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Livorno, dedica il primo gol tra i professionisti all’amico scomparso: «Così “Pippi” è ancora con noi, vi racconto perché»

di Alessandro Lazzerini
Livorno, dedica il primo gol tra i professionisti all’amico scomparso: «Così “Pippi” è ancora con noi, vi racconto perché»

Dopo la rete lo sguardo di Lorenzo Disegni, giocatore della Sangiovannese, è andato verso il cielo: «Dopo la tragedia abbiamo vissuto insieme con il resto del gruppo per reagire al grande dolore»

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LIVORNO. È la metà del primo tempo tra Sangiovannese-Real Forte dei Marmi Querceta quando una palla vagante in area versiliese viene raccolta da Leonardo Disegni, centrocampista livornese classe 2004 che con il mancino al volo gonfia la rete dello stadio Fedini e porta in vantaggio la Sangio.

Per lui è il primo gol in carriera tra i grandi visto che fin qui aveva giocato nei settori giovanili di Empoli, Genoa e Reggina. L’emozione per la rete (che poi risulterà decisiva ai fini del risultato) viene superata di gran lunga da quella della dedica che Leonardo fa. Le braccia al cielo e un bacio verso lassù, verso il suo grande amico Lorenzo Filippi, scomparso nella notte tra il 17 e il 18 luglio scorso in un tragico incidente in via Pendola, ad Antignano.

«È una cosa che avevo già pensato – spiega Disegni-. Non appena ho visto la palla entrare ho alzato le mani al cielo, è stato naturale. E lo farò ogni volta che segnerò un gol. Per tutto il nostro gruppo è così, anche Eugenio (Tarloni, giocatore del Picchi in Promozione ndr) quando ha segnato lo ha dedicato il gol a Pippi (come tutti chiamavano Lorenzo ndr)».

Le lacrime di Disegni subito dopo la rete testimoniano una volta di più il sentimento che legava, o meglio lega questi ragazzi al loro amico Lorenzo. Il ricordo di quei giorni è impossibile digerire.

«Erano giorni come altri. Nel fine settimana eravamo andati a ballare al Boccaccio, poi quella domenica sera eravamo stati a Calafuria. Sono venuto via prima degli altri perché la mattina dopo dovevo svegliarmi presto per andare ad allenarmi in palestra». Una volta arrivato a casa sul telefono di Disegni appare un messaggio che non ti dimenticherà mai. «Ero sul divano, stavo per andare a letto quando mi è arrivato il messaggio di un amico. C’era scritto che “Pippi” aveva fatto un incidente. Mi sono sentito gelare, per un attimo sono rimasto di pietra. Poi sono sceso di corsa per prendere il motorino e andare in via Pendola».

Da quel giorno, da quella maledetta sera, il gruppo di amici di “Pinolo”, altro soprannome di Lorenzo, si è unito come mai aveva fatto prima. «Eravamo già molto affiatati, ma da quel giorno siamo una cosa sola. Nei giorni successivi all’incidente abbiamo vissuto insieme. Andavamo al moletto, pranzavamo, cenavamo e dormivamo tutti insieme. È stato un modo per darci forza e coraggio. Non volevamo stare da soli». La zona subito dopo il moletto di Antignano, dove è stato posizionato lo striscione in ricordo di Lorenzo è diventato un altare laico. Oltre a tantissime dediche e oggetti lasciati lì per lui, quello striscione è diventato meta di una processione quotidiana dei suoi amici. Ogni giorno qualcuno di loro si ferma lì davanti.

«Ci passiamo spesso. Stare lì ci fa sentire più vicini a lui. Ognuno ha portato qualcosa che lo lega a Lorenzo. Cartelli, dediche, maglie del Livorno. Io gliene ho lasciata una del Milan». E durante l’estate c’è stato un episodio in questi ragazzi hanno sentito il loro amico più che mai al loro fianco.

«Gran parte del gruppo era in vacanza in Sardegna, io non sono andato perché ero nel periodo della preparazione. Sulla spiaggia, mentre si scattavano una foto al cala sole, è apparsa una nuvola a forma di “L”. Qualcosa di incredibile. È stato il suo segnale per dire che era lì con noi».

Nelle parole di Disegni è facile avvertire tutta l’emozione e l’affetto fraterno che questi ragazzi portano avanti quando parlano del loro grande amico “Pippi”. «Nei nostri ricordi ci sono costantemente i suoi sorrisi e il suo sapersi divertire. Era un ragazzo solare e sorridente in ogni momento della giornata. Se chiudo gli occhi me lo immagino ancora lì, al moletto, a giocare a biliardino. Se lo incontrassi adesso cosa gli direi? Niente, lo abbraccerei forte e basta».
 

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