Gioco
Mirco Peiani indagato, viaggio all’Hotel Palazzo (mezzo) sequestrato tra clienti e lavoratori in silenzio
Bagni in piscina e drink. Nell’albergo è come se il “terremoto” non ci fosse stato. L’inchiesta riguarda anche le assunzioni di 2.671 dipendenti della Uappala Hotels assunti irregolarmente
LIVORNO. Seduti al tavolo, sorseggiano un drink. Parlano tra loro in tedesco e indossano un accappatoio. Si godono la vista mozzafiato sui bagni Pancaldi e sulla Terrazza Mascagni, mangiando qualche stuzzichino. Poco distante, una giovane coppia fa il bagno nella piscina a sbalzo, mentre i più si rilassano sui lettini. Lì, al quinto piano del Grand Hotel Palazzo, il terremoto scaturito dall’indagine coordinata dalla pubblico ministero Sabrina Carmazzi non sembra essere percepito. Perlomeno non all’apparenza. Eppure tutti in città ne parlano di quell’inchiesta con al centro l’imprenditore livornese Mirco Peiani, il fondatore e procuratore speciale (di fatto con poteri pari a quelli dell’amministratore) di Uappala Hotels, indagato – insieme ad altre otto persone – per essere fra i promotori di una presunta associazione per delinquere in ambito turistico-alberghiero. L’accusa è di truffa ai danni dello Stato, all’emissione e utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti e alla bancarotta. L’inchiesta si riferisce agli anni compresi tra il 2018 e il 2020, anni in cui tra l’altro il gruppo Uappala Hotels avrebbe assunto in modo irregolare 2.671 dipendenti per un totale di 61.478 giornate di lavoro, in poco meno di un anno e mezzo. In particolare per quello che riguarda la ricerca del personale e la sua gestione: assunzioni, licenziamenti e nuove assunzioni dei dipendenti, attraverso tre società che fornivano al gestore della struttura, la Uappala Hotels appunto, camerieri, cuochi, facchini e portieri. Da qui il sequestro complessivo di 10,8 milioni di euro ai nove indagati con i sigilli apposti anche alla metà delle quote del Palazzo che fanno capo allo stesso Peiani.
Davanti alla porta d’ingresso, un facchino sta caricando dei bagagli da portare in camera. Oltrepassando il sontuoso ingresso è come fare un salto nel passato: si narra, infatti, che tra gli ospiti illustri dell’hotel vi fossero anche il re Umberto I e la regina Margherita di Savoia e che le piccole torri, sulla sommità dell’albergo, ospitarono Guglielmo Marconi (che proprio lì dentro eseguì alcuni esperimenti sul telegrafo) e anche il maestro Pietro Mascagni durante i suoi abituali viaggi in città.
Sul rooftop al quinto piano l’arredamento è moderno, tutti i tavoli sono apparecchiati con tovaglie bianche, ma soltanto pochi sono occupati. Gli ospiti sono perlopiù stranieri e i due camerieri in servizio si affaccendano rispondendo alle richieste degli ospiti. Gentili, ma di poche parole. D’altra parte sono proprio i dipendenti (e in particolare il modo in cui sarebbero stati assunti) il perno dell’inchiesta: nel 2020 fu una cameriera – che aveva firmato un contratto di assunzione con una delle società nel mirino degli inquirenti - ad affidare la sua testimonianza al Tirreno, raccontando di aver cambiando diverse tipologie di contratto: «Ogni due settimane c’era un nuovo contratto che cambiava da un giorno all’altro. Dopo lo stagionale sono passata part-time, poi a chiamata e infine ancora a tempo pieno. Ma le promesse erano diverse. Che mi avrebbero regolarizzato».
Ora nessuno vuole commentare il sequestro preventivo disposto dal giudice per le indagini preliminari Marco Sacquegna. Il cameriere toglie in fretta i piatti e i bicchieri dal tavolo, poi scuote il capo. In modo gentile, ma con fermezza. Più in là si sentono le urla di gioia di alcuni bambini che fanno il bagno in piscina, mentre una coppia si scatta dei selfie in quella location unica e li posta sui social. Il sole picchia e un uomo abbassa il tettuccio parasole del lettino per proteggersi dai raggi, sopra c’è scritto “Uappala Hotels” Lì il terremoto Peiani non è arrivato.
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