Il Tirreno

Livorno

Il reportage

Livorno, Terrazza rovinata e baracchine cadenti: così il lungomare soffre maltempo e incuria

di Flavio Lombardi
Livorno, Terrazza rovinata e baracchine cadenti: così il lungomare soffre maltempo e incuria

Crepe sul parapetto, pavimento rattoppato e strutture di legno diventate ormai fatiscenti

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Lungomare Falcomatà, Reggio Calabria: il chilometro più bello d’Italia secondo quella che fu la definizione di Gabriele D’Annunzio, anche se in realtà si estende per quasi il doppio. Per altri, addirittura, è Bari che potrebbe rispondere di avere quello più bello d’Europa. Mentre pure Salerno vorrebbe rivendicare una posizione da primissimi posti. Tuttavia, nel mondo pubblicitario, la scacchiera della Terrazza Mascagni è la più famosa e utilizzata, facendo del nostro lungomare – almeno per un tratto – quello più bello e gettonato del mondo. E chi non ricorda, poi, il fondale di Domenica In dietro al divano sul quale Raffaella Carrà riceveva i suoi ospiti e che riproduceva le colonnine che si affacciano su un mare calmo come una tavola? Un lungomare prezioso e frequentato, che però è un po’ malato. Lo è la Terrazza Mascagni. E lo sono le baracchine.

Baracchine cadenti

Partiamo da quella all’altezza dello Scoglio della Regina. Tutto chiuso, con segni di una vita che fu e ora non è più. Nello specifico lì c’era “Tanta roba”, una paninoteca. E ora, per evitare che i passanti rischino di farsi male, ai punti di accesso, ci sono le transenne. Le parti in legno sono parecchio rovinate e in cima alle scale che portano al piano superiore c’è un cancello con catena e lucchetto, sistemato lì a sbarrare l’accesso. La messa in sicurezza è garantita, l’aspetto estetico è però come un pugno nello stomaco. E quella allo Scoglio della Regina non è l’unica struttura di quel genere a essere in condizioni che mortificano. Basta andare poco più avanti e, davanti all’Acquario, eccone altre due. A sinistra, c’è il ristorante Zanzibar, che presenta anch’esso il problema del piano superiore chiuso. Ma la baracchina peggiore è quella sul lato opposto. Il cancello ha le ante divelte e, non essendoci ostacoli, è possibile salire le scale e arrivare fino in cima, notando il disordine. Dovrebbe essere questa, tra l’altro, la prima baracchina a essere buttata giù e ricostruita.

La Terrazza

La Terrazza Mascagni, da parte sua, non è così acciaccata come le baracchine, ma ha in bella vista tutte le sue ferite. I turisti, sul lungomare, ci sono. Francesi, tedeschi e inglesi. Giovani coppie con passeggino e coppie più attempate. Con reflex digitali e telefonini, per immortalare il lungomare. E, gioco forza, anche le sue rughe. Quelle create dal tempo, perché l’ultimo intervento massiccio, sulla Terrazza Mascagni, fu di 25 anni fa. Ma salsedine e mareggiate non perdonano e il belvedere ha la febbre. Le mattonelle non hanno presentato i problemi degli scorsi anni, quando si alzavano “a tettuccio” a causa della dilatazione da calore. Un fenomeno circoscritto, in questo 2023, a un paio di metri quadri, adesso transennati e in attesa di intervento. Gli scalini parte Pancaldi mostrano alcune scantucciature sui bordi arrotondati mentre sulla parte calpestabile si vedono scoperti i ferri dell’armatura del cemento. La prima parte del tragitto non presenta particolari criticità che invece si notano su molti basamenti dei lampioni, anch’essi in cemento. Hanno delle fessure, segni evidenti che ormai ogni volta che piove l’acqua filtra e pian piano raggiungerà punti sempre più interni, velocizzando il deterioramento. Quei lampioni diversi dagli altri, provvisori, per fortuna torneranno nei magazzini.

Lato Surfer Joe

Per ottobre sembra si possa tornare a mettere quelli originali che erano andati a riparazione. Ma è il tratto che da metà del percorso ci porta verso Surfer Joe, quello decisamente messo peggio. Le spallette, sia quelle di affaccio al mare, sia quelle lato giardini, risultano in molti punti seriamente malconce. Interi monconi di cui non c’è più traccia e che forse sono finiti nell’acqua, fanno scopa con pezzi di oltre un metro che cominciano a sollevarsi dalle colonnine. Si succedono in sequenza a testimonianza che non si tratta di opera di vandali ma piuttosto di madre natura che in certi punti si abbatte più furiosa. Dal dopo Covid, il Comune stanzia ogni anno 75 mila euro per opere di manutenzione. Bastano a malapena per non aggravare le condizioni del paziente bisognoso di cure, in attesa che ci sia la possibilità di tornare ad un intervento come quello del’98. Un tesoro da conservare e da riportare al massimo splendore. Con uno stanziamento molto più importante rispetto a quelli conservativi, da programmare nella prossima legislatura fra le cose inderogabili.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il futuro del cantiere

Salvataggio Tigs, le offerte giuste: «Partono da 250 milioni di euro» – Chi sarà a decidere e tutti gli scenari possibili

di Giovanna Mezzana