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Confindustria Costa e Firenze verso la fusione: ecco perché

Confindustria Costa e Firenze verso la fusione: ecco perché

Il percorso concluderà entro l’anno. Non è ancora nota la futura guida

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LIVORNO. All’inizio, quando ancora era un’idea, un sogno, si dicevano «facciamo una grande T». Si trattava di unire tre province che non si toccheranno mai geograficamente ma che dal punto di vista dell’industria manifatturiera e delle piattaforme logistiche poteva trovare il legame nelle direttrici di traffico delle merci. E adesso quell’idea sta per diventare realtà. Confindustria Livorno Massa-Carrara si fonderà con quella di Firenze. Domani il presidente della confederazione della costa, Piero Neri, illustrerà il piano di fusione a un congresso privato.
Il piano di fusione
Un piano che dovrebbe concludersi entro la fine dell’anno per rendere operativa la nuova organizzazione a partire dall’anno nuovo. Chi guiderà la nuova Confindustria ancora non è noto. «L’affiatamento è ottimo. La soluzione per trovare un guida sarà condivisa», fa sapere il direttore di costa Umberto Paoletti. Dal punto di vista operativo, sul territorio rimarranno degli uffici che diventeranno “delegazioni” e i servizi non verranno depotenziati «ma potenziati» perché sarà «la sommatoria dei specialisti d’area - dice Paoletti -. Specialmente per quanto riguarda le tecnologie. Sono quelle su cui si gioca la sfida del futuro».
La nascita
Ma dove nasce questa fusione? Frutto anche della buona amicizia fra i due presidenti, Piero Neri e Maurizio Bigazzi (Firenze), è germogliata durante il periodo Covid. «L’obiettivo del nostro mandato come Confindustria Livorno Massa Carrara - spiega il direttore -è quella della reindustrializzazione della costa toscana. Questo perché alla fine, nonostante i dati non siano eccellenti, la concentrazione di industrie sul territorio è consistente. Allo stesso tempo abbiamo individuato altri obiettivi. Anzitutto il potenziamento delle infrastrutture di collegamento, quindi aerei, ferrovie, strade. In questo ragionamento delle infrastrutture è rientrato anche quello delle bonifiche dei siti industriali dismessi. Il nostro obiettivo è quello di non metterci due ore dalla costa a Firenze. E anche a Firenze interessa».
La fusione
L’idea della fusione nasce quindi da qui. «Nacque l’idea in modo forse innovativo. Dicevamo: costruiamo una grande T perpendicolare tra la costa e Firenze. Poi venne fuori che tra noi e loro abbiamo il più alto numero di multinazionali della Toscana». Non solo. «Da dieci anni proponiamo il rilancio del chimico farmaceutico e Firenze ha aziende farmaceutiche interessate». Due zone che prima si facevano la guerra adesso trovano un obiettivo comune sulla base delle proprie caratteristiche interne. Certo, anche la politica ha fatto il suo. Prima il sindaco di Firenze Dario Nardella, poi il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani hanno invocato la sinergia tra la costa e l’entroterra. «Sarà un vantaggio per tutta la Toscana, per non dire di tutta Italia».
Il porto
La Confindustria della costa toscana porta in dote tutti e tre i porti della nostra regione. Fanno capo a due Autorità di Sistema Portuale differenti e hanno un gran ventaglio di tipologie e una forte potenzialità di sviluppo (sia Marina di Carrara che Piombino). In Confindustria lo negherebbero a tutte le latitudini ma, oltre all’importante sinergia sui servizi interni, c’è anche una questione sul peso specifico delle differenti componenti territoriali: è quel che accade all’interno di qualsiasi organizzazione. Non è un segreto che l’aggregazione fra Lucca, Pistoia e Prato ambisca a puntare in alto: si è strutturata come realtà omogenea (con l’etichetta di “Confindustria Toscana Nord”). Ma l’alleanza fra la costa e Firenze ha una gran potenza di fuoco nei numeri, si pensi anche solo al coordinamento delle multinazionali che comprende 56 gruppi e 9mila addetti fra Livorno e Massa, una settantina con quasi 20mila lavoratori nel polo fiorentino. È però soprattutto nell’alleanza manifattura-logistica l’ossatura.
Il caso Pisa
In tutto questo rimane fuori, almeno per il momento, la Confindustria di Pisa che porta con sé la manifattura (soprattutto farmaceutica e nautica), la logistica (aeroporto) ma anche i “cervelli” dell’università, compresi i centri di ricerca dell’ateneo statale così come del Sant’Anna e della Normale. 

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