Il Tirreno

Livorno

Il caso

Livorno, condannato l’imprenditore Samuele Scarpa: «Ha oltraggiato i vigili»

di Stefano Taglione
A sinistra un frame del video virale, con un vigile accerchiato da Scarpa e da altre persone. A destra la conferenza stampa organizzata poche ore dopo in Comune dal sindaco Luca Salvetti con Scarpa e Massimiliano Caleo
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A sinistra un frame del video virale, con un vigile accerchiato da Scarpa e da altre persone. A destra la conferenza stampa organizzata poche ore dopo in Comune dal sindaco Luca Salvetti con Scarpa e Massimiliano Caleo

Quattro mesi di reclusione per aver offeso tre agenti. Il video degli insulti davanti alla Baracchina diventò virale

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LIVORNO. Condannato a quattro mesi di reclusione. E a risarcire, per un importo che per il momento è solo provvisorio, i tre agenti della polizia municipale offesi durante un controllo alla Baracchina rossa (con tanto di video diventato virale) per 1.000 euro ciascuno. Visto che poi – come annunciato in aula dallo stesso avvocato delle parti offese, Ettore Puppo – «con ogni probabilità ci sarà anche un processo davanti al giudice civile».

La sentenza

L’imprenditore livornese Samuele Scarpa – 48 anni e collaboratore della Baracchina rossa – è stato ritenuto responsabile del reato di oltraggio a pubblico ufficiale. Per lui, la giudice Rosa Raffaelli, ha ritenuto sufficiente il minimo della pena, come richiesto dal pm, concedendo le attenuanti generiche e disponendo il pagamento delle spese processuali sostenute dalle parti civili, i vigili che presero parte al controllo sul rispetto della concessione per il suolo pubblico del bar, del quale comunque Scarpa non ha quote (solo la moglie, come spiegato dalla sua avvocata Anna Francini durante le conclusioni del processo, all’epoca dei fatti ne era socia). Le parti civili, che avevano visto respinta la richiesta di sequestro di 30.000 euro all’imprenditore, avevano chiesto 15.000 euro di risarcimento a testa e una provvisionale di 5.000. Per ora ne hanno ottenuti mille. Il ristoratore, due anni fa, era stato condannato a quattro anni e mezzo per bancarotta fraudolenta (l'accusa era di non aver versato le tasse e i contributi, mentre si sarebbe pagato consulenze per 25.000 euro ndr), mentre più recentemente per un procedimento analogo – oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, sempre per delle offese alla municipale, in questo caso ai colleghi dell’edilizia – ha scelto i lavori di pubblica utilità come volontario alla Misericordia di Antignano, dove guiderà gli autobus del trasporto sociale quale condotta riparatoria e dovrà donare 400 euro alla Caritas.

Le accuse

I fatti contestati nel procedimento penale concluso ieri pomeriggio risalgono invece alla mattina del 21 maggio 2020, quasi quattro anni fa, quando fuori dal locale del lungomare Scarpa dette in escandescenze durante un controllo dei vigili sull’occupazione del suolo pubblico, culminato con una multa ai sensi del codice della strada per 120 euro, come spiegato dalla difesa ieri mattina in aula. «Ha preso la rincorsa per dare un calcio a un cartello del bar – aveva raccontato alla giudice uno degli agenti durante un’udienza del processo – poi ha iniziato a gridarci dietro. Ha detto “siete venuti a rompere il c...”, “siete schiavi del potere”, “siete schiavi di questa amministrazione, dovete ribellarvi”, “non siete uomini”. Poi si è rivolto alle persone che passavano dicendogli “vedete cosa ci fanno passare? Siamo in una dittatura”, “vedete cosa fa quest’amministrazione? Non ci fa lavorare”». Scena ripresa in un video che, all’epoca, diventò virale, destando anche l’attenzione del sindaco Luca Salvetti, che dopo poche ore convocò Scarpa in municipio per fare pace insieme al rappresentante legale del bar, Massimiliano Caleo, estraneo ai fatti contestati.

«Sanzione illegittima»

Gli avvocati di Scarpa, Anna Francini e Alberto Marchesi, nelle loro arringhe difensive si sono concentrati sul difficile contesto pandemico – «dove c’era molta esasperazione», ha spiegato Francini – e sulla presunta illegittimità della sanzione amministrativa comminata alla Baracchina rossa, «sulla cui gestione Scarpa non aveva alcun ruolo, eppure durante la verifica è stato scelto come interlocutore». «È stata fatta una sanzione al codice della strada che a mio avviso non è corretta – ha spiegato Francini nelle conclusioni – perché, visto che del caso si è occupata la polizia amministrativa, i vigili avrebbero dovuto fare gli accertamenti sul posto, tornare in ufficio, attivare l’iter e poi decidere il dà farsi. Poco importa se Scarpa ha pagato la multa: per 120 euro, soprattutto in un contesto come quello Covid, non è conveniente fare ricorso al giudice di pace per quell’importo. La sanzione era odiosa in termini generali, perché da una parte c’era la sensazione di aver subìto e dall’altra una sostanziale illegittimità. Io credo che sia stato esercitato un potere illegittimo, sicuramente arbitrario. Per altro, come emergeva dai decreti e come riferito dai testimoni che hanno visto i tg, c’era la sensazione di aver seguito correttamente le indicazioni perché due giorni prima il Governo aveva dato la possibilità ai titolari dei locali di aumentare il suolo pubblico, proprio per rispettare il distanziamento sociale, e allo stesso tempo, previsto un ristoro per i Comuni per i mancati incassi Tosap. La reazione di Scarpa è stata “molto livornese”». Sulla sentenza, per il momento, nessun commento: «Le sentenze non si criticano – conclude Francini – e valuterò l’eventuale appello solo dopo averla letta».

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