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Lutto

Addio Alberto Fremura, matita controvento che viveva nella Torre di Calafuria: «Da qui il mondo resta fuori»

di Federico Lazzotti
Addio Alberto Fremura, matita controvento che viveva nella Torre di Calafuria: «Da qui il mondo resta fuori»

È scomparso a 87 anni uno dei più grandi illustratori italiani. Le sue vignette dissacranti nate a Livorno. Aveva fondato il "Sodalizio Muschiato", gruppo di fuoriclasse della battuta con Marc e Federico Maria Sardelli, e il compianto Giorgio Marchetti

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LVIORNO. Per arrivare alla sua arte, al suo pensiero controvento che profumava di sigaro toscano, salmastro e satira, era necessario arrampicarsi in territori sconosciuti. Poco importava se erano quelli del doppio senso, dei giochi di parole o della geografia, visto che il suo studio è stato per quasi 40 anni la Torre di Calafuria, maniero del 1500 sulla strada del Romito, tra Livorno e il mare. Poi, quando pensavi di essere giunto a destinazione, in un baleno ecco che ti arrivava una pernacchia, un sussulto, una striscia, capace di mettere in mutande le tue certezze. «Io so dove vado, voi lo sapete dove dovete andare?». E giù una risata sorniona.

Perché Alberto Fremura, pittore, uomo di spirito, intellettuale irriverente dalla battuta sempre pronta, scomparso ieri a 87 anni, è stato capace di fare della sua vita il romanzo che ha più amato: pittore, illustratore, acquerellista e litografista, è diventato negli anni disegnatore umorista molto apprezzato, collaborando soprattutto con testate satiriche o di giornalismo politico, tra cui "Il travaso" (dove esordisce nel 1957) e "Il Borghese" diretto da Leo Longanesi, ma anche dei quotidiani, tra i quali "Il Tirreno". E con "Il Giornale" di Indro Montanelli, dove ha commentato con le sue vignette i casi di politica, di costume e di cronaca nera più eclatanti degli anni ’70 e ’80.

La sua firma è comparsa anche in riviste come la britannica "Punch", dove appariva come uno dei "world’s major cartoonist", la statunitense "New Yorker", l’italiana "Linus", la francese "Paris Match". Ha ricevuto importanti riconoscimenti: la Palma d’oro del Salone internazionale dell’umorismo di Bordighera (1962), il Premio satira politica (Forte dei Marmi, 1989) e il Premio Giorgio Cavallo.La sua vita, insomma, l’ha disegnata bene, capitolo dopo capitolo, tavola dopo tavola, con quella matita che teneva sempre in tasca. Pronta per uno schizzo, una presa in giro, una riflessione. Magari con quegli scavezzacollo del "Sodalizio Muschiato", il gruppo di fuoriclasse della battuta che aveva fondato una trentina di anni fa con Marc e Federico Maria Sardelli, e il compianto Giorgio Marchetti, alias Ettore Borzacchini scomparso nel 2014. «Per i 29 anni (del gruppo) - scrive il direttore d’orchestra per salutare l’amico - abbiamo scherzato sulla sua morte e resurrezione, e anche ora continueremo a farlo, perché la sua gioia continui a essere contagiosa». Eppure per farsi raccontare la sua storia di autodidatta dell’arte, fino al 2013, bastava bussare alla Torre di Calafuria. Da una finestrella il «maestro del sorriso» calava una corda a cui era legato un cestino con dentro la chiave per entrare.

Dentro tra sculture inquietanti, colori e un panorama mozzafiato, Fremura ti conduceva nei segreti della sua vita di artista. «Quando mi chiudo questa porta dietro le spalle - diceva - in realtà chiudo fuori il mondo e tutte le cose che non mi piacciono di questo nuovo Medioevo che stiamo vivendo. E non ho mai paura, neanche nel cuore della notte, da solo, senza luce. Mi sento protetto, sento che questa torre mi è amica, è una parte di me». Ecco perché adesso chi gli vuole bene lo immagina sopra la Torre, sdraiato in mezzo alle nuvole, con il sigaro in bocca. Come in una delle sue vignette. Pensando alla prossima battuta da disegnare.

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