Il Tirreno

Livorno

Il racconto

Livorno, fratello e sorella morti in 18 ore. La Rosa si mobilita: «Daremo il nostro aiuto»

di Stefano Taglione

	A sinistra il condominio della Rosa. A destra, in alto, Giuseppe Li Volsi e sotto la sorella Anna Auletta
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A sinistra il condominio della Rosa. A destra, in alto, Giuseppe Li Volsi e sotto la sorella Anna Auletta

I vicini di casa in aiuto di Alberto Li Volsi, l’unico familiare rimasto in vita: «Li ha accuditi al meglio»

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LIVORNO. «Alberto è una persona stupenda e per accudire il fratello e la sorella si è fatto in quattro, rinunciando al suo lavoro pur di assisterli nel migliore nei modi. Se ne prendeva cura benissimo, noi ne siamo testimoni e possiamo raccontarlo a tutti. Faremo una colletta per aiutarlo».

I vicini di casa si stringono ad Alberto Li Volsi, l’ex meccanico di 61 anni che in 18 ore ha perso sia la sorella (da parte di madre) Anna Auletta, disabile dalla nascita e morta a 49 anni al pronto soccorso nel pomeriggio di mercoledì scorso, che il fratello Giuseppe, di 56, scomparso all’alba di giovedì scorso all’hospice di viale Alfieri, dove era stato ricoverato a causa di un tumore in fase terminale. Nel frattempo, per la donna, la procura ha disposto l’autopsia, mentre oggi al cimitero dei Lupi ci sarà la cremazione di Giuseppe, sfortunatissimo nella sua esistenza visto nel 1985, in piazza Grande, è stato investito tre giorni prima di prendere servizio, dopo aver vinto un concorso pubblico, come civile all’Accademia navale. Entrambi erano stati soccorsi verso l’ora di pranzo di mercoledì scorso nell’appartamento di famiglia in via Bikonacki, accanto al ponte della Rosa: inizialmente, un sanitario intervenuto, aveva ipotizzato una perdita di monossido di carbonio, misurata con un dispositivo, tanto che sul posto oltre alle ambulanze della Misericordia di Montenero e della Svs di Ardenza, sono intervenuti pure i vigili del fuoco.

«Secondo noi non c’è stata una perdita di gas – raccontano i vicini, alla presenza proprio di Li Volsi – ma si è trattato di una tragica fatalità. “Annina” e Giuseppe erano accuditi benissimo da Alberto, che ha sacrificato la sua vita per loro. Noi li vedevamo, se potevamo gli davamo anche una mano. Ora apriamo una raccolta fondi proprio per aiutarlo, perché se lo merita. Siamo rimasti stupefatti dal fatto che gli agenti lo abbiano interrogato, sarà anche la procedura per amor del cielo, ma lui non ha fatto nulla di male e noi lo sappiamo. Lui e la compagna sono bravissime persone, che non meritano certe queste disgrazie».

I dirimpettai, gli unici ad abitare sullo stesso piano della famiglia Li Volsi, parlano con le lacrime agli occhi. Sono sconvolti dalla doppia tragedia che non ha sconvolto solo il condominio di via Bikonacki, ma anche tutto il quartiere: Alberto, infatti, molto spesso andava in giro con la sorella Anna, facendola uscire per vivere nel migliore dei modi la sua vita. Spesso insieme ai suoi due cani. «Persone come “Bube” è difficile trovarle, nonostante abbia dedicato la sua vita 24 ore su 24 ai suoi fratelli aiuta tutti nel quartiere, senza mai volere nulla in cambio – scrive sulla pagina Facebook del Tirreno Nicola Bartoli – come lo chiami corre sempre ed è per questo che lo consideriamo parte di noi io e la mia famiglia. Anche Giuseppe era un ragazzo d’oro, buono e gentile, sempre educato e se poteva nel suo una mano te l’avrebbe sempre data, riposa in pace». «Alberto persona generosa e premurosa da cui prendere esempio – aggiunge Filippo Purromuto – una vita dedicata ai fratelli minori e bisognosi. Sei nel mio cuore amico mio, come lo è stato Giuseppe che ho conosciuto personalmente, questa tragedia mi fa riflettere sul mistero della vita». «Ora – concludono i vicini – speriamo di poterlo aiutare davvero, perché se lo merita. Alberto è una persona che ha sacrificato la sua vita per alleviare quella dei fratelli, che purtroppo avevano seri problemi di salute. Anna è nata disabile, ha sempre vissuto sulla sedia a rotella, e prima la madre e poi Alberto l’hanno accudita nel migliore dei modi, senza nessun aiuto. Così come Giuseppe, che abitava insieme a loro. Sono persone che vivono qui da 30 anni, le conosciamo bene, e siamo vicini a loro».


 

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