Livorno, sul caso del Classico parla il prof Giannini: «Lo spostamento non è una sconfitta crescono gli iscritti ed è necessario»
Il docente di Storia e Filosofia: «È un piccolo successo di credibilità dell’istituto»
Livorno «Leggo riflessioni di amici di alto spessore culturale sulla vicenda classico, ma mi sembrano decontestualizzati. È vero quello che dice Bruni, gli studi classici vengono snobbati per una serie di ragioni che ha evidenziato con puntualità. Verissimo quello che dice Paolo Ruffini sulla rappresentazione storica dell’edificio. Ma occorre stare su un piano di realtà». Lamberto Giannini, docente di Storia e Filosofia, ci tiene a sviscerare la sua riflessione personale rispetto al prossimo (salvo ripensamenti) spostamento di alcune classi del triennio del Classico del liceo Niccolini-Palli in via degli Asili (circa 80 studenti).
«Nonostante gli studi classici, come sostiene Bruni, siano in crisi, a Livorno abbiamo un aumento di iscritti rispetto agli ultimi anni, quindi l’eventuale spostamento di sede non è il prodotto di una sconfitta ma di un piccolo successo di credibilità che l’istituto è riuscito a consolidare – fa presente Giannini che insegna all’istituto Storia e Filosofia – . All’aumento degli iscritti si può rispondere in due modi, dicendo no a qualcuno, cosa gravissima per una scuola pubblica, oppure cercare una succursale, che la Provincia, anche se in modo tardivo, è riuscita a trovare». Giannini parla del nuovo edificio di via degli Asili. «Il problema è che nel nuovo edificio che ci è stato assegnato non possono stare più di tot alunni; il piano di fattibilità porta alla scelta delle classi del triennio del Classico per una questione numerica di alunni per classe, non ad altro», prosegue. E non può mancare una riflessione rispetto all’identità del Classico. «È legata a tante cose, certamente anche all’edificio ma non solo a quello, perché sarebbe riduttivo. La Roma per due anni ha giocato lontana dall’Olimpico per la ristrutturazione, nel corso della storia sono state spostate capitali e spostati musei», aggiunge il docente. E ancora guarda al futuro, sottolineando che si tratta di uno spostamento temporaneo «che consentirebbe un’esperienza in un luogo tranquillo dove si potrebbe fare lezione con calma. La reazione diversificata di genitori e studenti mostra il legame affettivo che esiste con questa scuola, e questo per chi ci insegna è un valore. Partirà un tavolo per vedere se esistono soluzioni alternative, qualcuno dovrà andare nella succursale, e non deve partire l’idea che sia avvantaggiato, ma potrà vivere un’esperienza. Ho insegnato in altre scuole e le succursali hanno spaventato, all’inizio, ma sono diventate attrattive l’anno dopo».
«Nessuno voleva andarci, poi tutti volevano andarci. Trovo stimolanti le puntualizzazioni di Francesco e di Paolo, ma sono inevitabilmente viziate da una conoscenza non dettagliata della situazione, ed è giusto che non ci sia, mentre non rispondo a Perini», conclude il prof Giannini.
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