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Livorno, carabiniere salvato dopo l’infarto in campo. Il primo soccorritore: «Che felicità risentire il battito»

di Stefano Taglione
Nella foto di sinistra Andrea Tozzi e Alfredo Cellieri, il carabiniere in congedo di 58 anni durante una partita di calcetto che si è disputata nella zona di Reggio Emilia (foto da Facebook)
Nella foto di sinistra Andrea Tozzi e Alfredo Cellieri, il carabiniere in congedo di 58 anni durante una partita di calcetto che si è disputata nella zona di Reggio Emilia (foto da Facebook)

Parla il caposquadra che ha rianimato l’ex carabiniere durante la partita di calcetto «Dalla sede siamo arrivati in pochi minuti e il defibrillatore è stato fondamentale»

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LIVORNO. «Per fortuna la nostra sede è a pochi metri dal campo di calcetto dell’Armando Picchi, quindi siamo intervenuti velocemente e un minuto dopo aver iniziato il massaggio cardiaco quell’uomo ha dato i primi segni di ripresa. Ora speriamo che le cose possano evolversi per il meglio. Il paziente difficilmente riacquista i parametri vitali dopo diverso tempo trascorso in arresto cardiaco, ma stavolta è andata bene perché noi eravamo lì. È stata una grande emozione: penso che solo l’1% di questi soccorsi vada a buon fine, come così accaduto l’altra sera. Ma ripeto: ora l’importante è che ce la faccia. Non vediamo che dall’ospedale arrivino buone notizie e preghiamo per lui».

Andrea Tozzi ha 26 anni, da quasi 11 fa il volontario sulle ambulanze e giovedì scorso, poco dopo le 20, con la sua squadra della Misericordia di Antignano ha salvato la vita di un cinquantottenne livornese, il carabiniere in congedo Alfredo Cellieri, vittima di un infarto pochi minuti dopo l’inizio della partitella. L’uomo, grande appassionato di pallone come testimonia anche il suo profilo Facebook, è ricoverato in prognosi riservata nel reparto di rianimazione dell’ospedale. Bisognerà capire, naturalmente, quanto tempo il suo cervello sia rimasto senza ossigeno dal momento della perdita di conoscenza fino alla ripresa dei sensi dopo il massaggio cardiaco, le fondamentali scariche di defibrillatore e l’intervento risolutivo del medico del 118, giunto in pochissimo tempo a bordo del mezzo di emergenza della Misericordia di via Verdi, che lo ha stabilizzato portandolo nell’emodinamica di viale Vittorio Alfieri. Ora, il militare, è in prognosi riservata in rianimazione.

Tozzi, con la vostra ambulanza siete arrivati per primi sul campo di calcetto. Che situazione avete trovato?

«Sì, in pochi minuti eravamo lì (quattro minuti dall’attivazione della sala operativa, dalle 20.08 alle 20.12 ndr) e abbiamo trovato l’uomo in mezzo al campo, incosciente, in posizione laterale di sicurezza. Da quel che abbiamo capito si è sentito male poco dopo l’inizio della partita. È stato colpito da un infarto».

Che cosa avete fatto?

«Io ero il caposquadra dell’ambulanza della Misericordia di Antignano e insieme a me c’erano i soccorritori di livello avanzato Alessandro Taddei (autista), Rachele Sammuri e Greta Marrucci. Ho iniziato il massaggio cardiaco mentre i miei colleghi attaccavano il defibrillatore. Già dopo le prime manovre l’uomo ha iniziato a riprendersi, poi con le scariche elettriche la situazione è migliorata. Aveva ripreso battito cardiaco e respiro, ma era ancora incosciente».

Qualcuno lo aveva soccorso fin da subito?

«Non lo so, forse i compagni di squadra. Noi siamo intervenuti con il nostro defibrillatore, quello di cui è dotata l’ambulanza. Sapevamo fin dalla prima chiamata al 112 che andavamo a soccorrere una persona in arresto cardiaco e quindi ci eravamo preparati a questa eventualità».

Infatti dopo è intervenuta l’ambulanza con il medico.

«Esatto. Sono arrivati molto velocemente anche loro, in pochi minuti. Noi eravamo già lì e quando il medico è giunto sul posto lo ha stabilizzato e portato in emodinamica. Non si è mai perso tempo prezioso».

Le era già successo, come volontario, di intervenire in situazioni così delicate?

«Certo, ma purtroppo è raro che un paziente si riprenda dopo un arresto cardiaco. Quando succede, come è capitato l’altra sera, per noi è una grandissima soddisfazione. Vuol dire che abbiamo lavorato bene, perché il nostro obiettivo è aiutare gli altri e salvare le vite. Speriamo ora di ricevere buone notizie dall’ospedale. Noi abbiamo fatto il massimo».

Questa storia ci insegna l’importanza del defibrillatore. Un apparecchio che dovrebbe essere installato ovunque, anche nei campi di calcetto, con persone in grado di utilizzarlo. La città, insomma, deve essere cardioprotetta.

«Sì, è uno strumento fondamentale e sull’ambulanza ne siamo ovviamente dotati. È chiaro che però rispetto al medico del 118 abbiamo degli strumenti limitati. La dottoressa, infatti, appena arrivata ha potuto somministrare dei farmaci e stabilizzarlo. È stato un intervento fondamentale come squadra, noi volontari e il sanitario giunto con la Misericordia di via Verdi. La mia squadra, a pochi minuti dal campo, ha iniziato con il massaggio cardiaco e le scariche. La dottoressa ha proseguito con la stabilizzazione. Il sistema ha funzionato».

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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