Livorno, investita dal monopattino. Viaggio nella giungla di corso Mazzini: «Decine in controsenso»
Fabio Aglietti è il titolare della edicola tabaccheria a poca distanza dal punto dell'incidente. «Andare alla rovescia è ormai una consuetudine; e la polizia municipale è totalmente assente»
LIVORNO. Sono le 8,15 e la signora, come sempre, accosta il proprio mezzo col quale arriva da Pontedera per servire i clienti che ha sulla piazza di Livorno. Giusto il tempo di scendere, entrare nel punto Ekom di Corso Mazzini che fa angolo con la via Cecconi, fare la consegna, tornare al proprio mezzo e raggiungere poi altre botteghe. Si trova all’inizio di via San Carlo, ma dopo aver compiuto qualche passo sul marciapiede, attraversando la sede stradale guardando alla sua destra cioè verso piazza Mazzini, viene investita proprio sulle strisce.
È accaduto ieri mattina e la collisione è stata provocata da un monopattino che sopraggiungeva controsenso a velocità, secondo alcune testimonianze raccolte successivamente, non troppo moderata. A condurre il veicolo a due ruote, una giovane donna di 35 anni con a bordo il figlio piccolo che stava accompagnando a una scuola lì vicina. L’impatto è stato abbastanza importante, tanto che il rumore si è percepito all’interno del negozio di alimentari. La scena era apparsa anche più grave di quello che fortunatamente si dimostrerà più tardi: tutti a terra. L’inerzia ha fatto volare la mamma e il bimbo di 4 o 5 metri e la pasticciera, che ha assorbito maggiormente l’energia dell’urto, è rimasta sul selciato in attesa dell’ambulanza Svs arrivata sul posto mezzora dopo perché nel frattempo la strada si era congestionata e il mezzo di soccorso non riusciva a raggiungere il luogo del sinistro. Trasportata all’ospedale con contusioni agli arti inferiori, è stata trattenuta per accertamenti.
Un punto pericoloso
Un episodio simile potrebbe accadere ogni giorno e ripetute volte. Si, perché in quella via, imboccata da piazza Attias, bici, scooter e monopattini, circolano contromano che è una bellezza. Passato il varco Ztl, dove c’è anche la telecamera che balzella sprovveduti e turisti, ci vuole concentrazione per attraversare. Ricordarsi, anche stando sulle “zebre”, che non basta guardare dal lato dove i mezzi è lecito attendersi che provengano. Potrebbe infatti arrivare qualcuno dalla parte che non t’aspetti. Se poi, per un pelo, si evita l’investimento, uno si spaventa e esclama qualcosa, non è difficile gli sia servita un’imprecazione becera, niente più che un biglietto di sola andata per il paese dove il sole non batte mai.
Il flusso dei “pirati”
Sono le 11 e nella zona si parla dell’accaduto, commentando che in fondo era tanto che l’episodio era ormai maturo e che solo il fato benevolo ha voluto non ci fossero conseguenze tragiche. La gente è arrabbiata e mentre parla, nemmeno a farlo apposta, i mezzi a due ruote (motore, pedali e a batteria) che percorrono Corso Mazzini al contrario del senso di marcia autorizzato dalla segnaletica, continuano a passare. Sette in venti minuti. Bazzecole, dicono, rispetto ai numeri che si registrano dalle 6 del mattino quando in tanti fanno quel tragitto per andare a lavorare abbreviando i tempi di percorrenza. È considerato insomma un vero orario di punta che dura fin dopo l’ingresso delle scuole. “Fa’vaini, faccio prima; e poi, de, un dò mia noia. ..”. Un mantra.
Testimonianze
Sabrina Mambrini, gestisce il punto Ekom che attendeva l’arrivo di pane e prodotti da forno che la donna investita stava consegnando. «La conducente del monopattino, andava a una bella velocità – dice -, ed ha preso in pieno la nostra fornitrice. Eravamo all’interno, ed abbiamo sentito una bòtta come se l’urto fosse stato invece fra una macchina e un motorino. Siamo usciti ed abbiamo visto tutti in terra. La signora investita urlava dolorante. Ma anche a quel bimbetto è andata bene. O se finiva su una macchina in sosta e picchiava la testa? Pure la madre ha ricevuto un brutto colpo e piangeva. Salvo, sentendosi rimproverare da me e non solo, reagire un po’male e chiedendomi se lavorassi per i vigili. Poi, ha capito evidentemente di essere nel torto e si è molto preoccupata di verificare che la persona ancora sdraiata si stesse riprendendo. Chiedendo notizie anche ai soccorritori». La chiosa è preoccupante, quando descrive il quotidiano. « Tiro su la serranda alle 6, 30 e se non si sta attenti quella è già un’ora pericolosa. Operai, extracomunitari, e dopo, anche mamme coi figlioli. Un via vai, insomma. Non rallentano nemmeno...». Greta Soldaini, anche lei impiegata nel negozio. «È zona questa dove risiedono tanti anziani e i rischi si moltiplicano».
Fabio Aglietti è il titolare della edicola tabaccheria a poca distanza dall’accaduto. «Percorrere Corso Mazzini alla rovescia è ormai una consuetudine; e la polizia municipale è totalmente assente. Impossibile non sappiano cosa succede. Vorrei sperare che dopo questo accadimento, comincino i controlli. Ma non per qualche giorno e basta mostrando i muscoli, e poi tutto come prima. Ci devono venire fissi. Prima o poi ci scappa il morto, è sicuro. Solo chi vede si può rendere conto. La mattina è un delirio, ma anche nel pomeriggio, e poi a sera, non si scherza». Un signore si ferma e commenta. «Farebbero i soliti soldi facendo le multe per queste infrazioni che non per una sosta in zona controllata. Almeno ci sarebbe prevenzione sugli incidenti possibili causati dall’indisciplina».
Chiude la signora Selma Mannoni che abita in via San Carlo. «Servono cento occhi. Nella mia strada c’è un marciapiede disastrato e rischio di cascare; vengo in Corso Mazzini a fare un po’di spesa e rischio di essere investita. Non c’è da stare allegri».
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