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Livorno, il declino delle baracchine. Il titolare di Alpe: «Così è crollato il nostro sogno»
Riccardo Spazzini ha gestito il bar-ristorante sul viale Italia per 14 anni: «Con noi aperti le piazzette erano piene di vita»
LIVORNO. Un tempo non era come adesso. Anzi. «Con noi tutti aperti, nelle piazzette a mare c’era vita». Un tempo era diverso. «La zona era più illuminata e più sicura». Ma c’è un aspetto che non è mai cambiato: «Quelle strutture hanno avuto problemi fin dall’inizio, tra infiltrazioni e il resto». Riccardo Spazzini ha gestito la baracchina Alpe sul viale Italia, che era bar e ristorante, per 14 anni. La sua concessione, come le altre, ha preso il via nel 2004, poco dopo l’inaugurazione delle baracchine a firma dell’allora giunta Lamberti. «Abbiamo chiuso nel 2018 – racconta –. O meglio, ci hanno fatto chiudere quando è crollato un soffitto». In 14 anni sul lungomare, quelli dell’ex baracchina Alpe ne hanno viste di cose. Compreso il lento sgretolamento delle strutture.
«Prima c’era vita»
Spazzini si ricorda dei tempi passati. Quando nelle tre piazzette, allora caotiche, risuonavano le voci dei clienti e le giornate erano scandite dal suono delle tazzine da caffè. «Avevamo ridato vita al lungomare – racconta –. Stavamo aperti fino a tardi rendendo la zona più sicura e, certamente, meno degradata di com’è ora». Certo, qualche criticità nella struttura c’è sempre stato. «Quando siamo entrati i problemi di infiltrazione esistevano già, ma pensavamo che pian piano sarebbero stati risolti». Tuttavia così non è stato. Anzi, col passare del tempo e delle intemperie i problemi sono aumentati.
«Via dopo il crollo»
Le baracchine hanno iniziato a perdere pezzi e anche i piloni d’appoggio della struttura hanno iniziato a mostrare segni di cedimento. «I pilastri erano mangiati, pioveva nella cucina e anche nei bagni. Dal cartongesso sul soffitto si infiltrava l’acqua e, quindi, a un certo punto il soffitto è crollato». È successo nel 2018. «Vennero i vigili del fuoco e poi dovemmo chiudere». Per sempre e anzitempo, considerando che la concessione scadeva nel 2022. La questione, a quel punto, si è spostata in tribunale, col contenzioso avviato col Comune di Livorno. E non è l’unica causa aperta, questa, che riguarda i titolari delle concessioni.
I ruderi
Fatto sta che delle nove attività che all’inizio degli anni Duemila erano aperte nelle baracchine del lungomare, col passare del tempo ne sono rimaste cinque, poi quattro, poi due. Cioè quelle attuali: la gelateria La Grotta Blu e la friggitoria L’Onda. Nel frattempo è stato demolito l’ex Tiburon e le baracchine da sei sono rimaste cinque. Per lo più ruderi con problemi di stabilità. Come peraltro dimostrano i crolli di materiale che, regolarmente, vengono registrati in quella zona. E dopo gli interventi dei vigili del fuoco, vengono sistemate le transenne per evitare che qualcuno si avvicini a strutture che della vecchia identità conservano solo il ricordo impresso su vetrate sbiadite.
È sulle ceneri di queste armature lignee, comunque, che dovrebbero sorgere le nuove baracchine. Meno numerose. Dal design più moderno e costruite con un materiale che sia più resistente, in grado di renderle meno instabili.
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