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«Il bagno alla Meloria? Un miraggio», i timori del popolo delle barchette

di Simone Fulciniti
«Il bagno alla Meloria? Un miraggio», i timori del popolo delle barchette

Livorno, le critiche dei responsabili dei circoli nautici: «Ci hanno risposto che faranno il possibile»

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LIVORNO. «Speriamo che si possa fare il bagno, magari a settembre». I rappresentanti di cinque circoli nautici e subacquei livornesi intervengono su uno degli argomenti più scottanti degli ultimi giorni: le autorizzazioni per la navigazione e l’ancoraggio alla Meloria. E lo fanno dopo la pubblicazione dei moduli sul sito del Parco regionale di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli. Intorno al tavolo ci sono il portavoce Dino Voliani, con Paolo Terranova dell’associazione sportiva dilettantistica “Attività nautiche e subacquee porto di Livorno”, Luigi Del Re del “Coordinamento circoli della costa", Amerigo Ramacciotti e Cristiano Marini del “Circolo cacciatori subacquei Guido Garibaldi”, Giancarlo Di Fusco del “Circolo nautico Venezia” e Giovanni Pischedda del circolo nautico “Il Passatempo”. «Ci fa piacere che, anche se in ritardo, la politica si stia interessando a tutti i livelli alla questione – attacca Voliani – Qui ci interessa sottolineare due aspetti: quello del metodo e quello del merito». E prosegue «Il metodo ci ha davvero colpito: per quattro mesi i signori del Parco hanno impedito a centinaia di livornesi di poter usufruire del bene classico della Meloria. Correttezza avrebbe voluto, dato che loro attribuiscono le responsabilità al Governo, la proroga delle vecchie autorizzazioni: bastava dire che valevano fino al momento dell’uscita dei nuovi moduli. Questo non è stato fatto. Per il merito ci sono tutta una serie di incongruenze, al di là del pagamento (che intanto va effettuato).

Qualcuno rischia di andare nell’area marina protetta a prendersi una multa. Perché le coordinate che ne indicano il perimetro non sono giuste per i nostri, ottimi, navigatori. Dunque se escludiamo la zona A, dove sono state messe delle boe, non abbiamo riferimenti precisi». Le critiche sono chiare. «Capitolo “modulo di domanda per le immersioni”: qualcuno ci spiega come si fa a dire al sub che vuol fare un immersione “devi pagare 40 euro l’anno per andare in due punti precisi, due coordinate”. Anche qui coordinate inconcepibili: a memoria mia, di oltre cinquant’anni di esperienza, non ricordo di aver trovato un navigatore satellitare dove sia possibile inserire la virgola.

Le coordinate hanno i secondi con la virgola. E come si fa? Va arrotondata la cifra?». Sulla richiesta di autorizzazioni «ci sono contraddizioni a nostro modo di vedere. Da una parte si dice che è nominativa, dall’altra chiedono i dati barca e il nome dall’armatore. Allora se un diportista ha un figlio pronto per pilotare la barca, coi requisiti. Che fa? La domanda anche per lui? O ne basta una per il mezzo?». Voliani e gli altri sottolineano ulteriori problemi. «Le domande prevedono navigazione e ancoraggio: cosa già assurda perché se ancoro è ovvio che navigo. A meno che non mi cali con l’elicottero. Si dice che nella zona C la navigazione è libera per chiunque; nella sottozona B3, libera per i residenti (senza ancoraggio). Ma quando vado a scaricare la domanda vedo la richiesta di navigazione B1-B2- B3, con un trafiletto sul fondo che spiega: per i residenti so no dieci euro onnicomprensivi, per qualsiasi barca inferiore ai 24 metri. Che si deve fare allora?». Il gruppo annuncia quindi la prossima mossa.

«Abbiamo inviato una mail a tutti i circoli, per fissare una riunione dove discutere le problematiche, e produrre la richiesta di incontro con i gestori del Parco. Vogliamo risolvere le varie questioni». L’ultimo grande dubbio è quello sui tempi di reazione, dato che siamo già a maggio e la stagione è alle porte. «Ho fatto la domanda per l’autorizzazione subito, il 28 aprile – spiega Pischedda – il 29 mi è arrivata email che confermava il protocollo. Ho chiamato per sentire i tempi tecnici per la risposta. Mi hanno detto che sono in due a lavorare e “faremo il possibile”. Ci auguriamo non siano i classici due mesi. L’unica cosa è aspettare».

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