Il Tirreno

Livorno

Il delitto di Portoferraio

Omicidio all'Elba, il ventiquattrenne resta in carcere: «Parole del testimone contraddittorie»

Stefano Taglione
A sinistra la vittima, Angelo Carugato, a destra il giovane in carcere con l'accusa di omicidio, Mounir Ghallab
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A sinistra la vittima, Angelo Carugato, a destra il giovane in carcere con l'accusa di omicidio, Mounir Ghallab

Livorno, convalidato l'arresto di Mounir Ghallab: dubbi della difesa sul racconto dell'amico ventitreenne. La richiesta di aiuto alle 2.15 e i carabinieri che fuori dallo scantinato non trovano nessuno: ecco i punti chiave

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LIVORNO. La testimonianza contraddittoria e una richiesta di aiuto che si è poi rivelata diversa dalla realtà. Sarebbero quelle, a giudizio della difesa, rese agli inquirenti dal ventitreenne portoferraiese che avrebbe trascorso serata e nottata in compagnia di del cinquantatreenne milanese Angelo Carugati e del ventiquattrenne Mounir Ghallab, rispettivamente l’uomo ucciso a bastonate nella notte fra mercoledì primo e giovedì 2 febbraio in uno scantinato comunale di Portoferraio, all’isola d’Elba, e il giovane di origine marocchina accusato del suo delitto, ora nel carcere livornese delle Sughere. Ieri mattina, in tribunale, si è infatti tenuta l’udienza di convalida dell’arresto, avvenuto in flagranza di reato da parte dei carabinieri su disposizione del pm Niccolò Volpe e convalidato dalla giudice per le indagini preliminari Tiziana Pasquali, come richiesto dal sostituto procuratore. Secondo il tribunale, infatti, la misura cautelare è necessaria per il pericolo di fuga dell’indagato (che si è avvalso della facoltà di non rispondere).

Presunte incongruenze

Ci sarebbero varie incongruenze nelle parole rese ai militari dell’Arma dal testimone chiave dell’omicidio, un ex alunno dell’alberghiero di Portoferraio. Il giovane, coetaneo e amico di Ghallab, avrebbe cenato insieme a lui e a Carugati, poi i tre sarebbero rimasti a dormire insieme nello scantinato comunale accanto al tunnel storico di Porta a Terra. Carugati e Ghallab nello stesso letto, l’amico sul divano. Stando al racconto di quest’ultimo, infatti, i due avrebbero iniziato a litigare poco dopo le 2, dopo che il cinquantatreenne avrebbe chiesto al ventiquattrenne di andare via dall’improvvisato dormitorio, con il delitto che si sarebbe consumato attorno alle 2.30. Secondo quanto riscontrato dai carabinieri, infatti, il cinquantatreenne sarebbe stato preso a bastonate in testa, colpito anche con una valigia e una pentola di metallo. Gli oggetti sarebbero stati trovati tutti insanguinati, con il bastone nascosto fra la rete del letto e il materasso.

La richiesta di aiuto

Perché – sono stati gli interrogativi posti dalla difesa di Ghallab, rappresentata dall’avvocato Nicola Giribaldi – alle 2.15 di giovedì notte l’amico che era con loro sarebbe andato al commissariato della polizia di Stato, in viale Manzoni, chiedendo aiuto per una persona riversa a terra e poi, poco dopo, quando i carabinieri sono giunti sul posto non si sarebbe fatto trovare? E perché, attorno alle 3.30, ci è tornato sostanzialmente ripetendo le stesse parole? Una richiesta di aiuto, secondo l’evolversi dei fatti, ben diversa dalla realtà visto che poi i militari dell’Arma, insieme ai volontari del Santissimo Sacramento di Portoferraio, hanno trovato Carugati morto in un lago di sangue. Il testimone, sempre secondo quanto ricostruito, non aveva con sé il cellulare, motivo per il quale non ha chiamato il 112 ed è andato nel presidio delle forze dell’ordine più vicino al tunnel di Porta a Terra, quella della polizia di Stato che si trova vicino alla spiaggia delle Ghiaie.

Gli accertamenti

Proseguono a tutto campo, nel frattempo, gli accertamenti della procura. Nei prossimi giorni verrà svolta l’autopsia sulla vittima, mentre sul bastone, la valigia e la pentola si attende l’esito dei test del Dna, già svolti sulla persona indagata. Al momento dell’arresto i carabinieri hanno trovato addosso a Ghallab l’orologio di Carugati e in casa il suo cellulare.

 

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