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Il commento

Oltre la morte di Cicce: agguantiamoci in mischia, una mano sulla spalla per resistere al dolore

di Federico Lazzotti
Oltre la morte di Cicce: agguantiamoci in mischia, una mano sulla spalla per resistere al dolore

Livorno è la città della memoria: tornei, striscioni, le pietre del ricordo ad Antignano. Abbracciati possiamo fare meta. E farci anche le domande giuste per evitare che accada di nuovo

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LIVORNO. Ora agguantiamoci. Uno all’altro. Uno per l’altro. Come succede in mischia. Come insegna il rugby. Stiamo più vicini. Ancora di più. Come mercoledì 14 agosto nello strazio. Come in campo. Come nell’ultima settimana, sulle montagne russe tra speranza e disperazione. Mettiamo una mano sul fianco del compagno e facciamoci forza. Davanti c’è un avversario più forte degli All-blacks: cattivo e senza cuore. Dobbiamo farlo per spingere più lontano le nuvole che ci fanno grandinare dentro. Anche oggi che è Ferragosto. Che è il Natale dell’estate. E invece di festeggiare, viene da piangere.

Solo così possiamo rinascere, guadagnare campo, costruire un gioco migliore e non precipitare nel buco nero dello strazio. O peggio rinunciare, abbandonarsi: lacrime, bestemmie, bandiera bianca. Meta per gli altri. Il baratro, davanti a certi dolori, a paure che nascondiamo perfino a noi stessi, è una montagna altissima. Senza apparenti appigli. In cui ci ritroviamo soli, persi in mezzo a un campo troppo grande. È così che ci sentiamo di fronte alla scomparsa di “Cicce” e al ricordo di chi prima di lui – e purtroppo sono tanti – ci ha lasciato quando aveva appena cominciato a giocare la sua partita. Oppure alla battaglia di “Gine”, sospesa da giorni tra qui e l’altrove.

Lo racconta bene la vignetta firmata da Tommy&Claudio che pubblichiamo a fianco. Un adolescente guarda l’orizzonte davanti alla Terrazza Mascagni, pensa a chi non c’è più e a chi lotta. Una mano si poggia sulla spalla e lo fa sentire meno solo. Come in mischia. Perché solo per mano, solo dando una mano all’altro, si può raggiungere l’Olimpo - le ragazze dell’Italvolley sul podio di Parigi ce l’hanno insegnato - oppure uscire dal tunnel come hanno fatto tanti giocatori che avevano perso la strada. Livorno è la città della memoria: tornei, striscioni, le pietre del ricordo ad Antignano. Abbracciati uno all’altro possiamo fare meta. E farci anche delle domande per evitare che accada di nuovo.
 

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