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Il pasticcio dei cartelli mancanti sulla Terrazza Mascagni. Così gli agenti non possono fare le multe ai furbetti della scacchiera
Livorno, un anno fa l’amministrazione ha annunciato la linea dura contro biciclette e pattini ma niente è stato fatto in termini di comunciazione
LIVORNO. Era il 26 ottobre del 2021, un martedì come tanti. Ma con quel sole che scalda e incoraggia i livornesi ad affollare la Terrazza Mascagni. Non solo pedoni, unica categoria di persone ammesse al calpestìo di questa area pubblica. C’erano anche quelli che scambiano la scacchiera a mare più famosa d’Italia per il “pedalaggio” in sella alla propria bici. La Municipale intervenne, dopo aver fatto opera di informazione il giorno precedente, elevando così 14 sanzioni per aver infranto il regolamento comunale vigente sin dagli inizi degli anni ’80. Totale da pagare, 50 euro. Sembrava aver proceduto in direzione di una inversione di marcia; conseguenza dell’esposto di un privato cittadino, il segnale chiaro che non si sarebbe più tollerato quel “de, fa ’vaini, sennò la sciupo...” che a volte caratterizza la filosofia labronica. Il sindaco stesso lo disse. «Nell’esposto, la persona che l’ha presentato, ricorda che le biciclette non possono circolare su quella superficie e rappresentano un pericolo per chi procede a piedi, unico modo corretto per frequentare la Terrazza. Le norme vanno rispettate così come il regolamento comunale. Per questo, abbiamo anche messo cartelli nuovi al posto di quelli ormai vecchi e non più ben leggibili». Tutto giusto. Ma l’approfondimento di questi ultimi giorni, ci fa capire che servirebbe forse un’altra denuncia e che probabilmente, ancora prima che ci tornino gli agenti della Municipale armati di penna e blocchetto, c’è un problema che riguarda proprio i cartelli. Non in numero sufficiente per dare garanzia di informazione al cittadino riguardo le modalità di accesso al belvedere.
I cartelli
Uguali a quello in foto, ce ne sono in totale tre: da sud, sullo scivolo per andare alla Terrazza, un altro, provenendo dall’accesso carrabile centrale e, infine, uno lato acquario. Per una corretta copertura di tutta l’area ( i punti di accesso sono pure altrove), mancano sulle rampe in mezzo. Solo così, una persona che trasgredisse non avrebbe scuse e non potrebbe certo dire “non lo sapevo, non ho letto, ma il cartello da dove sono entrato non c’è”. Un modo che eliminerebbe ogni forma di eventuale contestazione e di antipatiche discussioni con uomini e donne in divisa. Le segnalazioni che sono arrivate al nostro giornale possono passare così direttamente all’ufficio di mobilità urbana, sezione preposta e che può correggere, se lo riterrà opportuno, il tiro.
Le multe
È importante che non si lesini sulla segnaletica, anche perché se è vero che non risultano esserci stati ricorsi per quelle sanzioni elevate e alle quali si è fatto riferimento, è anche vero che molto probabilmente se chi è stato multato si fosse rivolto a un giudice di pace o al Prefetto, avrebbe risparmiato quei 50 euro. Proprio perchè non c’è presidio su tutti i possibili punti di ingresso, prestando il fianco ad una contestazione.
Una pista
L’altro ieri, la verifica sul posto. Aggiungiamo che non manca il cartello turistico “Bedrock della Terrazza” spostato verso il lato Pancaldi e, praticamente di fronte a via Forte dei Cavalleggeri, quello importante della Protezione Civile che informa del punto di attesa sicura.
Ragazzini col monopattino, e anche coppie di adulti (come in foto)che in fila indiana procedono come se fossero su una pista ciclabile. Sempre su due ruote, c’è chi arriva dalla parte opposta, l’Acquario. Fermandosi in contemplazione delle onde e fissando il faro. Riprendendo la gitarella come nulla fosse dopo alcuni minuti. Proveniente dalla medesima direzione, un altro uomo. Sulla quarantina. Andatura caracollante. Ricorda Ninetto Davoli panettiere in una pubblicità della Saiwa del 1972. Non c’è nessuno in quel momento, niente rischio di investimento per qualche distratta persona che passeggia. Ma resta il fatto che si va in barba a un divieto da rispettare.
Si continua, ed ecco un bimbetto che gioca col suo pallone di gomma, facendo “muretto” colpendo la balaustra di colonnine in cemento dando le spalle all’azzurro del mare, mentre la mamma, seduta, chiacchiera con un’altra signora. Buon destro, e anche il sinistro non è male. Starebbe bene in una scuola calcio.
Si scorge anche un adolescente con lo skate. Arriva reggendolo in mano lungo un fianco, poi si siede su una panchina e armeggia col cellulare. Pare aver smarrito la voglia che l’ha mosso fin lì. O forse, aspetta compagnia. Fatto è che, trascorsi venti minuti, quando la ricognizione termina, lui quelle ruote non le ha ancora messe a terra. Avremmo potuto testimoniare la sua innocenza. A dare spettacolo tuttavia c’è un tizio con i suoi pattini in linea. Ha piazzato in fila dei coni colorati e che gli servono per testare la sua abilità nel muoversi sullo stretto. Ha uno zaino e una bottiglietta d’acqua posati sulla spalletta, mentre fa pure evoluzioni come se facesse pattinaggio artistico su ghiaccio. Alzando la gamba e contemporaneamente, le braccia. Poi, gli scatti. Come fosse una gara di velocità contro avversari che però, non ci sono. Passando, in qualche circostanza, rasente a chi cammina per i fatti suoi. E se gli fosse capitato davanti e all’improvviso un bimbo piccino appena sfuggito all’attenzione della mamma?
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