Il Tirreno

Livorno

L’inchiesta

«Truffa in cinque fasi»: ecco il sistema Peiani. Sette aziende e nove indagati: chi sono

di Stefano Taglione
«Truffa in cinque fasi»: ecco il sistema Peiani. Sette aziende e nove indagati: chi sono

Per l’accusa c’erano «tre società scudo del gruppo Uappala»: accumulavano debiti e Inps e Inail non incassavano più soldi. Il tribunale ha disposto il sequestro di dieci milioni di euro: sigilli pure a una Porsche

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LIVORNO. Tre società «scudo del gruppo Uappala», l’azienda che gestisce anche il Grand hotel Palazzo. Che si occupano, secondo l’accusa, di assumere i dipendenti per le strutture gestite da Mirco Peiani, vengono gravate dai debiti perché «i ricavi non sono sufficienti neanche a sostenere i costi di esercizio» e nel frattempo iniziano a concordare piani di rientro con l’Inps che però, per il sistema che secondo la procura è stato ideato dall’imprenditore livornese, non riusciranno mai a soddisfare. Le aziende «scudo» si chiamano Jfb, Li.So e Work Up, ma sarebbero «solo formalmente nelle mani di terzi», facendo quindi sempre riferimento e Peiani.

L’indagine

È questo, stando alla ricostruzione della pm Sabrina Carmazzi, il cosiddetto “sistema Peiani”, dal nome del fondatore e procuratore speciale di Uappala Hotels indagato, dopo un’inchiesta della guardia di finanza, per una presunta associazione per delinquere in ambito turistico-alberghiero finalizzata alla truffa allo Stato, all’emissione e utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti e alla bancarotta insieme al trentottenne di Nola (in provincia di Napoli, dove è anche consigliere comunale) Alessandro Pastorino, al quarantatreenne napoletano Vincenzo Ambrosino (amministratori di fatto, secondo la procura, delle società di Jfb srls, Li.So. srls e Work Up srls), al sessantunenne Ciro Quaranta, originario di Grottaglie (Taranto) e residente a Milano, definito legale rappresentante di Vacanza italiana srl dal 4 luglio al 9 dicembre 2019. In totale, gli indagati, sono nove: il giudice per le indagini preliminari Marco Sacquegna ha disposto un sequestro di dieci milioni, che ha riguardato anche una Porsche Panamera e un’ Harley Davidson.

Le cinque “fasi”

Nel decreto di sequestro preventivo vengono descritte le cinque fasi della presunta truffa. «Peiani, con il fattivo ausilio di cinque collaboratori e all’occorrenza dei direttori delle varie strutture dove il singolo lavoratore dovrà essere impiegato – si legge – provvede all’attività selettiva del personale. Poi, nella seconda fase, «il personale selezionato viene assunto formalmente, sulla base delle disposizioni impartite da Peiani, dalle società Jsb e Li.So., e successivamente dall’ultima nata Work Up; delle assunzioni si occupano Ambrosino e Pastorino, con l’aiuto di professionisti di volta in volta individuati. Peiani decide e gestisce il livello e lo stipendio dei lavoratori, così come i trasferimenti fra le strutture ricettive, eventuali aumenti di retribuzione e proroghe dei contratti, a testimonianza indiscutibile del pieno dominio sulle azioni riflettenti un’amministrazione diretta e quindi sulle stesse società “cartiere” solo formalmente nelle mani di terzi». Poi c’è la terza fase, in cui «vengono stipulati plurimi contratti di appalto fra le società di Peiani e Jfb, Li.So. e Work Up, necessari per permettere formalmente ai dipendenti di svolgere la propria opera nelle attività imprenditoriali del cinquantasettenne livornese. Tuttavia, i contratti, non producono gli “effetti” legali loro propri e le previsioni contrattuali sono disattese poiché, in via principale, tali dipendenti rispondono direttamente alla struttura d’impresa di Peiani, non al loro formale datore di lavoro». Nella quarta fase le tre società «accumulano ingentissimi debiti contributivi e fiscali che sistematicamente omettono di adempiere».

Debito verso gli enti

Mentre la quinta e ultima fase vede Inps e Inail «chiedere le somme dovute, accordando rateazioni che consentono il temporaneo rilascio del documento unico di regolarità contributiva (Durc), ma proprio la sottofatturazione delle prestazioni offerte a Peiani determina un’inemendabile inconsistenza finanziaria e perciò l’incapienza di tali soggetti che, in nessun modo, potrebbero soddisfare tali crediti quand’anche coattivamente azionati dagli enti creditori». Impossibile, insomma, secondo la procura recuperarle. 

Sette aziende e nove persone sotto indagine

Oltre alle quattro persone indagate per la presunta associazione per delinquere (e alle sette società chiamate in causa: Calipso, Cortina Resort, Tuscany Wellness & Spa, Turismo Italia, Vacanza italiana, Uappala Hotels e Consorzio Acquisti Italia) nell’ambito della stessa inchiesta sono accusati di emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti la settantunenne Vincenza Romano (originaria di Saviano, in provincia di Napoli), il cinquantasettenne Luigi Pisano (nato in Germania e residente a Capodrise, in provincia di Caserta), la ventottenne Giuseppina Pisano (stessa città), la quarantaduenne Angela Iovine (di San Vitaliano, nella città metropolitana di Napoli) e Biagio Moriello, 61 anni, nato a Capodrise, in provincia di Caserta, e residente a Portico di Caserta, stessa area comprensoriale. Moriello è anche indagato, in concorso, anche per i reati di occultamento o distruzione di documenti contabili e bancarotta fraudolenta. Moriello, Iovine, Luigi e Giuseppina Pisano e Romano sono estranei all’associazione per delinquere.

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