Livorno, prima mossa del Salvetti bis: un manager alla sicurezza come Milano
L’identikit porta all’ex questore Paolo Rossi andato in pensione a febbraio. Il sindaco cambierà anche due o tre assessori in giunta: «Ecco le priorità»
LIVORNO. La prima mossa del secondo mandato di Luca Salvetti è la nomina di un delegato alla sicurezza della città. Una figura ibrida, più consulente specializzato che assessore, ispirata alla scelta del sindaco di Milano Beppe Sala quando ha chiamato nel medesimo ruolo l’ex capo della polizia Franco Gabrielli.
Il security manager – confermano dal Comune – sarà inserito nello staff del progetto “Livorno sicura” del quale fanno parte lo stesso primo cittadino, la comandante della municipale e il dirigente della Protezione civile. Tutti gli indizi sul nome – anche se non ci sono conferme ufficiali – è quello dell’ex questore Paolo Rossi, livornese, 65 anni da Antignano, dal febbraio scorso in pensione dopo aver guidato le questure di Prato, Pisa e Cagliari. Ma soprattutto per vent’anni alla polizia di Livorno dove è stato al vertice della squadra mobile e poi della Digos nel periodo più caldo del tifo calcistico. Toccherebbe a lui, nell’idea di Salvetti, rendere più sicura Livorno. O almeno aiutare a migliorarne la percezione agli occhi dei livornesi che si lamentano – spesso a giusta ragione – di episodi di micro criminalità: furti, danneggiamenti, risse. Ma anche riguardo l’abbandono di rifiuti e più in generale del decoro urbano. La trattativa tra Salvetti e Rossi, a quanto pare, sembra alle battute finali, e l’ex questore con la passione per il mare e la pallacanestro, potrebbe prendere servizio il primo luglio.
Il piano Salvetti
Incassato al primo turno il via libera al secondo mandato, l’agenda del sindaco è già piena di impegni. Racconta il primo cittadino facendo il bilancio del voto con i giornalisti: «Oggi incontrerò il direttore generale, poi c’è il tavolo della maggioranza. La nuova giunta? Cinque anni fa la nominai dopo otto giorni, stavolta vorrei fare meglio». Aggiungendo -citando Boskov - che «squadra che vince non si cambia». Anche se nella giunta qualcosa cambierà: si parla di due o tre assessori. «Tutti - dice parlando della giunta - hanno dato il massimo. Abbiamo condiviso mille emozioni in questa stanza: dalla pandemia a dodici navi di migranti da gestire, fino alle allerte meteo. Potessi nominare venti assessori ripartirei da questi nove». Alcuni però lasceranno «ma potranno comunque dare il loro contributo», aggiunge.
L’analisi del voto
Dopo aver dato un’occhiata ai numeri del consenso Salvetti ripete come il successo al primo turno sia stato «qualcosa di super straordinario» perché un conto è farlo in un paesino, altra cosa «in una città di 150mila abitanti». Certo, c’è il tema dell’astensionismo «ma io non mi avventuro nelle analisi, visto che sono stato l’unico che ha fatto un appello al voto al di là delle convinzioni politiche». Poi l’analisi del ModelloLivorno 2.0. «Il 2024 rispetto al 2019 significa il coronamento di questo progetto politico. Cinque anni fa era l’idea del grande partito che parla con il civismo. Ora il mondo del civismo ha acquisito forza senza indebolire il Pd, ma avvicinando un universo che non c’era».
C’è un altro aspetto che il sindaco vuole sottolineare e riguarda il nuovo consiglio comunale: «Nella nostra coalizione ci sono otto nuovi consiglieri e nove under 35, mentre altrove vedo sempre gli stesi volti. Questo è anche dimostrazione di rinnovamento. Così alcuni degli anziani tra cinque anni potranno andare a guardare i cantieri senza pensieri».
Frecciatine e futuro
Due le frecciatine agli sconfitti. Una per ogni coalizione. La prima per Guarducci. «Dice che in città c’era molta delusione, forse gli scontenti erano tra i sedicimila che lo hanno votato». Poi su Barale: «Ha spesso usato o fatto usare toni aggressivi, dallo slogan dopo Salvetti, ai pupazzi creati con l’intelligenza artificiale. Forse lo spin doctor ha commesso un errore. Ecco perché valuto con grande apprezzamento la decisione di farsi da parte». Mentre su Vaccaro dice: «Squisita nel suo saluto dopo la vittoria tanto quanto è stata pungente e aggressiva nei cinque anni in consiglio».
Infine sul futuro chiude con una battuta: «Tutte le difficoltà le abbiamo avute nel primo mandato: pandemia, migranti, Pnrr, mareggiate mai viste e crisi energetica. Se non arrivano le cavallette, il secondo si fa di giorgina (colpo di tacco ndr), dando una accelerata alla crescita di Livorno con una priorità: diminuire il divario tra chi ha una qualità della vita alta o accettabile e chi invece soffre. Questo attraverso assistenza, scuola, servizi e sanità. Così chi sta male si sentirà preso in carico e meno solo».
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