Il Tirreno

Livorno

Il salvataggio

Omaggiati i cinque poliziotti-eroi, la questura: «Hanno rischiato la vita, oltrepassando i limiti»

di Stefano Taglione
Da sinistra il prefetto Paolo D'Attilio, la questura Giusy Stellino, Gianfranco Pesola, Thomas Gatto, Giuseppe Papeo e il dirigente delle volanti, Alessio Del Gigia
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Da sinistra il prefetto Paolo D'Attilio, la questura Giusy Stellino, Gianfranco Pesola, Thomas Gatto, Giuseppe Papeo e il dirigente delle volanti, Alessio Del Gigia

Hanno salvato un uomo dal suicidio sul ponte di Calignaia, Stellino: «Sono andati oltre i rischi per concludere l'operazione»

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LIVORNO. «Gli agenti delle volanti sanno che non devono rischiare la propria incolumità e che ci sono dei limiti oltre i quali non si deve andare, ma poi non ne tengono conto. Perché in questa occasione, la vita, l’hanno rischiata davvero». A parlare, omaggiando i cinque poliziotti che domenica scorsa hanno salvato dal suicidio un giovane sul ponte di Calignaia, è la questora Giusy Stellino, che insieme al prefetto Paolo D’Attilio nella sala Bontempelli di via Fiume ha voluto premiare, per ora solo simbolicamente, i poliziotti che hanno compiuto l’eroico intervento e ai quali nei prossimi anni potrà essere riconosciuto un encomio.

Sono l’agente scelto Thomas Gatto, intervistato dal Tirreno nei giorni scorsi, che per primo ha parlato con il ragazzo facendolo ragionare e tornare indietro dai suoi propositi; il vicesovrintendente Gianfranco Pesola, grande esperienza sulle volanti, che sporgendosi nel vuoto con il collega che lo teneva per il cinturone ha afferrato materialmente il ragazzo, riportandolo in strada; l’agente Giuseppe Papeo, di turno nella sala operativa di viale Boccaccio, che ha parlato con la ragazza che ha dato l’allarme sull’imminente tentativo di suicidio e poi con lo psicologo del giovane che aveva appena ricevuto la chiamata confusa di quest’ultimo; e infine gli autisti delle stesse volanti, gli agenti Lorenzo Ulivieri e Antonio Romanucci.

«Per afferrare il ragazzo – racconta Pesola – mi sono buttato con il busto nel vuoto, con il collega che mi reggeva da dietro al cinturone». «Io non ho fatto altro che presentarmi a lui e “spogliarmi” della divisa – spiega Gatto – e il mio intento era solo dialogare, tranquillizzarlo e distoglierlo dal suo intento. Dopo che gli ho detto “Ti aiuto io, torniamo al muretto”, si è deciso ed è venuto via. Aveva un malessere generale derivante da vari aspetti della sua vita e poi, una volta in sicurezza, ci siamo sciolti in un bell’abbraccio. In ospedale, quando lui ha realizzato cosa era successo, abbiamo parlato ancora di più. Sicuramente è qualcosa che non scorderemo».

«Gatto – prosegue Stellino – è particolarmente bravo in questo tipo di interventi, è empatico e umano, e ho ricevuto anche una mail di ringraziamento di una donna picchiata rivolta a lui». «Quanto accaduto sul ponte di Calignaia – le parole del prefetto D’Attilio – è solo l’ultimo di una lunga serie di tentativi di suicidio che preoccupano. I poliziotti non hanno fatto un gesto eroico, ma il loro dovere. Spesso nell’immaginario collettivo si pensa solo ai vigili del fuoco come persone che rischiano la vita nelle situazioni di pericolo, perché è nel loro Dna, ma ci sono anche gli agenti e le altre forze dell’ordine. Se il Covid ha lasciato delle cicatrici? Certo, ha lasciato delle tracce anche a Livorno. Ma dipende dalle situazioni, dalle famiglie. Faccio l’esempio di mio figlio: lui a scuola dopo il coronavirus è migliorato, altri compagni hanno invece abbandonato completamente l’istruzione. A livello di sicurezza, la cui percezione anche a Livorno è calata, qui abbiamo avuto vari furti e spaccate. Le forze di polizia però hanno sempre individuato i responsabili, ma le norme hanno impedito in parte di bloccarli».
 

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