Il Tirreno

Livorno

Il punto della situazione

Livorno, il paradosso del mare “eccellente” messo a rischio dai batteri

di Stefano Taglione
Bagnanti ligi sul moletto di San Jacopo quando c’era il divieto di balneazione (foto Silvi)
Bagnanti ligi sul moletto di San Jacopo quando c’era il divieto di balneazione (foto Silvi)

Dall’ultimo prelievo dell’Arpat enterococchi poco sotto il limite massimo A Gorgona la balneazione è invece proibita perché i batteri sono il doppio

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LIVORNO. Un punto di balneazione inquinato sui 25 totali, in questo caso a Gorgona, ma solo dopo che ieri pomeriggio i nuovi campionamenti di Arpat hanno dichiarato nuovamente “aperto” ai tuffi il moletto di San Jacopo, dove i batteri erano saliti a quasi quattro volte il limite massimo consentito. Poi c’è una terza località – risultata nella norma – in cui, comunque, il divieto di tuffarsi è permanente proprio per ragioni igienico-sanitarie: la foce del rio Felciaio. Se in questi giorni la Senna, il fiume che attraversa Parigi, è al centro del dibattito sportivo per le conseguenze sulla salute degli atleti olimpionici che vi si immergono per gare e allenamenti, le acque di Livorno – pur essendo definite “Eccellenti” dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana e quasi totalmente sotto i livelli di guardia – iniziano a presentare qualche problema sulla presenza di escherichia coli ed enterococchi intestinali, i batteri che l’ente rileva ogni mese per verificare se la balneazione sia sicura o meno.

I controlli

I controlli vengono svolti all’incirca ogni 30 giorni, da aprile in poi, nell’arco di quello che viene definito il periodo di balneazione. Fra Livorno, Gorgona e Capraia sono 25 i punti di prelievo: Calignaia, Quercianella, Calafuria, Rogiolo, Miramare - Maroccone, Amerigo Vespucci, Scogliera Lazzaretto, Bellana, Rio Felciaio (dove la balneazione è vietata per motivi igienico-sanitari), Rio Banditella, Antignano, Santa Lucia, Nettuno, Ardenza nord, Antignano sud, Ardenza sud, Accademia sud, San Jacopo, piazza Modigliani, Terrazza Mascagni, Gorgona - Torre nuova, Gorgona - Porto, Capraia nord, Capraia sud-est e Capraia porto. I tecnici regionali, con cadenza mensile, esaminano la purezza delle acque e, se il risultato è negativo, il Comune è costretto a imporne il divieto di balneazione fino a un rilevamento straordinario, effettuato generalmente due giorni dopo, se questo darà esito negativo (come è quasi sempre accaduto, per fortuna, e come è successo a San Jacopo). I valori limite degli escherichia coli, nel nostro territorio sempre nei livelli di tolleranza, sono di 500 unità ogni 100 millilitri d’acqua, mentre per gli enterococchi intestinali la soglia è 200. E sono questi ultimi ad aver superato i livello di guardia.

I problemi

Le ultime due ordinanze comunali sono state firmate proprio pochi giorni fa. La prima a Gorgona-Porto, dove l’Arpat nel prelievo di lunedì scorso ha rilevato 465 unità (oltre il doppio rispetto al massimo consentito) di enterococchi intestinali, mentre 20 era il valore degli escherichia coli. Al moletto di San Jacopo, invece, martedì scorso lo stesso batterio è arrivato a quota 708, mentre gli escherichia coli abbondantemente sotto i livelli di allarme (meno di dieci unità). Due giorni fa un nuovo campionamento, dove gli enteococchi si sono fermati a 146, con il bagno ritornato possibile. A giugno c’era già stato un superamento anche a Quercianella, seguito anche in questo caso dal divieto di balneazione temporaneo, con 341 enterococchi. Ma due giorni dopo la situazione era ritornata nella norma. È probabile che sarà così anche a Gorgona. Una presenza di enterococchi sotto la soglia limite è stata rilevata anche all’Accademia (63 unità), mentre 96 escherichia coli sono stati trovati pure a Capraia (nella parte nord).

I divieti permanenti

Arpat, sul proprio sito, illustra anche le località con i divieti di balneazione permanenti. Sono i porti di Livorno, Gorgona e Capraia, oltre ai porticcioli Nazario Sauro, di Ardenza, di Antignano e di Quercianella. A questi si aggiunge l’area dell’Accademia navale. Luoghi dove i campionamenti, siccome non ci si può tuffare, non vengono effettuati.


 

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