Condannati due fratelli livornesi: «Spacciavano hashish a un amico»
Secondo loro, però, «era un acquisto collettivo per risparmiare pochi euro». Pene di un anno e sei mesi di reclusione dal tribunale
LIVORNO. È iniziato tutto da un controllo in stazione, con i cani della guardia di finanza che avvertendo un forte odore di droga si sono diretti verso un passeggero sceso dal treno. Era Riccardo Pacifico, un autista livornese di 38 anni, arrestato e rimesso in libertà nel novembre dell’anno scorso dopo un sequestro di circa 200 grammi di hashish e nei giorni scorsi condannato (con la pena sospesa) a un anno di reclusione per spaccio di sostanze stupefacenti. Insieme a lui, il giudice Ottavio Mosti, con la stessa sentenza ha disposto la reclusione di sei mesi (sempre sospesa) per il fratello trentatreenne Leonardo Pacifico, cuoco stagionale labronico prima a Vada e poi, nel corso dell’ultima estate, in Francia.
Si è concluso così il processo ai due fratelli livornesi, difesi dall’avvocato Marco Mazza, cresciuti alla Leccia. Per loro l’accusa aveva chiesto rispettivamente due anni e due mesi (oltre a 10.000 euro di multa) e nove mesi più il pagamento di 4.000 euro, ma il tribunale ha riconosciuto la lieve tenuità del fatto. Durante l’ultima udienza è stato ascoltato anche il presunto cliente dei due giovani, un trentaduenne livornese che vive nella zona di Villa Fabbricotti. «Riccardo e Leonardo sono miei amici – ha spiegato in qualità di testimone – ma compravamo l’hashish tutti insieme, per risparmiare, e loro non erano i miei spacciatori. Leonardo per un periodo ha abitato a Castellina Marittima e io non so chi fosse il pusher». Incalzato dal giudice sulle parole pronunciate dopo il blitz dei militari, ritenute diverse rispetto a quelle rese in udienza, ha aggiunto di ricordare il prezzo di vendita «di otto euro al grammo». Una versione che coincide con quella di Riccardo Pacifico, sentito immediatamente dopo l’operazione e collaborativo con gli investigatori, e di Leonardo, ascoltato in tribunale: «Compravo la droga alla Guglia o in piazza della Repubblica dopo aver raccolto i soldi – le sue parole – e di solito, in tre, spendevamo 200 euro. Se ho mai spacciato? Sinceramente no».
I finanzieri, durante la perquisizione, oltre ai due panetti di droga hanno trovato anche un bilancino di precisione e un coltello. Strumenti, secondo la difesa, usati dai fratelli per dividere l’hashish col trentaduenne. Un acquisto unico, insomma, per risparmiare qualche euro. Ma non secondo il giudice, che li ha condannati, con la difesa che valuterà il ricorso in appello. Contestualmente, il tribunale, ha restituito i soldi sequestrati dagli inquirenti, in totale qualche migliaio di euro, ritenuti quindi non frutto delle attività illecite. Per motivare una così alta concentrazione di contanti in casa, i due giovani, hanno dato spiegazioni diverse: Leonardo, il cuoco, ha raccontato di aver ricevuto non solo in Italia, ma anche in Francia, parte della retribuzione al nero, mentre il fratello Riccardo di aver incassato la Naspi per il periodo di disoccupazione.
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