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La bandiera, i registri e l’orologio: i segreti dei cimeli dell’Accademia di Livorno

di Elisabetta Arrighi
La bandiera, i registri e l’orologio: i segreti dei cimeli dell’Accademia di Livorno

Siamo entrati nella Sala Storica dove si conserva la memoria di questa istituzione. C’è il primo spadino della Regia Aeronautica. Il comandante di Renzo spiega

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LIVORNO. Attualmente l’Accademia Navale, come già raccontato nell’edizione del Tirreno dello scorso 25 giugno, è al centro di lavori che da qui al 2026, con un investimento di 50 milioni di euro, la proietteranno nel futuro. È infatti in corso un progetto di ammodernamento ed efficientamento portato avanti nel rispetto di una tradizione che parte dal 7 novembre 1881, quando acque il connubio tra Accademia Navale e Livorno, circa vent’anni dopo la proclamazione del Regno d’Italia.

Fino ad allora, la formazione degli ufficiali di Marina era affidata alle due scuole preunitarie di Genova e di Napoli; il processo di fusione dei due istituti fu piuttosto travagliato e durò circa vent’anni. La fusione fu tentata più volte da diversi Ministri della Marina, fino alla nomina di Benedetto Brin, ufficiale del Genio Navale: primo ed unico ufficiale tecnico a ricoprire questa carica e grande artefice dell’ammodernamento della Marina italiana. Per la sede dell’Istituto si pensò inizialmente a La Spezia ed in particolare al lazzaretto del Varignano.

Alla fine, però, la scelta cadde su Livorno con motivazioni specifiche: era una città signorile, meta delle vacanze estive della Regina Margherita e quindi adatta per la formazione “sociale” dei nuovi ufficiali, era contraddistinta da un’importante tradizione marinara, era lontana dalle antiche scuole preunitarie, era in Toscana, dove la lingua italiana era meglio conosciuta e parlata, agevolando gli allievi nel superamento degli accenti dialettali, ma soprattutto era molto vicina a Pisa, sede universitaria idonea per le esigenze di carattere accademico e scientifico, come la scelta dei professori.

Il sito identificato per erigere l’Accademia fu quello del Lazzaretto di San Jacopo. Il progetto fu realizzato dal Capitano del Genio Militare Luigi Pestalozza, mentre i lavori furono supervisionati da Angiolo Badaloni, architetto capo del Comune di Livorno. L’istituto, successivamente, inglobò anche il Lazzaretto di San Leopoldo. Oggi, l’Accademia Navale (estesa su un’area di 215mila metri quadrati con due km di fronte mare) ha a disposizione due piccoli porti e un’ampia area di edifici di supporto. Palazzo Allievi è il principale corpo storico ed include, oltre agli alloggi ed alle strutture di comando delle Classi, un piccolo museo, una cappella ed una biblioteca dove sono conservati alcuni testi del 1500 di grande pregio.

«La Sala Storica è stata istituita nel 1973 per trasmettere ai giovani allievi e agli ufficiali in formazione il senso delle tradizioni della Marina Militare, i principi cardine dell’Istituto e i valori fondanti della Forza Armata», afferma il contrammiraglio Lorenzano Di Renzo, comandante a S. Jacopo dall’autunno 2022.

La sala all’interno di Palazzo Allievi è di circa 220 metri quadrati e racchiude un piccolo tesoro di documenti, cimeli, modellini, uniformi e bandiere oltre a numerose opere d’arte.

L’esposizione si snoda dalla Sala delle Matricole, il Corridoio delle Sciabole, la Sala dei Modelli delle Navi Scuola, la Sala degli Ufficiali illustri che conduce alla Sala delle Bandiere dei corsi, svelando – attraverso i pezzi e le testimonianze raccolte - l’anima e il cuore dell’Istituto. Occorre inoltre che l’Istituto è un grande museo diffuso, disseminato di centinaia di modelli delle navi della Marina Militare, disegni tecnici, dipinti, foto d’epoca e utensili storici tra cui una collezione di strumenti di ausilio alla navigazione antecedenti all’introduzione delle tecnologie moderne, esposta nei corridoi del Dipartimento di Scienze Nautiche.

Quali sono in Sala Storica - chiediamo all’ammiraglio Di Renzo - i cimeli più importanti?

«Il complesso dei reperti è ampio ed eterogeneo ed è quindi difficile stabilire quali siano i più rappresentativi. Da una prospettiva storiografica, spiccano i cosiddetti “Registri Storici”, nei quali, a partire dalla fondazione, sono stati annotati i principali eventi occorsi in Istituto e che rappresentano vere e proprie fonti storiche primarie; insieme ad essi, è conservata la raccolta dei ritratti fotografici di tutti gli allievi che, negli anni, hanno frequentato la Prima Classe dei Corsi Normali (e che suscita sempre molta curiosità). Un altro importante cimelio è la prima “Bandiera dell’Istituto”, consegnata da Re Vittorio Emanuele III al Comandante pro tempore, il Capitano di Vascello Paolo Thaon di Revel, il 6 novembre 1906, in occasione del 25° anniversario della fondazione. Nella sala si può ammirare il congegno originale dell’orologio dell’Accademia, un meccanismo, realizzato dai Fratelli Granaglia di Torino, donato, il 14 marzo 1886, dal Principe Amedeo di Savoia per “utilità ed ornamento dell’Accademia”. Da una prospettiva scientifica, occorre menzionare il manoscritto del 1936 redatto dal professor Ugo Tiberio - ufficiale di Marina ed ingegnere - che raccoglie gli appunti ed i progetti originali che avrebbero poi portato alla realizzazione del primo sistema radar nazionale».

Nella Sala è possibile scovare qualche “rarità”?

«Vi è custodito il primo spadino mai consegnato ad un allievo ufficiale della Regia Aeronautica; il primo corso Allievi Ufficiali dell’”arma azzurra” – il Corso Aquila, di cui nel 2023 ricorre il centenario – fu infatti ospitato e si formò proprio in Accademia Navale, in attesa dell’individuazione di una sede specifica».

Qual è la valenza storica dei volumi e dei documenti conservati nelle biblioteche interne?

«La biblioteca principale si trova a Palazzo Allievi e risale alla fondazione dell’Istituto. In essa è raccolto il corpus di volumi iniziale, proveniente dalle scuole delle Marine di Genova e Napoli, progressivamente arricchitosi fino ad includere più di 60.000 testi, di cui almeno 3.000 “antichi”, ovvero antecedenti il 1830. Uno dei più preziosi è il De situ orbis di Pomponio Mela, edito a Venezia nell’ottobre 1518, presso gli eredi di Aldo Manuzio e Andrea Torresano. Composto nel 44 d.C., costituisce la più antica opera di geografia latina a noi giunta. Ma la biblioteca dell’Accademia Navale include altre opere di grandissimo valore, quali il Parergon (fine del XVI secolo) di Abrahm Ortelius, (uno dei maggiori geografi del ‘500), una raccolta di carte antiche che rappresenta un supplemento del Theatrum Orbis Terrarum, il primo atlante storico; è consultabile anche uno splendido esemplare dell’Isolario dell’Atlante veneto di Vincenzo Maria Coronelli (1696), primo esempio di atlante italiano, che unisce la geografia alla cartografia e alle belle arti; insieme a molti altri, vale la pena di ricordare il Voyage autour du monde di Louis de Freycinet (1824), una delle prime opere al mondo corredata di illustrazioni a colori, ottenute da tavole in rame finemente incise dai più illustri artisti del tempo».  

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