«Nel gabbione non si mangia», «Non tuffarsi», Pancaldi a Livorno il bagno dei divieti: «Clienti incivili, è per difenderci»
I cartelli sono affissi nei bagni, lungo la passerella e anche nelle docce: c’è chi ironizza sui social, ma anche chi si sente preso in giro
LIVORNO. «Severamente vietato urinare dentro le docce». «Vietato lavare i bambini nei lavandini». E ancora: «Nel gabbione non si mangia e non si beve». Queste alcune delle frasi scritte sui cartelli che da luglio tappezzano lo storico stabilimento balneare Pancaldi-Acquaviva. Che quest’estate stanno facendo discutere, ridere e arrabbiare: c’è chi ironizza, soprattutto sui social, ma ci sono anche clienti che non vogliono essere trattati come dei bambini. Due i primi cartelli apparsi, già a luglio: nel primo si vietava di entrare nelle due piscine dopo le ore 18, perché «ogni mattina vengono trovate in uno stato pessimo. Se ciò si verificherà nuovamente, la direzione chiuderà lo stabilimento alle ore 20».
Nel secondo, invece, si proibiva di avvicinarsi ai «natanti ormeggiati nel canale (patini, pedalò e moto d’acqua). Ogni giorno vengono trovati ormeggi staccati in mare. Se ciò si verifica nuovamente la direzione chiuderà lo stabilimento alle 20».
Ironia e non solo
Da qui, tutta una serie di divieti e impedimenti con cui la direzione dei Pancaldi ha tappezzato ogni angolo o quasi del bagno. «La questione non sta tanto nel contenuto dei cartelli, il più delle volte anche condivisibile, quanto nella forma, spesso piuttosto generalista e offensiva nei confronti dei frequentatori del bagno, che per la maggior parte adottano comportamenti corretti». A dirlo è un cliente abituale, che ai Pancaldi ha l’abbonamento, oltre alla cabina e all’ombrellone. Ma da buon livornese, il cliente non manca di sottolineare come l’iniziativa dei cartelli dei Pancaldi sia anche fonte di divertimento per i bagnanti. «Tutti parliamo di questi cartelli, è inevitabile. Dove ti giri ti giri vedi un cartello. E ci sarà anche chi è d’accordo –continua –. La maggior parte dei commenti comunque sono ironici. C’è la caccia al cartello».
I cartelli
Ma al di là dell’ironia, ai Pancaldi ci si chiede se sia il caso di affiggere dei cartelli in ogni angolo: «Questi cartelli fanno passare tutti i clienti come piccini o maleducati. Si dovrebbero controllare i comportamenti degli utenti e intervenire puntualmente, invece di mettere cartelli ovunque». Il bagnante poi aggiunge anche che «tutti si lamentano perché laddove c’è una situazione di pericolo, invece di mettere in sicurezza, ci si mette un cartello con scritto “pericolo, non appoggiarsi”. Non ci interessa il cartello, si deve intervenire con la manutenzione».
La replica
«Per alcune cose la nostra clientela è indisciplinata», afferma il gestore dei Pancaldi Piero Bonaventura. Ma per cosa esattamente? «I lavelli per sciacquarsi le mani e il viso il più delle volte vengono usati per pulire i piatti. E spesso troviamo le pile intasate. È per questo che abbiamo messo i cartelli ovunque», dice. Facendo presente anche che «il novanta percento delle volte che puliamo le pile le troviamo intasate, dal mangiare. C’è di tutto: pomodori, fagioli, ceci, pezzi di plastica. Tutta la roba da mangiare che avanza. Dobbiamo smontare spesso il tubo, e abbiamo dovuto comprare una sonda come quella che hanno da Tecnospurghi».
Non più felice il rapporto con i clienti che urinano nelle docce: «Riapriremo le docce in Acquaviva. Stavamo aspettando le controanalisi per la legionella, va tutto bene. Ma anche in queste docce si trova puntualmente odore di urina. E non sono i bambini che ce la fanno –chiosa-. Dalle torrette dei bagnini, i ragazzi vedono gli adulti entrare e uscire». Il personale quest’anno ai Pancaldi è stato già aumentato, ma tra i bagnini e chi fa le pulizie, non è possibile controllare cosa fanno tutti i clienti.
Non meno fermo è Bonaventura quando spiega i cartelli appoggiati alle balaustre davanti alle piscine: «Noi dobbiamo tutelarci. Qui è tutto in sicurezza. Il cartello sulla balaustra della piscina dei bambini più piccoli è lì per questo motivo, anche dato che i figlioli li mollano lì. È pericoloso tuffarsi da lì perché l’acqua è bassa, non perché la ringhiera sia pericolosa».
Ai clienti che si sentono trattati come degli infanti, Bonaventura quindi risponde che «sono alcuni di loro che si comportano come i bambini, non siamo noi a trattarli così. E i cartelli sono anche per gli adulti, non solo per i bimbi. I cartelli rimarranno, le persone devono capire che serve senso civico e che non si può fare cosa ci pare». E c’è chi già pensa al tema del prossimo cartello.
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