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Livorno

L'inchiesta

«Vendevano false pile Duracell», nei guai un grossista livornese: sequestrate 145mila confezioni

Il sequestro della finanza
Il sequestro della finanza

La guardia di finanza di Perugia ha denunciato 18 persone ritenute responsabili dei reati di introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi, frode nell’esercizio del commercio e ricettazione 

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Livorno Avrebbero acquistato pile Duracell contraffatte rivendendole sul mercato. C’è anche un grossista livornese fra gli indagati dell’inchiesta della guardia di finanza di Perugia sulle batterie falsificate, stilo e ministilo del tutto simili a quelle del famoso marchio americano. Che peccato che fossero “made in China” e con prestazioni assolutamente di scarso livello rispetto a quelle originali.

Il sequestro

L’indagine è partita nell’ottobre scorso e i primi sequestri ci sono stati a fine anno. I finanzieri umbri, insieme a quelli del gruppo di Livorno, hanno messo le mani su 570mila batterie di tipo “stilo” e “mini stilo” e 145mila cartoncini contenitivi (blister) col marchio Duracell contraffatto e «denunciato 18 persone ritenute responsabili dei reati di introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi, frode nell’esercizio del commercio e ricettazione – spiegano le fiamme gialle – L’attività di servizio, avviata a dicembre dello scorso anno e proseguita nei mesi successivi sull’intero territorio nazionale, trae origine da una segnalazione relativa alla possibile vendita, da parte di un negozio di ferramenta, di pile Duracell verosimilmente contraffatte. Sulla base delle risultanze degli accertamenti preliminari dei militari la procura, ipotizzando la sussistenza delle fattispecie delittuose, ha disposto le perquisizioni nel punto vendita, all’esito delle quali sono stati sequestrati i lotti sospetti.

Le perquisizioni

Ricostruita, attraverso l’esame delle fatture di acquisto e dei documenti di trasporto della merce, l’articolata filiera commerciale e individuati i principali punti di stoccaggio, a dicembre e gennaio sono stati effettuati ulteriori perquisizioni e sequestri a Livorno, Palermo, Verona e Milano, nelle sedi dei principali grossisti, e in alcuni negozi di Genova, Lucca e Biella. Le perizie di parte e quelle disposte dalla procura sui campioni di prodotti ne hanno confermato la contraffazione.

«Venditori ignari»

Dalle indagini è emerso come non sempre i venditori al dettaglio fossero a conoscenza dell’origine illecita delle batterie, sia per la buona fattura dei blister contraffatti, difficilmente distinguibili dagli originali, sia per il sostanziale allineamento, nella maggior parte dei casi, fra il prezzo di acquisto all’ingrosso del prodotto contraffatto e quello del prodotto originale. «Inoltre – conclude la finanza – la sostanziale identità del prezzo di vendita delle pile originali rispetto a quelle contraffatte e la medesima collocazione negli scaffali e negli spazi espositivi non poteva che trarre in inganno, circa la reale natura e provenienza della merce, l’ignaro consumatore finale, il quale è risultato esposto non solo al rischio di acquistare un prodotto di scarsa qualità, ma anche privo di quei controlli che garantiscono la sicurezza della batteria». l

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