Il Tirreno

Livorno

L'operazione

Viola il divieto di avvicinamento all'ex moglie: arrestato e liberato il “pugile” Hamza

di Stefano Taglione
Un arresto della polizia (foto d'archivio)
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Un arresto della polizia (foto d'archivio)

Il trentaquattrenne fermato in una sala slot vicino al luogo di lavoro dell’ex moglie: è anche imputato per l’omicidio di Denny Magina e per spaccio di droga

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LIVORNO. Avrebbe violato il divieto avvicinamento all’ex moglie impostogli dal tribunale. Per questo, nei giorni scorsi, i poliziotti delle volanti durante un controllo in una sala slot del centro hanno portato in caserma e poi arrestato il “pugile” Hamed Hamza, questo il suo soprannome, il trentaquattrenne tunisino già imputato per l’omicidio preterintenzionale di Denny Magina – il ventinovenne livornese precipitato poco più di due anni fa dal quarto piano di una casa popolare occupata ci via Giordano Bruno dopo essere stato colpito, secondo l’accusa, con un pugno – e per lo spaccio di droga che sarebbe andato avanti, nel corso del tempo, in quello stesso appartamento della Guglia, poi chiuso dopo la tragedia.

L’arresto

Hamza, che al momento per le sole presunte cessioni di cocaina avvenute nell’alloggio di Casalp ha la misura cautelare dell’obbligo di presentazione quotidiano alla polizia giudiziaria, stava giocando alle macchinette quando la polizia di Stato lo ha fermato durante un controllo di routine in una sala scommesse del centro, verifiche che sia la questura che il comando provinciale dei carabinieri organizzano con cadenza quasi giornaliera, soprattutto la notte, in vari quartieri della città. Gli agenti lo hanno accompagnato nella caserma “Vittorio Labate” di viale Boccaccio per ulteriori accertamenti, scoprendo solo dopo che non poteva stare in quella zona, avendo il divieto di avvicinamento all’ex moglie, che lavora in un’attività commerciale della zona. Per questo lo hanno arrestato in flagranza di reato per violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa. Hamza, stando a quanto ricostruito, non si sarebbe trovato lì per avvicinarsi alla donna, ma per altri motivi: giocare alle macchinette. La vicinanza della sala slot al locale, tuttavia, sarebbe inferiore rispetto alle distanza imposta dal giudice, ragion per cui era scattato il provvedimento restrittivo.

La liberazione

Hamza, nel primo pomeriggio di lunedì 30 settembre, è comparso davanti alla giudice per le indagini preliminari Tiziana Pasquali per l’udienza di convalida dell’arresto. Assistito dall’avvocata Barbara Luceri, l’arresto non è stato convalidato. La difesa, infatti, si è opposta sottolineando che il trentaquattrenne era stato portato in caserma per accertamenti generici. E che solo dopo, a seguito di una verifica nella banca dati, è emerso che in quella zona della città, a causa della decisione del tribunale, non ci sarebbe potuto stare. Motivo per il quale, l’arresto, non sarebbe avvenuto in flagranza di reato, ma successivamente. Mancando la flagranza, quindi, è stato liberato e rimane, a suo carico, comunque la denuncia, dato che si configurerebbe comunque lo stesso reato.

Chi è il “pugile”

Hamza, soprannominato “Il pugile”, era stato arrestato quasi due anni fa insieme al connazionale trentunenne Amine Ben Nossra per lo spaccio di cocaina nell’appartamento dal quale nella notte fra il 21 e il 22 agosto del 2022 è precipitato Denny Magina Entrambi, da tempo tornati in libertà con l’obbligo di firma dai carabinieri, sono a processo per questo reato (con il dibattimento che è in corso e l’ultima udienza pochi giorni fa rinviata per un legittimo impedimento) e per il concorso nell’omicidio preterintenzionale del ventinovenne livornese: il rinvio a giudizio c’è stato la scorsa estate e il dibattimento si aprirà fra poco più di un mese. Secondo la procura Hamza avrebbe colpito il ragazzo con un pugno (a inchiodarlo ci sarebbe un anello a forma di teschio che indossava, compatibile con una delle ferite della vittima), facendolo precipitare in strada. Denny, purtroppo, morirà poche ore dopo in ospedale. Ma il diretto interessato, al Tirreno, si è difeso: «Sono innocente, non ho ucciso Denny. Prima di morire mi ha abbracciato dicendomi: “Sei il mio amico, il numero uno”. Non capisco come mai le persone mi reputino un assassino, ma non è così: subito dopo la tragedia io, mia moglie e i miei due figli siamo andati in Tunisia, ma poi siamo tornati a Livorno. Se fossi io il colpevole pensate davvero che sarei tornato in Italia? No. Sono tornato per raccontare tutto ai carabinieri, perché io con l’omicidio non c’entro niente. Confido della giustizia, ma ho paura per la mia incolumità». Una paura fondata, visto che a Pasquetta era stato aggredito da un gruppo di persone proprio mentre tornava a casa, in monopattino, dopo aver firmato dai carabinieri. 

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