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Storia di Ludwig Guttmann: a Livorno il generale Riccardi e il libro sull'inventore delle Paralimpiadi

Storia di Ludwig Guttmann: a Livorno il generale Riccardi e il libro sull'inventore delle Paralimpiadi

L' uffiiale dell'Arma e scrittore all'incontro del Serra Club

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Livorno Generale, romanziere, giornalista. Il comandante della Legione Trentino-Alto Adige dei Carabinieri Roberto Riccardi il 6 febbraio a Livorno, alle 17, alla sala della Provincia per una conferenza pubblica, organizzata dal Serra Club di Livorno presieduto da Emanuele Tattanelli. L’alto ufficiale dell’Arma, oltre ad essere un alto ufficiale dell’arma, è anche conosciuto come scrittore, avendo pubblicato diversi libri e ottenendo importanti riconoscimenti di critica.

Il tema che tratterà nell’incontro pubblico riguarda proprio il titolo di un suo libro: “Un cuore da campione, storia di Ludwig Guttmann”.

All’incontro sono stati invitati numerosi rappresentanti delle associazioni sportive dei diversamente abili. «Intendiamo dare la massima rilevanza possibile a questa tematica di fondamentale importanza educativa, formativa e sociale», dicono dal Serra Club livornese.

Guttmann aspirava ad essere un neurologo per curare le lesioni spinali e così aiutare gli altri, ma nel 1938, dopo la notte dei cristalli, capì che la situazione degli ebrei in Germania stava rapidamente precipitando.

Il fatto di essere uno dei medici più stimati del paese non avrebbe salvato lui e la sua famiglia dalla deportazione. Raggiunse così l’Inghilterra, e qui avviò una rivoluzione che avrebbe cambiato per sempre l’approccio alla paraplegia. A Stoke Mandeville, l’ospedale nel Berkshire che iniziò a dirigere nel 1944, i feriti di guerra non avrebbero incontrato né avversione né commiserazione. Questi giovani, per lo più piloti della Raf impegnati a difendere l’Europa dalla minaccia nazista, erano “il meglio degli uomini” e non meritavano di marcire in un letto. Alla disperazione e ai sedativi, Guttmann preferì l’attività sportiva, l’aria fresca, la gioia dei rapporti umani. I ragazzi che la guerra aveva drammaticamente segnato, tornavano alla vita grazie all’entusiasmo di una sana competizione. L’anno della svolta fu il 1960: grazie al medico italiano Antonio Maglio i “giochi di Stoke Mandeville” approdarono a Roma, in occasione della XVII Olimpiade. Nacquero così le gare paralimpiche, una rivoluzione che oggi sopravvive nella determinazione degli atleti paralimpici, nel grido di gioia di Bebe Vio e nella forza indomita di Alex Zanardi.


 

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