di genere con cui una persona si identifica e si afferma». E infine: «Anche alla luce degli impegni importanti che l’amministrazione si è sempre assunta davanti alle nostre istanze, chiediamo al sindaco, alla giunta, alla maggioranza che la sostiene e alle forze di opposizione di prendere fermamente la distanza dalle parole dell’assessore Lenzi e ne chiediamo le dimissioni». Alla stessa conclusione – la richiesta di dimissioni – arrivano anche le opposizioni: M5S, BL e Livorno Popolare. «È inaccettabile – scrivono che un rappresentante delle istituzioni utilizzi questi toni per riferirsi alla libera espressione artistica e, nella fattispecie, alla comunità trans. Le sue parole riecheggiano la stessa retorica discriminatoria e intollerante che per anni ha cercato di soffocare i diritti delle persone LGBTQIA+. Se Lenzi pensa che il riconoscimento dell’esistenza delle persone transgender o l’educazione alla diversità siano un “lavaggio del cervello”, allora ha perso di vista i valori di rispetto e inclusione che la cultura dovrebbe promuovere. Chiediamo con fermezza al sindaco e a tutte le forze di maggioranza: siete d’accordo con le affermazioni dell’assessore Lenzi? Condividete questa visione retriva e offensiva? Vi invitiamo a prendere le distanze e a difendere i valori di inclusione e rispetto che Livorno ha sempre sostenuto». l
 

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