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Il caso

Morto sulla spiaggia, il padre di Gianmarco a Tenerife: «Ho saputo della tragedia dopo una settimana, come è possibile?»

di Stefano Taglione
Morto sulla spiaggia, il padre di Gianmarco a Tenerife: «Ho saputo della tragedia dopo una settimana, come è possibile?»

Eseguita l’autopsia sulla salma del 29enne livornese che fino al 17 ottobre scorso faceva il cameriere in un ristorante: i dubbi da chiarire

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LIVORNO. «Non so come è morto mio figlio e in questo momento sto preparando la valigia per andare a Tenerife e scoprirlo. Vado a Roma, poi domani (oggi per chi legge ndr) prendo il volo per le Canarie. Non ho la minima idea del motivo per il quale le autorità spagnole non mi abbiano neanche avvertito, visto che solo dopo una settimana ho scoperto della scomparsa di Gianmarco. Ma non voglio incolpare nessuno, anche perché purtroppo lui non c’è più e il passato non si può cambiare».

A parlare è Carlo Fenzi, il padre di “Giamma”, il ventinovenne che lo scorso 15 giugno è stato trovato morto sulla spiaggia di Puerto Colon, poco più a nord di Los Cristianos, il paese dove il giovane livornese fino al 17 ottobre scorso aveva lavorato come cameriere nel ristorante “La piazzetta del mar” dell’italiano Fulvio Marsico. Carlo, in questo caso alle Baleari, aveva aiutato il figlio ad aprire il ristorante “Don Carlos” a Minorca, dove ha abitato fino all’anno scorso: «Avevo detto che lo avrei aiutato per l’avviamento dell’attività, quindi per tre anni – spiega il genitore – poi però sono rimasto lì per cinque. Ho più di 70 anni, avevo bisogno di riprendere un po’ la mia libertà, così sono tornato in Italia e con lui i contatti erano diventati meno assidui, non giornalieri diciamo. Le nostre strade si sono dunque divise: io sono tornato a Livorno e lui, forse perché aveva più amici, si è spostato alle Canarie, a Tenerife. In generale aveva tantissimi amici». Carlo non si spiega come mai nessuno lo abbia avvertito della morte del figlio. Rimane un mistero, così come la causa della morte, che non sarà chiara prima di qualche giorno. Una delle ipotesi è che le autorità iberiche abbiano avvertito la mamma, che abitava con lui, e che quest’ultimo poi non abbia diramato la notizia al resto della famiglia (col padre Carlo è separata e i rapporti non sarebbero più buoni).

Il settantenne livornese – molto conosciuto in città, visto che per anni ha lavorato come chef al Pappafico di Marina di Pisa e ha gestito diversi ristoranti – per telefono ha saputo poco. A malapena la conferma della scomparsa di Gianmarco e che è stata effettuata l’autopsia. La prima a saperlo, giovedì sera, è stata la figlia Aurelia, sorella di Gianmarco. «Non so bene come funzionino le cose a Tenerife – racconta babbo Carlo – Negli anni Novanta abitavamo in Costa Brava, in Catalogna, e Gianmarco è nato proprio lì. Era meglio se ci rimanevamo, vista a posteriori, ma quando lui aveva due anni abbiamo deciso di tornare a Livorno. Quando ho saputo della sua morte, e non l’ho saputo dalla Farnesina né dalle forze dell’ordine della Canarie, ho chiamato il consolato. Loro hanno scritto il suo nome, mi hanno risposto che non sapevano nulla, ma poi si sono informati e mi hanno spiegato che era vero. Ho chiamato quindi la polizia, dicendo di essere suo padre, e mi hanno detto che avevano fatto l’autopsia, ma senza entrare nel dettaglio delle cause della morte. Per telefono non ho saputo di più, per questo vado lì, voglio capire come mai ha perso la vita. Non voglio incolpare nessuno sulla mancata notizia, ma se volevano a me le autorità potevano arrivare. Veramente non so altro di più...».

Oggi Carlo sarà alle Canarie: il corpo del figlio, dopo l’autopsia, è rimasto all’obitorio, probabilmente quello della capitale dell’isola. Dalla polizia spagnola lo chef in pensione pretenderà tutte quelle spiegazioni che per dieci giorni non ha avuto, poi organizzerà il funerale del ventinovenne livornese.

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