Il Tirreno

Livorno

Lo stupro di gruppo

Caso Lucarelli-Apolloni, revocati i domiciliari. E ora la Procura cambia l’accusa

di Federico Lazzotti
Caso Lucarelli-Apolloni, revocati i domiciliari. E ora la Procura cambia l’accusa

Il Riesame ha disposto per i due giocatori del Livorno l’obbligo di dimora dalle 20 alle 8. Arrestati lo scorso 20 gennaio all’alba, adesso si aspetta la chiusura delle indagini

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LIVORNO. Sono le 17 quando il telefono di Mattia Lucarelli suona. È la questura di Livorno che invita il giocatore amaranto a presentarsi in ufficio per ritirare la decisione del tribunale del Riesame e che vale anche per il compagno di squadra Federico Apolloni. Sull’atto poche parole per spiegare che «gli arresti domiciliari sono revocati» e che i giudici hanno disposto per entrambi gli indagati «l’obbligo di dimora a Livorno nelle ore notturne» e più precisamente «tra le 20 di sera e le otto del mattino».

Questo significa che entrambi, indagati con l’accusa di stupro di gruppo, avvenuta la notte del 27 marzo scorso in un appartamento nei dintorni di piazzale Libia, a Milano, potranno – come spiega il loro avvocato «uscire di casa e tornare ad allenarsi».

La decisione è arrivata a poche ore di distanza dalla seconda udienza davanti ai giudice del Riesame ai quali l’avvocato Leonardo Cammarata si era rivolto dopo il no del giudice per le indagini preliminari a una misura meno afflittiva nei confronti dei suoi clienti. «Siamo soddisfatti – prosegue l’avvocato – si tratta di un primo passo, ma la partita ancora lunga. Le indagini della procura vanno avanti e aspettiamo che venga formalizzato un capo d’imputazione preciso dal quale poterci difendere. Per noi adesso l’importante era uscire da questi arresti domiciliari. Prossimi passi? Stiamo ancora facendo verifiche nostre, poi vederemo cosa farà la pubblico ministero».

Il capo d’imputazione

Proprio la decisione della procura su cosa contestare ai cinque ragazzi – sono indagati anche i tre amici che al momento della presunta violenza sessuale erano chiusi in un’altra stanza – sarà dirimente nel proseguo dell’inchiesta e nell’eventuale processo.

Ieri nelle repliche davanti ai giudici del Riesame le due magistrate titolari del fascicolo si sono lasciate scappare un indizio sulla possibile contestazione finale. Durante un passaggio, infatti, hanno spiegato come «non ci sia stata costrizione nei confronti della studentessa americana bensì induzione».

Una mutazione che se venisse confermata cambierebbe e di molto l’ipotesi accusatoria. Nell’ordinanza di custodia cautelare – come conferma l’avvocato – «si parla di costrizione, mentre durante l’udienza si è passati al secondo comma, l’induzione appunto, un meccanismo per intenderci che viene configurato quando si parla di sette». Più semplicemente – sarebbe la traduzione – la ragazza avrebbe dato il consenso solo perché in uno stato di capacità inferiore del quale i ragazzi si sarebbero approfittati.

Il contesto

Al di là dell’individuazione giuridica del reato, che certo non è secondaria, molti sono gli aspetti della vicenda che hanno colpito. A cominciare da alcuni passaggi linguistici – trascritti poi nell’ordinanza – in cui il gruppo di amici rivolge alla ragazza frasi difficilmente ripetibili. C’è poi la questione dell’ubriachezza o meno della studentessa. «Non era in grado di reggersi in piedi», sostengono gli inquirenti. «Stava bene e il suo comportamento ne è la dimostrazione», replica la difesa. In particolare nel passaggio in cui – descrivendo uno dei cinque video finiti agli atti – la giudice ricostruisce quello che accade nel salotto di casa Lucarelli mentre la studentessa è sul divano con Apolloni. «Si vede poi Meini (Gabriele detto “Bebe” ndr) – si legge nel documento – dirigersi verso la telecamera che sta riprendendo e passando alle spalle della ragazza le palpeggia le parti intime». La reazione della ragazza – come fa notare il legale – è repentina: «Si scaglia contro Meini manifestando il suo dissenso», si legge. Dunque – per la difesa – non si tratta di una ragazza ubriaca di cui si potrebbe – commettendo un reato – approfittare, «bensì di un soggetto che è pienamente cosciente della situazione e sceglie Apolloni per avere un rapporto sessuale chiudendo gli altri ragazzi una stanza diversa per poi chiamare Lucarelli».

I messaggi

Ci sono poi i messaggi che la presunta vittima manda all’amica tra le 6, 11 e le 6, 27 del 27 marzo. «Home...». «You? ». «You Home?». Alle 6, 13 l’amica risponde con una serie di messaggi. Secondo la difesa l’unico che interessa a livello investigativo è l’ultimo. Che in realtà al suo interno pone due domande: «Dimmi di te, sei arrivata sana a e salva a casa?» . Un quarto d’ora più tardi la studentessa risponde: «Yah, I’m good».
 

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