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Dal fiammingo Osvald all'italiana Peroni, viaggio nella storia della birra a Livorno

Dal fiammingo Osvald all'italiana Peroni, viaggio nella storia della birra a Livorno

Il libro dell'imprenditore Claudio Norfini: "E in via De Larderel ci sono ancora le iniziali di Ottavio Kieffer della storica birreria Gambrinus"

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Livorno Un giorno la signora Norfini perse la pazienza e gridò al marito: “Basta: o me o la birra!” Non si riferiva a presunti eccessi alcolici del coniuge ma all’hobby del marito Claudio, collezionista di lattine, che ne teneva in casa circa 500. Il diverbio familiare si risolse con un compromesso ovvero l’affitto di un container dove ad oggi Claudio Norfini, titolare di una nota azienda di infissi cittadina e cultore della storia cittadina (è il referente del sito Fb “Livorno com’era”) conserva circa 1.600 lattine di birra provenienti da tutto il mondo. Lui ha di recente pubblicato “La storia della birra a Livorno” (chi fosse interessato all’acquisto può scrivere a claudio.norfini@gmail.com), un volumetto di ricerca delle origine del commercio della bevanda in città. «È nel contesto delle Leggi Livornine – racconta Norfini -che Cosimo Secondo, Granduca di Toscana, il 24 marzo del 1615 con proprio atto deliberò: “Volendo favorire tutti coloro che cercano di introdurre ne’ nostri stati nuovi exercitii (esercizi commerciali ndr) avvertendo alle preci di tal Humfrodo Aldington inghilese”, in pratica autorizzava lo stesso Aldington a “introdurvi l’arte del fare birra e cervosa, seminare orzi,piantar luppori”».

«Aldington a parte – racconta Norfini – il mercato della birra fu comune appannaggio di altri commercianti facenti parti delle “nazioni” nordeuropee come il fiammingo Giovanni Martino Osvald con la sua “bottega” vicino al Monte di Pietà. Èdel 1872 la richiesta di un altro inglese, tale Baker, di poter ampliare il proprio terreno in zona San Iacopo per ampliare i locali. La prima birreria di una certa importanza – prosegue Norfini - nasce nel 1832 grazie al prussiano Cristiano Meyer, prima sull’Aurelia e poi in via Leopolda, attuale via Ricasoli». Meyer ebbe problemi con il “l’ufficio igiene” dell’epoca che gli intimò di non gettare più gli scarti della lavorazione della birra nella pubblica fogna per gli odori nauseabondi .

Lasciò gran traccia di sé il maestro birraio austriaco Guglielmo Ottavio Kieffer con la sua birreria “Gambrinus” (così chiamata in onore al re fiammingo della birra) in via De Larderel. Qui resiste ancora il cancello di ferro con le iniziali del birraio che oggi riposa nel cimitero Olandese Alemanno in via Mastacchi. L’attività fu poi rilevata dalla famiglia di origine già svizzera e poi di Chiavenna De Giacomi alla quale va il merito della nascita del marchio “Birra Livorno». All’inizio del ’900 il gruppo italiano Peroni si accorda con i De Giacomi per rilevare l’attività per poi edificare l’ “imbottiglificio”: l’area coincideva con l’attuale piazza Ognissanti tra via Chiellini e via Mentana attivo sino al 1979. «Già nel nostro Dna vi era la passione della birra:gli etruschi adoravano la dea Ceres, vi dice niente?», chiude lui che cura pure il sito web “oggettistica di birra” .l


 

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