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Livorno, per il sottopasso di via Firenze la «situazione allagamento è difficilmente risolvibile»

L'allagamento di domenica 18 agosto con la rimozione dell'auto dei turisti tedeschi salvati
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L'allagamento di domenica 18 agosto con la rimozione dell'auto dei turisti tedeschi salvati

Servirebbe un tunnel per superare definitivamente i problemi. Se piove troppo le tre idrovore non riescono a togliere l’acqua. La spiegazione del consorzio di bonifica e il funzionamento attuale col semaforo

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LIVORNO. Un sottopasso stretto fra l’Ugione e la ferrovia. In un punto dove la strada, che quando piove forte scende sotto al livello del fiume, è ai minimi. «Lì non ci si doveva nemmeno costruire», dicono alcuni esperti. Peccato che proprio lì scorra uno dei più importanti assi viari della città, per altro alle porte dell’area industriale. E che, ogni volta che le precipitazioni sono un po’ più intense del solito, il sottopasso di via Firenze si allaghi sempre. È successo anche il 18 agosto, dopo una mezz’ora di pioggia comunque abbondante, che ha costretto soccorritori e dipendenti della protezione civile a intervenire per salvare una famiglia di turisti tedeschi – mamma, babbo e due bambini di due e quattro anni – rimasti bloccati, su un’Audi ibrida, in mezzo a 60 centimetri d’acqua e con l’auto che era andata in blocco, senza procedere più né avanti, né indietro. Chi era alla guida, in ogni caso, ha sottovalutato il pericolo e forse ha anche attraversato il sottopasso col semaforo rosso, che entra in funzione prima dell’attivazione delle tre idrovore, dalla capacità complessiva di 900 litri al secondo, durante l’allerta meteo regolarmente “al lavoro”.

Problema infinito

Un problema che va avanti da anni, quello relativo al sottopasso di via Firenze. «Si allaga sempre», dicono tutti i livornesi. Ed è così. A maggior ragione quando le piogge sono abbondanti. In caso di precipitazioni più forti del normale, infatti, le idrovore che raccolgono l’acqua dalla strada e la scaricano nell’Ugione non riescono a fare il proprio lavoro, dato che il livello di scarico va sotto quello del fiume stesso, rendendo l’opera impossibile e comportando il blocco delle pompe. Fra le idrovore e l’Ugione, in ogni caso, c’è una vasca di raccolta, piccola, che in futuro dovrà essere ampliata. «Ma è un palliativo – dice il presidente del Consorzio di bonifica Toscana costa, Giancarlo Vallesi – che non potrà certo risolvere definitivamente la situazione». La vasca, una volta piena, esaurisce il suo compito. E l’acqua, se non può andare nell’Ugione perché a sua volta oltre il livello di scarico, resta nel sottopasso fino al miglioramento delle condizioni meteorologiche. È per questo che il sottopasso rimane allagato anche per ore quando le piogge non danno tregua. «Bisognerebbe costruire un tunnel», dicono alcuni esperti ipotizzando una soluzione definitiva. «Noi possiamo inventarci di tutto e lo diciamo apertamente – le parole di Vallesi – ma non possiamo garantire di poter raggiungere un obiettivo, la soluzione definitiva, raggiungibile solo attraverso un lavoro collettivo e investimenti importanti. Quello che possiamo fare è trovare rimedi che possano fornire piccoli sollievi, anche perché sono criticità queste ormai decennali».

Come funziona oggi

Il consorzio di bonifica, che su disposizione della Regione è ente attuatore, ha previsto comunque un sistema per evitare problemi dal punto di vista della sicurezza degli automobilisti. «Le idrovore entrano in funzione dopo 11 minuti, questo è il tempo tecnico che ci vuole – spiega l’ingegnera Valentina Caponi, che lavora proprio per l’ente – ed è previsto che, in questo lasso di tempo, scatti il semaforo rosso, per evitare che le persone attraversino il sottopasso. Chiaramente, se non si fermano, noi o il Comune possiamo farci poco. Una volta che l’idrovora si attiva, e inizia a pompare l’acqua, pian piano il sottopasso viene svuotato. Può restare chiuso mezz’ora, un’ora, dipende dall’intensità delle precipitazioni, diciamo almeno altri 20-30 minuti. Domenica scorsa ha funzionato tutto benissimo, nonostante un black-out energetico della zona, che a noi non ha cambiato niente perché abbiamo dei generatori elettrici che si sono attivati. È entrato regolarmente in funzione anche lo sgrigliatore, un sistema che rimuove i detriti ed evita che facciano da tappo durante l’opera di svuotamento». 

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di Redazione web