Livorno, morto dopo un’infezione presa in ospedale. La moglie: «Per mio marito si poteva fare di più»
Claudio Becuzzi è stato operato per poi essere spostato a Volterra. Ecco la ricostruzione di quello che è successo
LIVORNO. «Mio marito è morto e nessuno può restituirmelo. Non so se farò causa, non voglio soldi dall’Asl, la sanità pubblica ha già scarse risorse. Ma voglio raccontare la sua storia. Perché è giusto così». Giuliana Frediani parla col cuore in mano ricordando suo marito che non c’è più. «Il 10 giugno ha avuto un arresto cardiaco mentre si trovava al centro di riabilitazione di Volterra. Dopo che era stato trasferito lì, forse troppo velocemente, dall’ospedale di Livorno. E dopo aver contratto, proprio in ospedale, una grave polmonite». Ma andiamo con ordine.
L’operazione
La signora Frediani racconta che «mio marito Claudio Becuzzi il 26 aprile è stato operato all’ospedale di Livorno per l’asportazione di una ghiandola sottomandibolare. Aveva un tumore e ci avevano detto che dopo l’intervento sarebbe tornato a casa in pochi giorni. Poi, certo, avrebbe dovuto sottoporsi a radioterapia». Dopo l’intervento, però, ci sono state alcune complicazioni. «Mio marito è stato trasferito subito in degenza al sesto padiglione e dopo poco ha evidenziato mancata deglutizione e catarro in gola. Per loro era una conseguenza dell’operazione e dopo un paio di giorni è stato messo sotto ossigeno. Poi è peggiorato ed è stato trasferito in pneumologia perché gli è stato diagnosticato un versamento polmonare». Dunque Becuzzi, a quel punto, viene spostato ancora. «Era il 4 di maggio e aveva un’infezione polmonare grave bilaterale ospedaliera. È stato portato in terapia intensiva, sedato e intubato. Veniva nutrito con un sondino e nel frattempo gli sono stati fatti gli esami del batterio in coltura per scoprire la fattispecie specifica è sono state più volte cambiate le cure antibiotiche». Poi le condizioni migliorano. «È stata praticata la tracheotomia, sospesa la terapia e, a tratti, anche l’ossigeno fino a che mio marito è tornato a respirare da solo». Poi, purtroppo, ecco la ricaduta. «Si sono ripresentati gli addensamenti polmonari ed è stata eseguita la Tac – racconta Frediani –. Ma nonostante questo è stato trasferito da Livorno e il 7 giugno è arrivato nella zona di Volterra, trasferito con l’ambulanza».
Il trasferimento
E a Volterra la situazione non migliora. «Presentava di nuovo segni di desaturazione. È stata di nuovo eseguita una Tac ai polmoni e gli è stata di nuovo diagnosticata una grave polmonite bilaterale. Pertanto è stato messo di nuovo in terapia antibiotica e cortisonica. E dagli esami del sangue risultavano valori altissimi di globuli bianchi». Poi, il 10 giugno, la situazione precipita. «Nonostante la gravità del caso il 10 giugno mio marito è stato portato in palestra per effettuare la riabilitazione motoria, nonostante fosse stato nutrito col sondino per ben 46 giorni. Lo stesso giorno presentava pressione bassissima e desaturazione, ma nonostante questo continuavano a farlo respirare da solo». Fino a che non c’è stato più nulla da fare.
Il decesso
«Alle 18 mio marito è morto per arresto cardiaco». La signora Frediani spiega che Becuzzi «è deceduto dopo una grave polmonite contratta (secondo lei, ndr) all’ospedale di Livorno, dopo un precoce spostamento in degenza a seguito dell’operazione e dopo un altrettanto precoce trasferimento dalla rianimazione di Livorno, dove peraltro è stato molto seguito, a Volterra quando evidentemente aveva ancora la polmonite. Non era troppo presto per muoverlo?». Ci sono, insomma, delle domande che la donna si pone relativamente all’accaduto.
Gli interrogativi
La signora Frediani dice che il marito in passato aveva avuto problemi di tipo cardiaco, ma non complicazioni polmonari. «Mi hanno detto che alla base della polmonite che l’ha colpito c’è un batterio e che capita che le persone si infettino in ospedale». Anche perché chi è già debilitato da interventi chirurgici o terapie può avere le difese immunitarie più basse. La signora Giuliana Frediani, comunque, ha dei dubbi che nel caso di suo marito sia stato seguito l’iter migliore. Perché, secondo lei, Becuzzi è «tragicamente deceduto, anche a seguito di errori. E ora nessuno può restituirmelo».
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