Gioco
«Non ho mai aggredito l’arbitro di scacchi»: il giocatore di Livorno si difende
L'uomo, 67 anni, squalificato un mese: «Ho giocato contro quella persona il 28 gennaio scorso: gli avevo mangiato un alfiere e mi ha chiesto la patta. Al torneo successivo l’ho visto passare e gli ho spiegato che a mio avviso non si era comportato bene».
LIVORNO. «Ho giocato contro quella persona il 28 gennaio scorso: gli avevo mangiato un alfiere e poi lui mi ha chiesto la patta. Non mi era sembrata una richiesta del tutto corretta, comunque poi mi sono distratto e ho perso. Al torneo successivo l’ho visto passare e gli ho semplicemente spiegato che a mio avviso quella volta non si era comportato bene, anche se lui non era d’accordo. Non l’ho aggredito e non sapevo neanche che in quell’occasione fosse l’arbitro».
Si difende così lo scacchista livornese di 67 anni squalificato per un mese dal giudice sportivo nazionale per aver aggredito – secondo l’accusa – un arbitro di scacchi (che è anche un poliziotto ndr) durante un torneo che si è disputato a Firenze il 24 marzo scorso. L’appassionato delle 64 caselle – che ha già scontato la squalifica e non ha fatto ricorso «perché non ho saputo neanche della decisione» – avrebbe «inveito verso il direttore di gara con fare minaccioso, per motivi che nulla avevano a che vedere col torneo in corso, arrivando al contatto fisico». Nel corso dell’alterco il sessantasettenne avrebbe «improvvisamente allungato la sua mano sinistra per afferrarmi dietro al collo», ha così scritto l’arbitro nel verbale. Anche se il diretto interessato nega l’aggressione.
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