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Falsi certificati medici a 50 euro, lo choc delle colleghe ignare: «Siamo sconvolte»

di Federico Lazzotti
Falsi certificati medici a 50 euro, lo choc delle colleghe ignare: «Siamo sconvolte»

Livorno, viaggio negli ambulatori di piazza Micheli dopo il blitz della polizia

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LIVORNO. L’orario d’ambulatorio – a leggere il cartello esposto fuori – è finito da un paio d’ore. Infatti la porta d’ingresso dell’appartamento al primo piano di piazza Micheli numero 9, nel triangolo delle autorità marittime, è chiusa. Attaccati all’ingresso una serie di fogli con tutte le informazioni per usufruire del servizio: orari di apertura, numeri di telefono e mail da contattare. Addirittura anche tutte le indicazioni da seguire durante la pandemia.

Ma basta bussare. E dall’altra parte si sente il rumore del chiavistello che viene tolto. Dietro ecco comparire una signora mora sulla quarantina, poco dopo ecco una collega spuntare alle sue spalle, bionda e un po’ più alta della prima.

Si presentano come le uniche due infermiere non indagate nella maxi inchiesta della polizia per corruzione e truffa ai danni dello Stato che sarebbe stata scoperta all’interno dell’ambulatorio «riservato ai naviganti».

Medico dei marittimi

Sono le due donne a raccontare che da queste scale buie, ogni anno passano centinaia, forse migliaia, di marittimi: vengono qui per effettuare le visite mediche e avere i certificati in caso di malattia. «Girando per il mondo – spiegano – è come essere il medico di famiglia di tutti i marinai che lavorano sulle navi battenti bandiera italiana». Difficile, per questo, fare una stima del giro d’affari, ma basta parlare con chi ha l’ufficio in questo stesso palazzo per sapere che qui «tutti i giorni c’è la fila che arriva in fondo alle scale».

Secondo la squadra mobile, invece, proprio in questi ambulatori affacciati sul porto, con vista sulla statua dei Quattro Mori, sarebbe stato costruito – almeno a partire dall’estate scorsa – un sistema criminale diviso in due tronconi autonomi e indipendenti l’uno dall’altro: da un lato «le mazzette da cinquanta e cento euro» allungate dagli stessi marittimi a un medico e un infermiere per firmare – secondo l’accusa – certificati di malattia non veritieri, e dall’altro un sistema attraverso il quale – sempre secondo gli investigatori – il personale avrebbe truffato lo Stato modificando manualmente il foglio delle presenze al lavoro, oppure passando il cartellino anche per i colleghi che non erano presenti, facendoli in questo modo risultare al lavoro.

Dozzina di colleghi

«Noi siamo sconvolte – raccontano le due donne tenendo la porta socchiusa – come può capire si parla di persone che lavorano con noi fianco a fianco ogni giorno da anni».

Ecco perché di voglia di parlare ce n’è pochissima e le risposte sono per lo più monosillabi. «Siamo a disagio», ripetono. Alle loro spalle si intravedono gli ambulatori dove vengono effettuate le visite.

«Qui – vanno avanti – lavorano una dozzina di persone, come infermieri siamo in cinque».

Tre di questi, a cominciare dal coordinatore, Pierluigi Fornaro, sono i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dalla giudice Tiziana Pasquali. A chiedere l’interdizione dai pubblici uffici per i principali indagati è stata la pubblico ministero Alessandra Fera.

Filmati e intercettazioni

Nel fascicolo, aperto alla fine della scorsa estate, sono finiti anche filmati e intercettazioni. «Trovare la polizia nell’ambulatorio – proseguono le infermiere – è stato uno choc».

Eppure per mesi gli agenti della squadra mobile, in qualche modo sono stati dentro agli ambulatori medici di piazza Micheli insieme a chi ci lavorava e chi usufruiva dei servizi.

Infatti ieri mattina quando i poliziotti sono entrati con in mano gli atti per effettuare le perquisizioni sapevano dove andare e cosa cercare. «Sono stati qui per qualche ora», confermano.

Ma l’attività del Servizio Assistenza Sanitaria Naviganti, così si chiama l’ambulatorio collegato direttamente al ministero della Salute, ha comunque continuato a lavorare. E lo farà anche nei prossimi giorni, nonostante le tre assenze dovute all’interdizione dai pubblici uffici decisa dalla giudice. «Guardi, non abbiamo altro da aggiungere, è una situazione complicata».

Lo dicono anche gli atti in mano agli investigatori. La porta dell’ambulatorio si chiude. Si riaprirà questa mattina alle 8,30. Ma nulla – comunque vada a finire – sarà più come prima.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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