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Livorno

Il lutto

Livorno, in centinaia al funerale di Cicce: «Vivrà nelle persone che ha salvato»

di Martina Trivigno

	La folla che segue il feretro fuori dalla chiesa
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La folla che segue il feretro fuori dalla chiesa

L’ultimo regalo del 17enne morto in un incidente in scooter la donazione degli organi. Raccolta fondi degli amici per aiutare la famiglia

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LIVORNO. «La vita di Diego, anche se così breve, non è stata senza frutto». Dal pulpito, don Pablo cerca le parole. Guarda dritto negli occhi, colmi di dolore, i genitori e il fratello di Diego Norfini – per tutti Cicce – seduti in prima fila, in chiesa. E quegli amici, con indosso le t-shirt del Livorno Rugby under 18, che non riescono proprio a trovare un senso a quel che è successo. Perché la certezza è una: non rivedranno più il sorriso di Cicce, spento per sempre a soli 17 anni. E non sentiranno più il suono della sua voce, non condivideranno più con lui momenti spensierati, non scenderanno più insieme su un campo da rugby. Ma ora c’è una consapevolezza ancora più grande: altri vivranno grazie a Diego. «È un eroe», sussurrano gli amici tra le panche della chiesa durante il funerale. Cicce, il giovane pilone del Livorno Rugby under 18, ha infatti deciso di donare i suoi organi e di regalare una speranza ad altri. Quella speranza che il destino gli ha negato, quando all’alba di martedì 6 agosto è rimasto vittima di un terribile incidente stradale in via dell’Ardenza, di fronte all’ingresso della floricoltura Biricotti. Diego viaggiava in sella al suo scooter Kymko Agility 125 quando avrebbe perso il controllo del mezzo: gravissime le conseguenze dell’incidente, su cui sta indagando la polizia secondo la quale non sarebbero rimasti coinvolti altri mezzi, almeno secondo una prima ricostruzione.

Fin dal primo momento le sue condizioni sono apparse disperate, ma per i familiari e gli amici la speranza che il giovane riuscisse a uscire da quel tunnel di sofferenza è rimasta appesa a un filo. Ha lottato per una settimana in un letto del reparto di Terapia intensiva dell’ospedale di Livorno come tante volte aveva fatto sul campo, stringendo la palla ovale. Ma questa partita – la più importante di tutte – Cicce non è riuscito a vincerla. Ma guai a vederla come una sconfitta perché il giovane in qualche modo è riuscito a dribblare anche la morte, facendo in modo che la sua vita e il suo esempio proseguissero. Non più attraverso di lui, ma tramite chi riceverà i suoi organi. «Diego ha dato tutto di sé e voi sarete la testimonianza di questo gesto così importante – dice don Pablo durante la sua omelia – . Se n’è andato, è vero, ma la sola vostra presenza qui è una testimonianza di chi è stato Diego nella sua breve vita. Portatelo nel vostro cuore, nei vostri pensieri».

Emanuele Lottini è uno dei tanti amici di Diego. Uno di quelli – dice – che ha avuto la gioia e l’onore di conoscere Diego, condividendo con lui tanti momenti di sport e di vita quotidiana. Ieri pomeriggio era lì tra la folla in una chiesa troppo piccola per contenere un dolore così grande, gli occhi lucidi per le tante lacrime versate. È stato lui ad avere l’idea di lanciare sulla piattaforma Gofundme una raccolta fondi da devolvere alla famiglia per supportarla in questo momento difficile. «Ogni contributo, grande o piccolo, sarà un tributo alla vita straordinaria di Cicce e ci aiuterà a mantenere vivo il suo ricordo attraverso un gesto concreto e significativo», spiega. In poche ore il suo appello è diventato virale e sono stati raccolti (a ieri sera) circa 7mila euro. Ma adesso resta solo tanto dolore. Sul feretro, al centro della chiesa, c’è un mazzo di girasoli. Il colore giallo acceso stride quasi con la tristezza del momento, ma – spiegano gli amici – il mondo di Diego era pieno di colori, un concentrato di energia, solarità e gioia. Scendono le lacrime, le parole si fermano a metà. Poi arriva il momento di uscire dalla chiesa. Ed è lì che parte un lunghissimo applauso che vale più di molte altre parole, quelle che nessuno è riuscito a pronunciare. Il feretro oltrepassa la porta d’ingresso, portato a spalla dagli amici del rugby. Poi un grido squarcia il silenzio: «Cicce, Cicce, urrà». Ed è come essere in tribuna, sembra quasi di vederlo quel giovane pilone che corre. Ancora un ultimo scatto con la palla ovale in mano prima del fischio finale.l




 

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