Gioco
Livorno, baracchine: tempi del progetto incerti e intanto rimangono le transenne
Niente più bar, nelle piazzette a mare sono rimaste aperte solo gelateria e friggitoria
LIVORNO. Le scale non ci sono più e il legno divorato dal tempo cade giù pezzo dopo pezzo, lasciando a vista nient’altro che scheletri arrugginiti. Ruderi con un passato fatto di vita e speranza. Ruderi in cerca di un futuro ancora da costruire. Un tempo nelle sei baracchine sul lungomare c’erano nove attività. Poi cinque. Poi quattro. Alla fine del 2023 hanno chiuso bottega Zanzibar e Il Delfino. E ne sono rimaste due. Resistono, friggitoria L’Onda e gelateria Grotta Blu, ma «qui sono mesi che non si vede più nessuno – dice Andrea La Bruna, titolare della gelateria La Grotta Blu –, sarebbero dovuti venire a riparare la struttura. E questo a ottobre. Invece niente». Anche perché nell’agosto scorso, pochi metri sopra il suo ingresso, ha ceduto una scala di legno. Quel pomeriggio fu scandito da un viavai infinito di polizia municipale e vigili del fuoco. Poi è stata transennata mezza piazza. E le transenne sono ancora lì. Per sicurezza. Perché se dovesse crollare parte di una parete o di un soffitto non sarebbe la prima volta. Sono ancora lì a costellare tre piazzette dove adesso non ci sono più né bar né ristoranti.
Il progetto
Per quelle baracchine nate nel 2003 dal sogno di un lungomare diverso, il Comune un progetto ce l’ha. E vale sei milioni di euro. Vuole demolirle tutte. Per poi ricostruirne altre. Solo tre però: una davanti al moletto Nazario Sauro, una davanti allo scoglio della Regina e uno davanti all’Acquario. O meglio, nelle intenzioni la ricostruzione dovrebbe avvenire attraverso un sistema di partenariato tra pubblico e privato. Sarà il nuovo gestore a presentare e realizzare il progetto, accollandosene i costi per poi scorporarli via via dal valore della concessione la cui durata dovrà essere stabilita in sede di bando d’assegnazione. Il tutto non a proprio gusto personale, ma seguendo le linee guida contenute nel masterplan del Comune, quello che abbraccia la conformazione complessiva del lungomare dai Cantieri fino a piazza San Jacopo in Acquaviva. L’ingranaggio da attivare per avviare questo meccanismo di rinascita dalle ceneri è la pubblicazione del bando per l’affidamento della prima baracchina, quella davanti all’Acquario. Così, quanto meno, era stato detto quando è stato illustrato quel piano. Annunciato per la fine dello scorso anno, ma sul bando, a quanto risulta, c’è ancora del lavoro da fare.
Lungomare mausoleo
Nel frattempo il lungomare è il mausoleo di capanne fatiscenti. Con le assi portanti scolorite dal sole e diventate spugne di pioggia. Con stanze mezze chiuse e mezze aperte, sottosopra. Con il silenzio dell’assenza laddove un tempo c’era la vita. Prima del suo sgretolamento, la piazzetta del Tiburon era una passerella. Anni fa, per fare alcuni esempi, nelle baracchine c’erano l’ex Chalet Mauri e l’Alpe. Lo Zanzibar e il Delfino. Chiuse, queste ultime due con concessioni scadute, tra il settembre e l’ottobre dell’anno scorso. E quella che sta per arrivare sarà un’estate senza bar nelle baracchine. La prima. Poi, tra edifici la cui identità fa capolino dal passato attraverso vetrate ingiallite, ecco spuntare le sedie e i tavoli della friggitoria e della Grotta Blu. «La nostra concessione scade nel 2027 – dice La Bruna –. Ma stiamo aspettando ancora di capire che cosa succederà». Saranno demolite, le baracchine rimaste sul lungomare? E, soprattutto, quando?
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