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Il basket piange Claudio Aprea, forgiatore di campioni

Andrea Masini
Una foto d'epoca di Claudio Aprea
Una foto d'epoca di Claudio Aprea

Livorno: ha plasmato i più grandi, da Fantozzi a Dell’Agnello fino a Bulleri. Ma il suo orgoglio era la nipote Sara Franceschi, olimpionica del nuoto

18 febbraio 2023
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LIVORNO. Pensi a Claudio Aprea e la prima cosa che ti viene in mente è un pallone da basket. Perché il cognome Aprea, la famiglia Aprea, salta fuori in numerose decadi di quel vangelo cestistico che ha reso la nostra città, negli anni ‘70/’80, una delle capitali della pallacanestro italiana.

Claudio Aprea è stato in primis un giocatore, poi un eccezionale allenatore e dirigente. Padre di tre meravigliosi figli, ovviamente (quasi) tutti giocatori di basket (Claudia, Francesca e Marco, quest’ultimo ammirato da giovanissimo anche in maglia Rapident).

Claudio Aprea se ne è andato venerdì notte, nel suo letto, all’età di 85 anni. In silenzio. Al termine di una lunga malattia. Coccolato fino alla fine dalla moglie Fiorella, dai figli e dai nipoti. Già, i nipoti: Luca, Chiara, Tommaso, Virginia, Leonardo e Sara. Il suo vanto. I suoi gioielli. Tra loro c’è anche Sara Franceschi, stella del nuoto livornese e della nazionale che a dicembre, in occasione della medaglia d’argento vinta ai Mondiali di Melbourne nei 400 misti, in mondovisione aveva voluto dedicare quel pazzesco traguardo a suo nonno. Il suo primo tifoso. Sempre incollato alla tv. Fiero di essersi goduto una nipote per due volte alle Olimpiadi, Rio de Janeiro 2016 e Tokyo 2020.

Una vita spesa nello sport e per lo sport, quella di Aprea, a cominciare dal basket: istruttore assieme a Cacco Benvenuti e Roberto Vadacca, ha plasmato generazioni di campioni da Alessandro Fantozzi a Roberto Creati, Sandro Dell’Agnello, Nicola Bonsignori e Riccardo Tedeschi, e ancora Walter De Raffaele, il compianto Gianluca Mantovani fino al cecinese Massimo Bulleri, in attesa di sedersi in panchina in qualità di assistente di Giancarlo Primo, Claudio Vandoni e Bruno Boeri, negli anni d’oro della nostra palla a spicchi.

Una volta in pensione dopo una carriera da ispettore della Fiat, la mattina nessuno lo schiodava invece da un campo di tennis allo Junior Club. Chi aveva bisogno di lui poteva esser certo di trovarlo nel bel mezzo di un singolo o di un doppio sui campi in terra rossa di via dei Pensieri.

Ma l’amore per i canestri era troppo forte. Una vera e propria calamita. Quindi dopo il tennis, nei primi anni 2000 Claudio aveva rimesso piede sul parquet accettando l’incarico della Fip Toscana di responsabile delle rappresentative provinciali e regionali. Una selezione dietro l’altra. Oltre 10 anni di competenza al servizio di tantissimi giovani talenti.

Per scelta, mai coach Aprea - presidente provinciale del Cna, il Comitato Nazionale Allenatori - aveva voluto guidare una squadra senior. Preferiva lavorare con i ragazzi. Tant’è che alla guida dell’annata ’62 della Pallacanestro Livorno (trascinata da Roberto Patrizi) conquistò l’accesso alle finali nazionali, facendosi spazio tra le migliori squadre d’Italia.

Nel 2017 una delle battaglie più dure, un’improvvisa meningite che lo costrinse a ben 8 giorni di coma. Partita vinta, alla sua maniera. Con tenacia, forza e un sorriso coinvolgente.

Nella giornata di ieri sono stati tantissimi i messaggi di cordoglio sulle pagine social di tutte le società di basket cittadine: dalla sua Pielle alla Libertas, passando per la Pallacanestro Don Bosco e il comitato regionale toscano: «Claudio Aprea era un gentiluomo del basket», dice Massimo Faraoni, dirigente di lungo corso, oggi segretario generale della Lega Nazionale Pallacanestro e presidente della Fip Toscana. «Una persona dai valori e dalle doti umane incredibili, merce rara nella pallacanestro moderna».

Fabrizio Masini, ex gm della Pallacanestro Livorno ne ricorda il «carattere anglosassone. In un mondo che va a mille all’ora, lui non perdeva mai la serenità e la tranquillità nell’esprimere le proprie opinioni».

Giocoforza anche il nuoto era entrato a far del suo radar di super sportivo, attraverso il genero Stefano Franceschi - tecnico federale dell’Italnuoto - e soprattutto della nipote Sara. Un legame forte, fatto di amore e di emozioni. E alle volte pure di suggerimenti e consigli. L’estremo saluto si svolgerà domani mattina, alle ore 11, presso la cappella del cimitero della Misericordia. Una cosa è certa: giovedì l’Italbasket giocherà anche per lui.
 

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