Il Tirreno

Livorno

Il processo

«Si strusciava sul bus alle alunne»: chiesti 5 anni per un 71enne. Gli episodi sarebbero avvenuti sulle Lam

di Stefano Taglione
Una Lam rossa e una Lam blu in piazza Grande (foto d'archivio)
Una Lam rossa e una Lam blu in piazza Grande (foto d'archivio)

Livorno, l’uomo è accusato di violenza sessuale. In aula hanno parlato le presunte vittime: «Appoggiava il bacino al mio fondoschiena»

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LIVORNO. Avrebbe seguito le alunne delle superiori mentre andavano a scuola in bus strusciando, in più occasioni, le sue parti intime contro le loro. Tanto che in un’occasione – come ha raccontato in tribunale un testimone oculare, il padre di una ragazzina – una studentessa gli avrebbe urlato «Sei un porco, finiscila». Mentre a una delle vittime, una quindicenne avvicinata a una fermata della Lam rossa alla Rosa, avrebbe pure proposto di andare a prendere un gelato.

Le accuse

La pubblico ministero Antonella Tenerani ha chiesto cinque anni di reclusione per violenza sessuale nei confronti di un settantunenne livornese, accusato del pesante reato nei confronti di tre alunne, tutte minorenni. La sentenza sarà pronunciata fra qualche settimana, dato che il collegio giudicante (presidente Gianfranco Petralia, a latere Rosa Raffaelli e Martina Graziani) ha rinviato la discussione per l’arringa difensiva dell’avvocata dell’imputato, la piombinese Eleonora Montagnani, all’ultima udienza sostituita dalla collega Elena Parietti. La legale, almeno in questa fase, contattata dal Tirreno preferisce non rilasciare dichiarazioni. Gli episodi, sui quali hanno indagato i carabinieri, sarebbero avvenuti tutti di mattina, sulle Lam rosse e blu, all’incirca in un arco temporale di 15 giorni nel novembre 2018. Dopodiché, dopo una denuncia della madre di una ragazzina, non si sono più ripetuti.

«Ho sentito il contatto»

Una delle vittime ascoltate in aula – una livornese che oggi ha 19 anni e all’epoca dei fatti ne aveva 15 – ha raccontato di «aver percepito il contatto con le parti intime dell’uomo». «Sia quando il bus era pieno, sia quando non lo era – le sue parole – lui si avvicinava molto, appoggiandosi alla mia gamba. Sarà successo una decina di volte, sempre sulla Lam blu, ma all’inizio non me ne rendevo conto, visto che l’autobus era pieno e pensavo che mi si mettesse accanto per mancanza di spazio. Quando si è ripetuto anche a pullman vuoto, invece, ho capito che lo faceva volontariamente». A quel punto, la ragazzina, gli ha scattato una foto e ha subito raccontato dell’accaduto alla madre. Che una mattina è salita a bordo con lei. In quell’occasione, la signora, avrebbe visto l’uomo appoggiarsi con il bacino sul fondoschiena di un’amica della figlia: «Io però non mi sono accorta di nulla – le parole della seconda vittima ai giudici – perché ero girata dall’altra parte e stavo parlando con un amico. Poteva trattarsi di chiunque, poi ho sentito la madre della mia amica apostrofarlo e accusarlo. Gli ha detto: “Smetti di comportarti così, hai una certa età”. Cosa ricordo? Un contatto, forse una spinta, non saprei se con la mano. Quel signore l’avevo già visto diverse volte».

«Prendiamo un gelato»

Un’altra ragazzina – oggi ventenne, all’epoca sedicenne – lo avrebbe invece conosciuto a una fermata vicino casa. La giovane non conosce le prime due alunne che sarebbero state molestate e, fra l’altro, andava pure a scuola su un bus diverso: la Lam rossa. «All’inizio mi sembrava un anziano come tanti altri, ci parlavo – ha raccontato in veste di testimone – ma poi ho notato una certa insistenza, quindi cercavo di non rispondergli. Mi chiedeva dove abitassi, che scuola frequentassi. Lui mi raccontava di parlare lo spagnolo, di abitare vicino al nautico e che la mattina andava a fare la spesa. Se io mi sedevo, lui mi seguiva, mentre quando ero in piedi appoggiava il bacino sulle mie parti intime, come il fondoschiena. Cercavo di andar via, di sottrarmi. È capitato anche che allungasse le mani, strusciando, non palpeggiando. Mi sono spaventata molto quando una mattina mi ha chiesto di andare a prendere un gelato con lui».

L’intervento del padre

Dopo la proposta la ragazza racconta tutto a suo padre. Che si apposta con lei alla fermata e sale a bordo. In quel frangente, il genitore, vede l’anziano all’opera. «Non so come, ma sono riuscito a trattenermi – le sue parole in tribunale – e ho visto ciò che faceva, scattandogli anche delle foto. Prima di salire sul pullman, fra l’altro, aveva pure la cerniera dei pantaloni aperta. Quando mia figlia si è seduta, lui è si è avvicinato a un’altra ragazzina, anche lei minorenne, che lo ha allontanato dicendogli: “Finiscila, sei un porco”. Ho avuto l’impressione che lo avesse già visto, che lo conoscesse già per queste cose. Poi è sceso in piazza Grande».

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