Vergogna a Livorno, pali d’acciaio conficcati negli scogli a pelo d’acqua: un pericolo per chi si fa il bagno
Ad Antignano alla spiaggia della Donzella il delirio subacqueo tra ormeggi abusivi e rifiuti
LIVORNO. Una ventina di paletti di acciaio, di circa un metro, conficcati negli scogli, sotto il pelo d’acqua. Molto pericolosi per chi nuota e va in acqua. Servivano per sostenere quella sorta di grande “ragnatela” lunga e larga metri fatta di catene, cavi, cime, gomene usata per anni e anni per ormeggiare abusivamente barche, natanti, tavole da windsurf. E per agganciare reti. Un sistema diventato “maldestra consuetudine”, invisibile agli occhi, nel senso che tutta questa vergogna sottomarina a cui col tempo si sono aggiunti rifiuti incredibili come pneumatici e barche affondate, era sott’acqua. Sedimentata sul fondale. Nello specchio d’acqua davanti alla spiaggia della Donzella, di fronte all’Hotel Universal per capirci.
“Era”, appunto. Si può parlare al passato. L’occupazione abusiva dell’area demaniale marittima qui finisce.
La maxi operazione di pulizia del fondale è in corso. È servito addirittura un escavatore per tirare via i picchetti conficcati. Ed esperti sub.
Sono giorni in cui la spiaggetta libera cittadina di Antignano è interdetta ai bagnanti per ragioni di sicurezza proprio per queste rimozioni nelle quali sono coinvolte più realtà ed enti cittadini
«Siamo riusciti a rimuovere tutte quelle attrezzature e mezzi che occupavano abusivamente l’area demaniale e a togliere anche tutti i materiali e rifiuti sommersi ancorati al fondo- spiega l’ingegner Lorenzo Lazzerini dirigente del settore Protezione Civile e Demanio - Tutto questo sarà avviato a trattamento nel più breve tempo possibile».
Cumuli di materiali e rifiuti tolti dal fondale che vanno ben oltre quello che gli addetti ai lavori si aspettavano. Lo stesso intervento dell’escavatore non era preventivato inizialmente: una fascia sulla benna, si fissa al paletto conficcato e il braccio del mezzo tira. Solo così il mare viene ripulito da quei pericoli.
«C’è da dire che oltre alla salvaguardia ambientale e dell’ecosistema marino - aggiunge - adesso l’area torna fruibile a tutti e in sicurezza». Tanti passanti si fermano e guardano le operazioni di pulizia in corso (già da 5 giorni).
C’è anche qualche abituée di quel fazzoletto di spiaggia e tra i racconti “storici” più curiosi salta fuori un personaggio del passato chiamato “Biscottino” che frequentava l’arenile. «Ti fermavi chiedevi a lui i ricci di mare, lui te li raccoglieva lì davanti e te li vendeva». Vox populi.
Insieme al Settore Protezione Civile e Demanio e all’assessora Viola Ferroni sono diverse le forze che si sono unite per riportare una situazione di sicurezza e di legalità marina, in uno specchio d’acqua frequentato da molte famiglie.
«Tutto questo è stato possibile grazie alla collaborazione con la Capitaneria di Porto in particolare col capitano di corvetta Francesco Marsili della sezione Polizia Marittima, Ambiente e Difesa Costiera, la dottoressa Barbara Saliva dell’Ufficio Rifiuti e Igiene e il fondamentale ausilio della ditta Abate, di Sea sub, Giuliani Piero e della Labromare», chiude il dirigente.
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